Cassazione Civile, Ordinanza n. 00846/2025 del 13/01/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente (amministrazione finanziaria)
La controversia
La controversia trae origine da un atto di irrogazione sanzioni emesso nei confronti della società importatrice, ritenuta spedizioniere/coobbligato in solido con la società titolare del marchio in relazione a operazioni di importazione effettuate tra luglio e dicembre 2011. I giudici di merito avevano escluso che le royalties pagate per l'uso del marchio dovessero essere incluse nel valore in dogana delle merci importate, ritenendo che dalle clausole contrattuali e dal codice di condotta emergesse soltanto una tutela qualitativa del marchio, senza un effettivo potere di controllo, diretto o indiretto, della licenziante sul produttore tale da integrare la "condizione di vendita" richiesta dalla normativa doganale. L'Agenzia ha proposto ricorso per cassazione con un unico motivo, denunciando violazione e falsa applicazione degli artt. 1362 ss. c.c., delle norme del codice doganale comunitario e del regolamento di attuazione, nonché dell'art. 115 c.p.c., sostenendo che la CTR aveva erroneamente interpretato le clausole del contratto di licenza, del contratto di vendita e del codice di condotta, trascurando che esse integravano un sistema di controllo della licenziante sui produttori e sui subappaltatori, idoneo a dimostrare che il pagamento delle royalties era condizione della vendita e quindi doveva concorrere alla determinazione del valore doganale.
La decisione
La Corte ha rigettato le istanze preliminari di trattazione in pubblica udienza e di riunione, ha ritenuto ammissibile il motivo di ricorso e lo ha accolto nel merito. Ha affermato che, ai fini del valore in dogana, occorre verificare se il pagamento dei diritti di licenza sia imposto come condizione della vendita anche implicitamente, sulla base dell'assetto complessivo dei rapporti contrattuali; ha inoltre chiarito che il concetto di controllo della licenziante va inteso in senso ampio, comprensivo anche di un potere di orientamento di fatto, e che il mero controllo di qualità non è di per sé sufficiente, ma può essere rilevante se inserito in un insieme di clausole che incidono sull'attività produttiva e distributiva. La CTR, secondo la Corte, aveva erroneamente isolato le singole pattuizioni e non aveva svolto una corretta verifica della sussunzione dei fatti nella fattispecie doganale astratta, incorrendo in vizio di sussunzione. L'ordinanza non riporta nel testo fornito il dispositivo finale completo, ma dalla parte motiva emerge che il ricorso dell'Agenzia è stato accolto.
Norme richiamate
art. 360, primo comma, n. 3, c.p.c.
È richiamato per denunciare la falsa applicazione di norme di diritto, quale vizio di sussunzione, distinto dall'erronea ricognizione del fatto.
art. 360, primo comma, n. 4, c.p.c.
È richiamato per la dedotta violazione dell'art. 115 c.p.c.
art. 115 c.p.c.
È evocato come norma sull'utilizzo delle prove, ma la censura viene sostanzialmente ricondotta alla corretta sussunzione giuridica dei fatti.
artt. 1362 e ss. c.c.
Sono richiamati in relazione ai canoni di interpretazione del contratto; la Corte ribadisce che la qualificazione giuridica del rapporto consente il controllo di legittimità sulla corretta sussunzione della volontà contrattuale nello schema normativo.
Regolamento (CEE) n. 2913/1992, art. 29
Stabilisce che il valore in dogana è, di regola, il valore di transazione, ossia il prezzo effettivamente pagato o da pagare, salvo rettifiche.
Regolamento (CEE) n. 2913/1992, art. 32
Prevede l'inclusione nel valore in dogana dei corrispettivi e diritti di licenza relativi alle merci, quando il compratore è tenuto a pagarli, direttamente o indirettamente, come condizione della vendita.
Regolamento (CEE) n. 2454/1993, art. 157
Chiarisce la nozione di corrispettivi e diritti di licenza e prevede che essi siano aggiunti al prezzo solo se riferiti alle merci oggetto di valutazione e se costituiscono condizione di vendita.
Regolamento (CEE) n. 2454/1993, art. 159
Specifica le condizioni per l'aggiunta al prezzo di corrispettivi o diritti di licenza relativi al marchio commerciale o di fabbrica.
Regolamento (CEE) n. 2454/1993, art. 160
È richiamato per la regola secondo cui il pagamento delle royalties costituisce condizione di vendita quando il venditore o una persona a esso legata lo richiede all'acquirente.
art. 335 c.p.c.
È richiamato per la disciplina della riunione delle impugnazioni, esclusa nel caso concreto.
art. 6 CEDU
È richiamato in tema di pubblicità dell'udienza, ritenuta derogabile in presenza di ragioni obiettive e razionali.
Regolamento (UE) n. 952/2013, art. 70
È menzionato per evidenziare la continuità della disciplina unionale sul valore di transazione nel nuovo codice doganale.
Regolamento (UE) n. 952/2013, art. 71
È richiamato per l'inclusione dei corrispettivi e diritti di licenza nel valore di transazione come condizione della vendita.
Regolamento di esecuzione (UE) 2015/2447, art. 136
È richiamato per individuare le ipotesi in cui i corrispettivi o diritti di licenza sono considerati pagati come condizione della vendita.
Regolamento di esecuzione (UE) 2015/2447, art. 127
È richiamato per la definizione ampia di controllo tra le parti ai fini della determinazione del valore in dogana.
Massime di principio
- In tema di valore in dogana, i diritti di licenza devono essere inclusi nel valore delle merci importate quando ricorrono congiuntamente la mancata inclusione nel prezzo, la riferibilità alle merci e il fatto che il compratore sia tenuto a pagarli come condizione della vendita.
- La nozione di "condizione di vendita" non richiede necessariamente una clausola espressa: può risultare anche implicitamente dal complesso dei rapporti contrattuali e dagli elementi che regolano la filiera produttiva e distributiva.
- Il concetto di controllo del licenziante va inteso in senso ampio, comprendendo anche un potere di orientamento di fatto; è sufficiente una pluralità di indici convergenti, non essendo decisivo il solo controllo di qualità se isolato dal resto del rapporto.
- Nel ricorso per cassazione, la censura che mira a verificare se i fatti accertati siano stati correttamente ricondotti alla fattispecie normativa integra un vizio di sussunzione, deducibile come falsa applicazione di legge.
- L'interpretazione del contratto è sindacabile in cassazione quando si contesta non la ricostruzione del fatto storico, ma la corretta qualificazione giuridica del rapporto e la rilevanza degli elementi fattuali accertati.
- I documenti di prassi doganale e gli orientamenti del Comitato del codice doganale conservano valore interpretativo quale soft law, soprattutto quando la normativa unionale successiva si pone in continuità con quella precedente.
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