Cassazione Civile, Sentenza n. 24485/2022 del 09/08/2022
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
Opposizione a decreto ingiuntivo n. 72/2010 per pagamento di €60.000 a titolo di provvigione di mediazione relativa al preliminare di vendita delle quote della Intertur s.n.c. L'opponente ha dedotto che il preliminare era sottoposto a condizione sospensiva (verifica contabile/finanziaria della società e ottenimento del mutamento di destinazione d'uso dell'immobile) non avveratasi e che il contratto era stato poi sciolto dalle parti il 23.7.2009. In primo grado e in appello è stato rigettato l'opponente e confermato il decreto ingiuntivo; in cassazione si deduce che la corte d'appello ha erroneamente ritenuto che non fosse necessario provare positivamente l'avveramento della condizione sospensiva e ha impropriamente escluso la tardività di un'eccezione relativa all'applicabilità degli interessi commerciali (D.Lgs. 231/2002), sostenendo invece che la contestazione sulla qualifica di imprenditore è mera difesa proponibile in appello.
La decisione
La Corte di cassazione ha accolto entrambi i motivi di ricorso. Primo motivo: ha ritenuto che, essendo il preliminare soggetto a condizione sospensiva, il diritto alla provvigione poteva sorgere soltanto a seguito del positivo avveramento della condizione (mutamento di destinazione/verifica finanziaria) e che l'onere della prova spettava al mediatore; la corte d'appello ha errato nel prescindere da tale accertamento. Secondo motivo: la Corte ha ritenuto che la deduzione sulla non applicabilità della disciplina degli interessi commerciali (per mancanza della qualità di imprenditore) fosse una difesa relativa a un elemento costitutivo della domanda e quindi proponibile in appello (non tardiva). Per tali ragioni la sentenza impugnata è stata cassata e la causa rinviata alla Corte d'appello di L'Aquila in diversa composizione anche per le spese di legittimità.
Norme richiamate
art. 1757 c.c.
Se il contratto preliminare è sottoposto a condizione sospensiva, il mediatore può esigere la provvigione solo quando la condizione si sia effettivamente verificata; pertanto è necessaria la prova positiva dell'avveramento della condizione.
art. 1755 c.c.
Disciplina il diritto alla provvigione del mediatore al perfezionarsi dell'affare; la sentenza distingue i casi ordinari (provvigione con preliminare non condizionato) da quelli in cui sono apposte condizioni che incidono sul sorgere del diritto.
art. 2697 c.c.
Principio dell'onere della prova: la corte ha richiamato che il mediatore è onerato di dare la prova del fatto costitutivo del proprio diritto (l'avveramento della condizione), non essendo sufficiente l'assenza di prova dell'opposto.
art. 360 c.p.c.
art. 360 c.p.c., comma primo, nn. 3 e 4
Fondamento della cassazione per violazione di legge e per motivazione insufficiente/contraddittoria; i motivi di ricorso sono stati formulati nei termini di legge e ritenuti ammissibili.
art. 342 c.p.c.
Richiamato in relazione all'ammissibilità del gravame in appello; la corte ha dichiarato il ricorso ammissibile ai sensi di tale disposizione.
art. 345 c.p.c.
Riguarda i limiti dell'appello: la Corte ha ritenuto che l'eccezione sulla non applicabilità del D.Lgs. 231/2002 costituisse una difesa relativa a un elemento costitutivo della domanda e fosse quindi proponibile in appello (non tardiva ai sensi delle regole processuali).
D.Lgs. 231/2002
D.Lgs. 231/2002 (interessi nelle transazioni commerciali)
La disciplina degli interessi commerciali si applica alle transazioni commerciali e richiede che il soggetto sia qualificabile come imprenditore; la contestazione della qualifica è un elemento difensivo che può essere sollevato anche in appello.
D.L. 137/2020, art. 23 comma 8-bis, conv. L. 176/2020
art. 23, comma 8-bis, D.L. 137/2020, conv. L. 176/2020
Norma emergenziale che ha consentito la decisione del ricorso in camera di consiglio nelle forme indicate (riferimento procedurale legato a misure straordinarie).
Massime di principio
- Se il preliminare è espressamente sottoposto a condizione sospensiva, il mediatore ha diritto alla provvigione solo dopo che la condizione si sia effettivamente verificata; l'onere di provare tale verificazione grava sul mediatore (art. 2697 c.c.).
- L'assenza di un provvedimento formale negativo da parte della pubblica amministrazione non solleva il mediatore dall'obbligo di provare l'avveramento della condizione: la prova può essere fornita con qualsiasi mezzo idoneo, ma deve essere positiva e non meramente basata sulla mancanza di prova contraria.
- La successiva rinuncia o risoluzione consensuale delle parti non elimina automaticamente l'effetto della condizione: se il preliminare non si era realizzato perché la condizione non si è verificata, il diritto alla provvigione non matura anche in presenza di una successiva rinuncia.
- Le questioni relative all'applicabilità della disciplina degli interessi commerciali (D.Lgs. 231/2002) che attengono alla qualifica soggettiva delle parti (es. essere imprenditore) costituiscono difese su elementi costitutivi della domanda e possono essere sollevate e valutate anche in sede di appello, non essendo automaticamente inammissibili per tardività.
- In sede di giudizio di merito il giudice deve rispettare la corretta ripartizione dell'onere probatorio: errori nell'attribuzione dell'onere della prova possono costituire motivo di cassazione e rinvio per nuovo esame.
- In casi di vizio di diritto o di errata valutazione dell'onere probatorio la Corte di cassazione può cassare e rinviare la causa a diversa composizione per nuovo esame, compresa la valutazione delle spese di lite.
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