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Ordinanza

Ordinanza n. 194/2026 - Roma, Sezione 5Q

per l'annullamento previa sospensione dell'efficacia, del provvedimento di rigetto N. prot. 1582 del 01/04/2025 notificato in data 03/04/2025 in merito alla domanda del visto di ingresso per lavoro subordinato a seguito del nulla osta P-BA/L/Q/2024/102385 rilasciato dallo Sportello Unico per l'Immigrazione della Prefettura di Bari in data 06/08/2024 sulla domanda presentata dal datore di lavoro Minervini Sabino come Assistente famigliare socio-sanitario - nonché per l'annullamento di ogni atto o provvedimento presupposto o consequenziale, successivo, presupposto o preparatorio, anteriore o conseguente, conosciuto e non;

Giustizia amministrativa202507275

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lazio - Roma, Sez. V quaterOrdinanza cautelareAzione di annullamento

Atto impugnato: diniego del visto di ingresso per lavoro subordinato nonostante il nulla osta rilasciato dallo Sportello Unico per l'Immigrazione

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (ministero)

Prevale l’amministrazione

La controversia

La ricorrente ha impugnato il diniego del visto di ingresso per lavoro subordinato, richiesto a seguito del nulla osta rilasciato dallo Sportello Unico per l'Immigrazione della Prefettura di Bari per un'attività di assistenza familiare socio-sanitaria, chiedendo anche la sospensione cautelare dell'efficacia dell'atto. In sede cautelare risultano dedotte contestazioni relative alla mancata comunicazione del preavviso di rigetto e alla valutazione del rischio migratorio. L'amministrazione ha evidenziato il rapporto familiare tra datore di lavoro e lavoratrice — il datore era coniuge della madre della richiedente — nonché una precedente istanza di visto turistico presentata dalla madre per recarsi dal medesimo soggetto, traendone elementi sintomatici di una possibile strumentalizzazione del titolo di ingresso.

La decisione

Il TAR ha preliminarmente ritenuto valida la procura alle liti e ha affermato la propria giurisdizione e competenza. All'esito della sommaria delibazione propria della fase cautelare, ha escluso la sussistenza del fumus boni iuris. In particolare, ha ritenuto applicabile la disciplina introdotta dal d.l. 145/2024, convertito con modificazioni dalla l. 187/2024, che esclude la necessità del preavviso di rigetto nei procedimenti relativi ai visti di ingresso per lavoro subordinato. Ha inoltre considerato non irragionevole, in questa fase, la valutazione della sede diplomatica circa il rischio migratorio, desunto anche dal rapporto familiare particolarmente stretto tra datore di lavoro e lavoratrice e dalla precedente richiesta di visto turistico della madre. L'istanza cautelare è stata pertanto respinta. Le spese della fase cautelare sono state compensate.

Norme richiamate

Massime di principio

  • Nei procedimenti relativi al rilascio di visti di ingresso per lavoro subordinato disciplinati dall'art. 22 d.lgs. 286/1998, trova applicazione la disciplina introdotta dal d.l. 145/2024, convertito con modificazioni dalla l. 187/2024, che esclude la necessità del preavviso di rigetto.
  • Nella fase cautelare, il rapporto familiare particolarmente stretto tra il datore di lavoro e il lavoratore straniero, unitamente ad altri elementi obiettivi riferiti alla storia delle richieste di visto della famiglia, può costituire base inferenziale non irragionevole per la valutazione di un rischio migratorio e impedire il riconoscimento del fumus boni iuris.

Come è indicizzato

MaterieEmersione, decreto flussi e nulla osta
RamiImmigrazione e cittadinanza
IstitutiTutela cautelareDiscrezionalità amministrativa e tecnica

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