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Sentenza

Sentenza del 30/04/2015 n. 8768 - Corte di Cassazione

Giurisprudenza tributaria

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

Prevale il privato

La controversia

Il Comune ha impugnato in Cassazione la sentenza della Commissione Tributaria Regionale della Campania che aveva confermato l'annullamento dell'avviso di accertamento ICI relativo all'anno 2001, ritenuto carente di motivazione. Il ricorso era articolato in quattro motivi, ma non conteneva, per ciascuna censura, i quesiti di diritto né il necessario momento di sintesi per i vizi di motivazione.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per violazione dell'art. 366-bis c.p.c. La norma, applicabile perché la sentenza impugnata era stata depositata il 9 febbraio 2009, imponeva a pena di inammissibilità la formulazione di un quesito di diritto per le violazioni di legge e di un momento di sintesi per le censure motivazionali. Non è stata pronunciata alcuna condanna alle spese, poiché il resistente non ha svolto attività difensiva.

Norme richiamate

  • Art. 360, comma 1, nn. 1-4, c.p.c.

    vizi di violazione di legge

    Le censure di violazione o falsa applicazione di norme di diritto proposte in Cassazione dovevano essere accompagnate dal quesito di diritto previsto dall'art. 366-bis c.p.c.

  • Art. 360, comma 1, n. 5, c.p.c.

    vizi motivazionali della sentenza impugnata

    Le doglianze relative a motivazione omessa, contraddittoria o insufficiente richiedevano una chiara indicazione del fatto controverso e delle ragioni dell'inidoneità della motivazione, mediante il cosiddetto momento di sintesi.

  • Art. 366-bis c.p.c.

    a pena di inammissibilità

    Per i ricorsi contro sentenze pubblicate dal 2 marzo 2006 al 4 luglio 2009 era obbligatorio concludere ciascun motivo con un quesito di diritto oppure, per i vizi motivazionali, con un momento di sintesi. La loro omissione comportava l'inammissibilità del ricorso.

  • D.Lgs. 2 febbraio 2006, n. 40, art. 6

    Ha introdotto l'art. 366-bis c.p.c., rendendo obbligatori i quesiti di diritto e i momenti di sintesi per i ricorsi di Cassazione soggetti alla disciplina transitoria.

  • Legge 18 giugno 2009, n. 69, art. 47, comma 1, lett. d

    Ha abrogato l'art. 366-bis c.p.c. dal 4 luglio 2009; tuttavia la norma restava applicabile ai ricorsi relativi a sentenze pubblicate nel periodo precedente.

Massime di principio

  • Nel giudizio di Cassazione devono essere rispettati rigorosamente i requisiti formali previsti per ciascun motivo di ricorso; la loro omissione può impedire l'esame del merito.
  • Per stabilire quale disciplina processuale applicare occorre verificare la data di pubblicazione della sentenza impugnata, non soltanto la data di proposizione o di decisione del ricorso.
  • Quando una norma processuale impone un quesito di diritto o una sintesi specifica a pena di inammissibilità, non è sufficiente esporre genericamente le proprie doglianze: il quesito deve collegare chiaramente la violazione denunciata alla regola giuridica che si chiede di affermare.
  • L'inammissibilità per carenze formali può determinare la soccombenza anche senza che la Corte esamini la fondatezza della questione sostanziale, come la legittimità dell'accertamento tributario.
  • Le spese possono non essere liquidate quando la parte risultata vittoriosa non si è costituita o non ha svolto attività difensiva.

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