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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 16855/2026 del 11/05/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

I ricorrenti hanno impugnato la sentenza della Corte d'appello di Brescia che li aveva ritenuti responsabili di furto aggravato in abitazione (entrambi) e, per Vrbanovic, anche di possesso di documento falso. Vrbanovic deduceva omissione di valutazione del risarcimento del danno ai fini delle attenuanti generiche. Di Giovanni articolava tre motivi: (1) vizio nel bilanciamento delle circostanze attenuanti e aggravanti e nella motivazione della determinazione della pena; (2) ingiustificato diniego della pena sostitutiva del lavoro di pubblica utilità per ritenuta pericolosità sociale, senza valutazione della personalità e dell'idoneità rieducativa della pena sostitutiva; (3) mancata valutazione dell'offerta riparatoria (risarcimento) formulata a favore della persona offesa.

La decisione

Il ricorso di Vrbanovic è stato dichiarato inammissibile per difetto di autosufficienza dell'atto (assenza di prova/allegazione del risarcimento dedotto) e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di euro 3.000,00 alla Cassa delle ammende. Il ricorso di Di Giovanni è stato accolto solo sul secondo motivo: la Corte di cassazione ha ritenuto insufficiente la motivazione della Corte territoriale in ordine al diniego della pena sostitutiva, poiché mancava la valutazione della personalità, degli eventuali precedenti, dell'idoneità della pena sostitutiva a realizzare la finalità rieducativa e delle prescrizioni atte a prevenire la reiterazione; pertanto la sentenza è stata annullata con rinvio ad altra sezione della Corte d'appello di Brescia per nuovo esame esclusivamente sul punto delle pene sostitutive. I restanti motivi di Di Giovanni sono stati rigettati.

Norme richiamate

  • art. 110 cod. pen.; art. 624-bis cod. pen.; art. 625 n.2 cod. pen.

    Norme che definiscono il reato di furto aggravato in abitazione e la posizione di concorso; la Corte ha applicato tali disposizioni per ritenere i ricorrenti responsabili del reato e per regolare il bilanciamento delle circostanze (con richiamo al comma finale dell'art. 624-bis circa la non prevalenza delle attenuanti rispetto alle aggravanti speciali previste dall'art. 625).

  • art. 497-bis cod. pen.

    Norma relativa al possesso di documento falso; applicata nei confronti di Vrbanovic per il relativo capo d'imputazione.

  • art. 624-bis, ultimo comma, cod. pen.

    L'interpretazione della Corte sottolinea che le attenuanti diverse da quelle di cui agli artt. 98 e 625-bis non possono prevalere o essere equivalenti rispetto alle aggravanti speciali dell'art. 625, e che le diminuzioni devono operare sulla quantità di pena risultante dall'aumento per le aggravanti: ciò giustifica il rigetto della censura sul bilanciamento delle circostanze.

  • art. 58 legge n. 689/1981, come modificato dal d.lgs. n. 150/2022

    Disciplina i criteri per l'applicazione delle pene sostitutive richiamando i criteri dell'art. 133 cod. pen.; la Corte evidenzia che il giudice può applicare le pene sostitutive valutando gravità del reato, capacità a delinquere e altri elementi, ma questa valutazione è discrezionale e prognostica e richiede motivazione sufficiente.

  • art. 133 cod. pen.

    Fornisce i criteri per la determinazione della pena (gravità del fatto, personalità del reo, precedenti, condotta, vita antecedente): richiamato come parametro essenziale per valutare l'idoneità e l'applicabilità delle pene sostitutive.

  • art. 27 Cost.; sentenza Corte costituzionale n. 139/2025

    Richiamati per affermare che le pene sostitutive sono da considerarsi autentiche pene, funzionali alla rieducazione e alla prevenzione della recidiva, e che la scelta del trattamento sanzionatorio deve essere proporzionata e motivata rispetto alla gravità del fatto e alla personalità del reo.

Massime di principio

  • In cassazione vale il principio di autosufficienza del ricorso: il ricorrente deve indicare e allegare puntualmente gli atti o le prove che assume travisate; censure basate su fatti non allegati o non dedotti in grado di merito sono inammissibili.
  • Per il reato di furto in abitazione disciplinato dall'art. 624-bis, il legislatore impedisce la prevalenza delle attenuanti ordinarie sulle aggravanti speciali di cui all'art. 625; pertanto il bilanciamento tra tali circostanze è limitato dalla legge e va adeguatamente motivato dal giudice.
  • Il diniego o la concessione di una pena sostitutiva costituisce valutazione prognostica di fatto riservata al giudice di merito e non sindacabile in cassazione se adeguatamente motivata; tuttavia la motivazione deve affrontare i parametri rilevanti (personalità del reo, precedenti, idoneità rieducativa della pena sostitutiva, prescrizioni per prevenire la reiterazione) o la decisione è viziata e va annullata con rinvio.
  • È sufficiente che il giudice del merito valorizzi concretamente uno dei criteri ostativi all'efficacia rieducativa della pena sostitutiva: non è sempre necessario l'esame esaustivo di tutti i parametri, ma occorre comunque motivare adeguatamente la scelta operata.
  • La produzione o l'allegazione tardiva di elementi fattuali rilevanti (es. prova di risarcimento) deve essere fatta valere nei gradi di merito e documentata: la loro mera enunciazione in cassazione senza allegazione può determinare l'inammissibilità della censura.
  • In caso di carenze motivazionali sul punto controverso (es. pena sostitutiva), la Corte di cassazione può limitare l'annullamento al relativo profilo e rinviare per nuovo esame esclusivamente su quel punto.

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