Sentenza del 11/11/2021 n. 4084 - Comm. Trib. Reg. per la Lombardia
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
Prevale il privato
La controversia
La società ha chiesto il rimborso delle maggiori somme versate spontaneamente a titolo di TARSU/TARES/TARI per gli anni 2012-2017, sostenendo che il Comune aveva attribuito erratamente l'intera superficie alla categoria di utenza non domestica commerciale anziché distinguere i 90 mq effettivamente commerciali dagli spazi adibiti a lavorazione/stoccaggio (da inquadrare come attività artigianali). La contribuente ha prodotto la DIAP commerciale del 16.03.2011 che attestava la destinazione d'uso già nota al Comune e ha chiesto ricalcolo per il 2018 e rimborso per il periodo 2012-2017. Il Comune ha opposto che i pagamenti erano stati effettuati e quindi sussisterebbe acquiescenza ostativa al rimborso.
La decisione
La Commissione Tributaria Regionale ha confermato la sentenza di primo grado che aveva accolto il ricorso della società. Il giudice ha ritenuto che i versamenti erano stati effettuati spontaneamente su avvisi di pagamento (modelli F24) e non in forza di un atto impositivo divenuto definitivo; pertanto nulla osta al rimborso delle somme non dovute. È stato richiamato il termine quinquennale previsto dall'art.1, comma 164, L. 296/2006 per la richiesta di rimborso. L'appello del Comune è stato rigettato e le spese di questo grado compensate.
Norme richiamate
art. 1, comma 164, Legge n. 296/2006
Prevede il termine di cinque anni per chiedere il rimborso delle somme versate e non dovute; il diritto al rimborso è esercitabile quando il pagamento è stato effettuato spontaneamente, entro il termine quinquennale dal versamento o dall'accertamento della possibilità di restituzione.
Cassazione, sent. n. 5519/2009 (giurisprudenza richiamata)
Stabilisce che i termini per la richiesta di rimborso presuppongono che il pagamento sia stato spontaneo e distingue i casi di pagamento spontaneo da quelli derivanti da atto impositivo definitivo, nei quali la possibilità di rimborso è preclusa.
Regolamento IUC del Comune di Pozzolengo (art. 51) e deliberazione C.C. n. 34 del 06.09.2014
Indica modalità e scadenze di pagamento (modelli F24) e giustifica che gli avvisi di pagamento inviati dal Comune hanno natura di mero avvertimento e non di atto impositivo/di riscossione immediata; pagamenti effettuati su tale base sono considerati spontanei.
Massime di principio
- Il pagamento effettuato su avviso di pagamento o mediante F24, in assenza di un atto impositivo definitivo, è considerato spontaneo: il contribuente può chiedere il rimborso delle somme non dovute entro il termine previsto dalla legge (art.1, comma 164, L. 296/2006, di norma 5 anni).
- La distinzione fattuale tra pagamenti spontanei e pagamenti effettuati in esecuzione di un atto impositivo è cruciale: solo il pagamento eseguito in forza di un atto impositivo divenuto definitivo può ostare al rimborso.
- La prova della corretta destinazione d'uso delle superfici (es. DIAP, documenti amministrativi) e dell'effettiva conoscenza da parte dell'amministrazione rafforza la richiesta di rimborso se il Comune ha comunque applicato tariffe errate.
- All'atto della scoperta dell'errore il contribuente deve tempestivamente presentare istanza di ricalcolo e di rimborso, conservando la documentazione che dimostri l'uso reale dei locali e i pagamenti effettuati.
- Se l'ente comunale in seguito adegua la tariffazione (es. per l'anno successivo) alla stessa superficie/destinazione dichiarata dal contribuente, tale comportamento rafforza la posizione del contribuente nella richiesta di restituzione delle somme indebitamente versate negli anni precedenti.
- Le controversie su rimborsi tributari richiedono attenzione ai termini prescrizionali: verificare sempre la data di ciascun versamento e l'eventuale data di accertamento per calcolare correttamente il termine quinquennale.
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