Sentenza del 10/12/2018 n. 1597 - Comm. Trib. Reg. per la Liguria
CONTENZIOSO TRIBUTARIO - Valenza prove del giudizio penale - Autonoma valutazione.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
Prevale il privato
La controversia
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la sentenza della Commissione Tributaria Provinciale che aveva annullato la pretesa fiscale relativa all'anno 2007, concernente una fattura di euro 9.000,00 oltre IVA emessa dalla Z. P. B. per attività di sponsorizzazione, ritenuta dall'Ufficio riferibile a un'operazione inesistente e a una società cartiera. L'Agenzia sosteneva che l'esito favorevole del procedimento penale non potesse essere utilizzato automaticamente nel processo tributario e che la situazione della società emittente dimostrasse l'assenza di un effettivo ritorno economico. Il contribuente ha chiesto la conferma della sentenza, evidenziando l'effettivo pagamento, la sponsorizzazione del dipendente-ciclista L. C. e l'assenza di prove dell'inesistenza dell'operazione. Ha inoltre eccepito l'inammissibilità dell'appello per errata individuazione del motivo, eccezione respinta.
La decisione
La Commissione ha respinto l'appello dell'Agenzia delle Entrate e ha confermato la sentenza favorevole al contribuente. Ha stabilito che la sentenza penale, anche se assolutoria con formula piena, non produce automaticamente effetto di giudicato nel processo tributario, ma deve essere valutata criticamente insieme agli altri elementi probatori. Nel caso concreto, l'Ufficio aveva fondato la contestazione su una presunzione semplice, non supportata da elementi gravi, precisi e concordanti riferibili al contribuente, limitandosi a qualificare la società emittente come cartiera. Il contribuente aveva invece documentato il pagamento e l'effettiva plausibilità della sponsorizzazione, anche mediante l'utilizzo del logo sulla maglia del corridore sponsorizzato. L'Agenzia delle Entrate è stata condannata al pagamento delle spese di giudizio, liquidate in euro 500,00 oltre IVA e CPA se dovute.
Norme richiamate
Art. 18 del D.Lgs. 546/1992
L'inammissibilità deve essere sancita esclusivamente quando, oltre a mancare in ricorso la firma dell'appellante e simili, sia assolutamente incomprensibile l'oggetto del ricorso stesso.
L'errata indicazione della fattura o dell'annualità non determina automaticamente l'inammissibilità dell'appello se l'oggetto della controversia e i motivi di impugnazione sono comunque comprensibili e il contribuente ha potuto difendersi.
Cassazione, sentenze n. 9442/2017 e n. 6211/2015
Il giudice tributario conserva autonomia rispetto al giudizio penale, ma deve valutare anche gli elementi emersi dall'inchiesta e dalla sentenza penale, sottoponendoli a esame critico e confrontandoli con le altre prove.
Cassazione, ordinanza n. 16262/2017
La sentenza penale di assoluzione per il reato tributario emessa con la formula "perché il fatto non sussiste" non spiega automaticamente efficacia di giudicato, ancorché i fatti accertati siano gli stessi.
L'assoluzione penale non impedisce in modo automatico l'accertamento della responsabilità fiscale, poiché nel processo tributario possono essere sufficienti presunzioni e indizi che non raggiungono lo standard probatorio richiesto in sede penale.
Cassazione, sentenza n. 5406/2016
In caso di operazioni oggettivamente inesistenti, l'Ufficio deve provare, anche mediante presunzioni gravi, precise e concordanti, che le operazioni fatturate non siano state realmente eseguite e, ove rilevante, che il contribuente conoscesse o potesse conoscere la frode. Il contribuente deve dimostrare la legittima origine del costo e, se necessario, la propria inconsapevolezza della frode.
Massime di principio
- Nel processo tributario la sentenza penale, anche assolutoria, non vincola automaticamente il giudice fiscale; tuttavia costituisce un elemento probatorio che deve essere esaminato insieme a tutte le altre risultanze.
- La diversa soglia probatoria tra processo penale e tributario consente, in astratto, di fondare un recupero fiscale su indizi non sufficienti per una condanna penale. Tali indizi devono però essere concreti, gravi, precisi e concordanti.
- La mera qualificazione del fornitore come società cartiera non dimostra da sola che ogni operazione effettuata con tale soggetto sia inesistente o fraudolenta. Occorrono elementi specificamente riferibili al rapporto contestato e al contribuente.
- Per contestare costi o fatture per operazioni inesistenti, l'Amministrazione deve prima fornire una base probatoria idonea. Solo dopo tale dimostrazione il contribuente è tenuto a provare l'effettività e la legittimità del costo o la propria estraneità alla frode.
- Documenti di pagamento, elementi concreti dell'attività pubblicitaria e una ragionevole proporzione tra costo e prestazione possono sostenere la tesi dell'effettività della sponsorizzazione, soprattutto quando l'Ufficio non dimostri un ritorno parziale o l'inesistenza della prestazione.
- Un errore formale nell'individuazione della fattura o dell'annualità non rende necessariamente inammissibile l'appello se il contenuto dell'impugnazione resta comprensibile e il resistente ha potuto esercitare pienamente il diritto di difesa.
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