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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 16192/2026 del 05/05/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorrente era stato condannato per maltrattamenti in famiglia (fatti cessati nel febbraio 2021). Il Tribunale di sorveglianza di Venezia ha respinto le richieste di misure alternative nonostante risultassero a suo favore: assenza di precedenti e pendenze, occupazione stabile e regolare dal 2018, convivenza con la moglie e i figli minori che si era riconciliata con il condannato, abitazione idonea, giudizio favorevole dell'UEPE e disponibilità a percorsi di supporto e volontariato. Il Tribunale ha motivato il rigetto con la mancata prova di un percorso introspettivo completo e con la mancanza di autentico convincimento circa la gravità del reato. Il ricorrente ha impugnato sostenendo vizio di motivazione e violazione di legge perché il provvedimento non ha confrontato le ragioni favorevoli emerse dall'istruttoria e ha ancorato la valutazione esclusivamente alla sentenza di condanna senza considerare la condotta successiva e gli elementi sopravvenuti.

La decisione

La Corte ha ritenuto il ricorso fondato, ha annullato l'ordinanza impugnata e ha rinviato al Tribunale di sorveglianza di Venezia per un nuovo giudizio. La Corte ha ritenuto la motivazione del Tribunale carente e insufficiente, perché non ha adeguatamente valutato e motivato il rilievo degli elementi favorevoli (assenza di precedenti, lavoro stabile, ricomposizione familiare, positivo riscontro UEPE, avvio di un processo critico) né ha considerato concretamente la condotta successiva al fatto. Ha altresì disposto l'oscuramento delle generalità ai sensi dell'art. 52 d.lgs. 196/2003.

Norme richiamate

  • decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196 - art. 52, comma 1

    art. 52, comma 1, del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196

    Norma invocata per disporre l'oscuramento delle generalità e dei dati identificativi in caso di diffusione del provvedimento.

  • Corte costituzionale, sentenza n. 377 del 1997

    Richiamata per affermare la finalità dell'affidamento in prova come forma di esecuzione esterna della pena finalizzata al reinserimento sociale e alla prognosi di recupero.

  • Giurisprudenza della Corte di Cassazione (sentenze citate della Sez. 1)

    Richiamata la regola consolidata secondo cui la gravità del reato, la mancata ammissione di colpevolezza o i precedenti non possono automaticamente escludere le misure alternative; è sufficiente che sia avviato un processo critico e la valutazione deve considerare la condotta successiva, il contesto familiare, l'assenza di nuove denunce, la stabilità lavorativa e altri indicatori di risocializzazione.

Massime di principio

  • Il giudice deve motivare in modo concreto e specifico il rigetto di misure alternative, confrontandosi punto per punto con gli elementi istruttori favorevoli emersi dopo il fatto.
  • La gravità del reato e l'assenza di piena ammissione non costituiscono di per sé un ostacolo definitivo all'affidamento: è sufficiente l'avvio di un processo critico e di presa di responsabilità.
  • Elementi quali assenza di precedenti, occupazione stabile, ricomposizione familiare, abitazione idonea, e parere positivo dell'UEPE vanno considerati rilevanti e possono sostenere una prognosi favorevole di reinserimento.
  • La valutazione prognostica deve dare peso alla condotta successiva al reato e agli elementi sopravvenuti; il giudice deve spiegare perché tali elementi non modificano la prognosi negativa, se insiste nel rigetto.
  • In caso di pubblicazione del provvedimento, vanno oscurate generalità e dati identificativi secondo l'art. 52 d.lgs. 196/2003.

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