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Sentenza

Sentenza n. 16231/2026 - Roma, Sezione 5B

per l’annullamento – del decreto del Ministero dell’Interno n. K10/-OMISSIS- notificato il 21 ottobre 2023, recante il rigetto dell’istanza di concessione della cittadinanza italiana; – per quanto occorrer possa, dei non conosciuti pareri della Questura di Brescia e della Prefettura di Brescia nell’eventuale parte sfavorevole al rilascio della cittadinanza; – di ciascun altro atto connesso per presupposizione o consequenzialità, ancorché non conosciuto.

Giustizia amministrativa202400379

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lazio - Roma, Sez. V bisSentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: Decreto del Ministero dell’Interno del 3 ottobre 2023 di rigetto della domanda di concessione della cittadinanza italiana presentata il 10 marzo 2021

Esito

ACCOGLIMENTO

Favorevole al ricorrente (richiedente cittadinanza)

Prevale il privato

La controversia

La ricorrente ha contestato il diniego fondato sui precedenti penali del coniuge convivente: un decreto penale del 2011 per violazione dell’art. 116, comma 13, del Codice della strada e una sentenza di applicazione della pena del 2021 relativa a due imputazioni di falsità ideologica commessa da privato in atto pubblico in concorso. Ha dedotto violazione degli artt. 9, 9.1, 9-bis e 6 della l. 91/1992, dell’art. 8 CEDU e dell’art. 27 Cost., nonché eccesso di potere per travisamento dei fatti, difetto di istruttoria e di motivazione, disparità di trattamento e irragionevolezza. Secondo la ricorrente, gli elementi penali erano stati valutati senza considerarne la reale dimensione e portata, con conseguente indebita conclusione negativa circa l’affidabilità e la pericolosità della richiedente e della sua famiglia. Il preavviso di rigetto del 16 giugno 2023 aveva ricevuto osservazioni, ritenute dall’Amministrazione non decisive. In giudizio è emerso che al marito era stata concessa la cittadinanza con decreto del 14 agosto 2023, prima del diniego alla moglie.

La decisione

Il TAR ha accolto il ricorso e annullato il diniego. Ha ritenuto manifestamente contraddittoria l’azione amministrativa: gli stessi precedenti penali del coniuge erano stati reputati compatibili con la concessione della cittadinanza a lui, ma utilizzati poco meno di due mesi dopo come indice di insufficiente integrazione della moglie, incensurata. La contraddizione, non adeguatamente istruita e componibile sulla base della motivazione del diniego, integra eccesso di potere per manifesta illogicità e contraddittorietà e vizia il provvedimento. Resta fermo il potere-dovere dell’Amministrazione di rivalutare la posizione complessiva della ricorrente e del nucleo familiare alla luce di tutte le circostanze concrete. Il Ministero dell’Interno è stato condannato alle spese, liquidate in € 1.500,00 oltre oneri e accessori di legge.

Norme richiamate

  • art. 9, comma 1, lett. f), l. 91/1992

    Con il ricorso in epigrafe si contesta la legittimità del decreto del Ministero dell’Interno n. K10/-OMISSIS- in data 3 ottobre 2023, con il quale è stata respinta la domanda di concessione della cittadinanza italiana presentata dall’odierna ricorrente in data 10 marzo 2021, ai sensi dell’art. 9, comma 1, lett. f), della legge n. 91/1992, essendo emersi a carico del coniuge convivente i seguenti pregiudizi penale

    La norma individua il titolo in base al quale era stata presentata la domanda di concessione della cittadinanza; la sentenza annulla il diniego per contraddittorietà e difetto di istruttoria, senza enunciare un’interpretazione generale dei requisiti sostanziali per la concessione.

  • art. 10-bis l. 241/1990

    I richiamati pregiudizi hanno indotto l’Amministrazione a valutare negativamente la domanda di cittadinanza, dandone notizia all’interessata con ministeriale del 16 giugno 2023, resa ai sensi dell’art. 10 bis della legge n. 241/1990, in riscontro della quale pervenivano osservazioni ritenute non dirimenti per una positiva definizione del procedimento.

    La disposizione è richiamata per il preavviso di rigetto e per le osservazioni presentate dall’interessata; la sentenza non decide autonomamente una censura relativa alla partecipazione procedimentale.

Massime di principio

  • È viziato per eccesso di potere il diniego di cittadinanza che utilizzi, quale indice negativo di integrazione o affidabilità del richiedente, precedenti penali del coniuge quando l’Amministrazione abbia poco prima concesso la cittadinanza al coniuge stesso pur in presenza dei medesimi precedenti, senza spiegare in modo coerente la diversa valutazione.
  • Quando il diniego di cittadinanza si fonda su elementi riferiti al nucleo familiare, l’Amministrazione deve valutarli in modo coerente e istruito rispetto alle proprie determinazioni assunte sul medesimo nucleo, ferma la necessità di rivalutare la posizione complessiva alla luce di tutte le circostanze del caso concreto.

Come è indicizzato

MaterieCittadinanzaMotivazione del provvedimento
RamiImmigrazione e cittadinanzaProcedimento amministrativo
IstitutiEccesso di potereDifetto di istruttoriaDiscrezionalità amministrativa e tecnica

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