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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 14459/2025 del 14/04/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione avverso l'ordinanza del 29/10/2024 del Tribunale del Riesame che aveva respinto la richiesta di riesame dell'ordinanza di custodia cautelare in carcere. Il ricorrente contestava la sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza in relazione ai reati contestati (associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, estorsione aggravata e porto d'armi), denunciando carenza e vizio motivazionale: si rimproverava al giudice di aver fondato la gravità indiziaria principalmente sulle dichiarazioni di collaboratori di giustizia senza valutare la loro attendibilità intrinseca ed estrinseca, di non aver spiegato il ruolo specifico del Selvaggio nell'associazione (affectio societatis) e di non aver considerato contraddizioni e imprecisioni (es. divergenze sui luoghi, orari, soprannome non spontaneo, eventuale rancore vendicativo di un collaborante). Si richiedeva quindi l'annullamento dell'ordinanza per violazione di legge e vizio di motivazione ex art. 606 co.1 lett. b) ed e) c.p.p.

La decisione

La Corte ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto che, nel giudizio di legittimità su provvedimenti de libertate, il controllo sia limitato a verificare la congruità e l'assenza di manifesta illogicità della motivazione del giudice di merito, non consentendo una rivalutazione dei fatti. Il Tribunale del Riesame aveva adeguatamente motivato la sussistenza di gravi indizi, richiamando: sentenza del GUP che aveva accertato l'esistenza dell'associazione dedita al narcotraffico nel mandamento, intercettazioni in cui il ricorrente veniva indicato col soprannome "Valentino", riscontri tra interrogatori di collaboratori e, soprattutto, una registrazione prodotta dalla compagna di un testimone che avvalorava l'episodio della minaccia con armi (elemento ritenuto probante circa la modalità associativa e l'attività di controllo sulla piazza di spaccio). Le omissioni e le imprecisioni richiamate dal ricorrente sono state ritenute non decisive, essendo presenti riscontri idonei a sorreggere la gravità indiziaria. Il ricorrente è stato altresì condannato al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 416-bis cod. pen.

    La fattispecie associativa aggravata è stata invocata come contestazione principale: la Corte valorizza la sentenza di condanna di altri componenti del sodalizio e ritiene che gli elementi indiziari (intercettazioni, dichiarazioni di collaboratori, registrazione) siano sufficienti a delineare la partecipazione dell'indagato all'associazione dedita al narcotraffico.

  • art. 74 DPR 309/1990

    Norma sulla disciplina degli illeciti in materia di stupefacenti: la gravità indiziaria in ordine ai reati di droga è stata ritenuta dimostrata dalla combinazione di dichiarazioni dei collaboratori, intercettazioni e riscontri esterni (es. registrazione) che collegano il ricorrente all'attività di spaccio nel contesto associativo.

  • art. 275 co. 3 c.p.p.

    Riferimento alla presunzione contenuta nella norma (probabile riferimento alla conservazione della misura): il Tribunale del Riesame ha ritenuto assente negli atti elementi idonei a superare la presunzione prevista dall'art. 275 c.3 c.p.p., confermando la necessità della misura cautelare.

  • art. 629 cod. pen.

    Riferimento ai reati di estorsione: le imputazioni per estorsione sono state fondate, secondo il giudice, anche sulle dichiarazioni del collaboratore e sulla registrazione che ricostruisce l'episodio intimidatorio con armi, fornendo riscontro esterno.

  • art. 606 co.1 lett. b) ed e) c.p.p.

    Norme indicate dal ricorrente per le censure di motivazione e violazione di legge: la Corte ha valutato tali censure entro i limiti del controllo di legittimità e le ha ritenute ininfluenti perché la motivazione del Tribunale del Riesame non appare manifestamente illogica né carente rispetto ai canoni richiesti.

Massime di principio

  • Il controllo della Corte di Cassazione sui provvedimenti de libertate è limitato alla verifica della correttezza formale e della congruità logico-giuridica della motivazione: non è luogo per una rivalutazione del merito e degli elementi di fatto a meno che non emergano violazioni di norme o manifesta illogicità.
  • Le dichiarazioni di collaboratori di giustizia possono sorreggere la gravità indiziaria se adeguatamente corroborate da riscontri esterni (intercettazioni, registrazioni, riscontri tra interrogatori o altri elementi probatori). L'assenza di valutazione apparente dell'attendibilità è superabile se il giudice indica riscontri che ne avvalorano il contenuto.
  • Contraddizioni o imprecisioni formali nelle dichiarazioni dei collaboratori (es. difformità su luoghi, orari, nomi o soprannomi) non annullano automaticamente la prova indiziaria se sussistono riscontri probanti che collimano con le dichiarazioni e costruiscono un quadro grave e concreto.
  • Per impugnare con successo un'ordinanza che conferma una misura cautelare, il ricorrente deve dimostrare specifiche violazioni di legge o la manifesta illogicità della motivazione; mere critiche sulla valutazione probatoria (diversa ricostruzione dei fatti) raramente sono sufficienti in sede di legittimità.
  • In fase difensiva, è utile contestare sistematicamente l'attendibilità intrinseca ed estrinseca dei collaboratori, proporre elementi di riscontro contrari, evidenziare motivazioni di interesse o vendetta e richiedere l'esatta indicazione del ruolo e degli indizi concreti relativi all'affectio societatis, poiché l'assenza di tali elementi può costituire base per contrastare la gravità indiziaria quando non esistono riscontri esterni.

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