Cassazione Penale, Sentenza n. 17658/2025 del 09/05/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
La ricorrente impugnava la decisione di merito che le aveva negato la causa di non punibilità prevista dall'art. 131-bis c.p. (particolare tenuità del fatto). Il diniego si fondava sulle precedenti condanne a carico della Ciuffoli: per traffico di stupefacenti (2013) e per tentato furto pluriaggravato (2018). La difesa deduceva vizio di motivazione, sostenendo che la mera presenza di precedenti non può di per sé escludere l'applicazione dell'art. 131-bis, salvo che sia stata dichiarata l'abitualità nel delinquere.
La decisione
La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso. Ha richiamato la giurisprudenza delle Sezioni unite (Tushaj) che definisce il presupposto ostativo: il comportamento è abituale quando l'autore ha commesso almeno due illeciti, oltre quello oggetto del procedimento (anche se commessi successivamente), purché tutti caratterizzati dalla "medesima indole". La Corte ha ritenuto che, nel caso concreto, sussista la medesima indole tra il furto oggetto del procedimento e il tentato furto del 2018, e che non vi siano ragioni per escludere che anche il reato di traffico di stupefacenti del 2013 presenti elementi di medesima indole (ad es. motivi di lucro), convalidando così la valutazione del giudice di merito. Conseguentemente il ricorso è stato dichiarato infondato e la ricorrente è condannata al pagamento delle spese processuali.
Norme richiamate
art. 110 cod. pen.
Articolo richiamato per il concorso di persone nel reato; usato per qualificare la partecipazione ai fatti contestati (concorso nel delitto).
art. 624 cod. pen.
Norma incriminatrice del furto (contestato insieme agli artt. 110 c.p.); la condanna è stata per il delitto di furto commesso in concorso.
art. 62 n. 4 cod. pen.
Richiamata come attenuante per la rilevanza del modico valore della refurtiva; la Corte ha riconosciuto l'attenuante per il valore contenuto del bene sottratto.
art. 131-bis cod. pen.
Causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. Interpretata alla luce della giurisprudenza delle Sezioni unite: è ostativa quando il comportamento è "abituale", inteso come la commissione di almeno altri due reati, oltre quello in esame, purché della medesima indole; la mera presenza di precedenti non esclude automaticamente l'applicazione dell'art. 131-bis.
Giurisprudenza: Sezioni Unite, Tushaj (n. 13681 del 25/02/2016)
Principio richiamato: per escludere l'art. 131-bis occorre che l'autore abbia commesso almeno due altri illeciti oltre quello in esame (anche successivi), e che tali reati siano della "medesima indole"; la medesima indole può ricorrere anche tra reati previsti da norme diverse quando presentano caratteri fondamentali comuni (es. motivi di lucro, circostanze oggettive e condizioni ambientali similari).
Massime di principio
- La mera presenza di precedenti penali non basta a escludere l'applicazione dell'art. 131-bis c.p.; va valutata l'eventuale "abitudinarietà" del comportamento.
- Per configurare l'ostativo profilo di "abitudine" ai fini dell'art. 131-bis occorre la commissione di almeno due altri reati, oltre quello oggetto del procedimento (possono essere anche successivi).
- Reati formalmente diversi possono essere considerati della "medesima indole" se, nel concreto, presentano caratteri fondamentali comuni (es. stessi motivi, finalità di lucro, analoghe condizioni ambientali o modalità di realizzazione).
- La verifica se i precedenti siano della stessa indole è un accertamento concreto di merito, e il giudice d'appello ha ampia discrezionalità purché motivi e collegamenti siano esplicitati.
- Il mero decorso del tempo tra i fatti non è di per sé sufficiente a escludere l'abitualità; è necessario considerare la natura e il collegamento tra le condotte.
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