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Sentenza lavoro

Cassazione Civile, Sentenza n. 17255/2023 del 16/06/2023

Giurisprudenza giuslavoristica

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I medici ricorrenti contestavano la sentenza della Corte d'appello di Bologna che aveva rigettato la loro impugnazione e aveva ritenuto, interpretando letteralmente l'art. 21 dell'ACN per i medici di medicina generale del 27.5.2009, che il contributo aziendale per lo svolgimento dei compiti sindacali dovesse essere corrisposto solo per le ore di sostituzione effettivamente svolte e comunicate all'Azienda, e non in forma forfettaria sul 'monte ore' assegnato. I ricorrenti sostenevano che una pratica aziendale ventennale di liquidazione forfettaria avesse costituito un uso aziendale e quindi un "fatto-fonte" producente diritto alla corresponsione.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha confermato che, nel pubblico impiego, la pubblica amministrazione non può erogare compensi non previsti dalla contrattazione collettiva in modo da creare un diritto soggettivo derivante da una mera prassi aziendale; ha ritenuto prevalente l'interpretazione letterale dell'art. 21 ACN, secondo cui la disponibilità del monte ore costituisce un tetto massimo e il versamento spetta per le effettive ore di sostituzione entro quel limite. Ha altresì rilevato che l'attivazione della procedura di cui all'art. 64 d.lgs. 165/2001 è rimessa alla discrezionalità del giudice e poteva essere evocata solo in primo grado, e che i ricorrenti non l'avevano sollecitata allora. Il ricorso è stato rigettato con condanna dei ricorrenti al pagamento delle spese di giudizio.

Norme richiamate

  • Art. 21 ACN per la disciplina dei rapporti con i medici di medicina generale (27.5.2009)

    la "disponibilità" del monte ore; "il compenso per le effettive ore di sostituzione, entro il limite del suddetto monte ore"

    La Corte ha interpretato la disposizione in senso letterale: la disponibilità del monte ore indica un tetto massimo del concorso dell'azienda, mentre il versamento spetta solo per le ore effettive di sostituzione entro quel limite, non per un rimborso forfettario indipendente dalle sostituzioni effettivamente effettuate.

  • Art. 2, comma 3, d.lgs. n. 165/2001

    Richiama il principio che nel pubblico impiego l'attribuzione di trattamenti economici spetta alla contrattazione collettiva; la P.A. non può attribuire emolumenti di miglior favore al di fuori del titolo contrattuale.

  • Art. 64 d.lgs. n. 165/2001

    La norma disciplina la procedura di accertamento sull'efficacia, validità e interpretazione dei contratti collettivi: la Corte ha ricordato che l'attivazione obbligatoria di detta procedura riguarda il primo grado, mentre in appello spetta al giudice valutare la necessità di attivarla; i ricorrenti non l'avevano chiesta in primo grado.

  • Artt. 1362 e 1366 cod. civ.

    Richiamati in tema di criteri ermeneutici: la Corte ha affermato la prevalenza dell'interpretazione letterale quando essa risulta chiara e univoca, escludendo la necessità di ricorrere ai criteri sussidiari (comportamento successivo delle parti) in assenza di ambiguità.

  • Art. 1340 cod. civ.

    Richiamato dai ricorrenti (contestazione di violazione/falsa applicazione) ma la Corte ha ritenuto la censura infondata; il giudizio sulla sussistenza di un uso aziendale rimane di merito.

  • Art. 97 Cost.

    Richiamato per il principio che la P.A. deve agire per far cessare attribuzioni indebite, nel rispetto di imparzialità e buon andamento.

  • Art. 23, comma 8-bis del D.L. 28 ottobre 2020 n. 137, conv. nella legge 18 dicembre 2020 n. 176

    Norma procedurale richiamata per il deposito delle conclusioni scritte della Procura generale nel procedimento.

  • D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater

    Norma richiamata in relazione all'ordine di versamento e riscontri procedurali al termine della sentenza (accertamento presupposti processuali per il versamento).

Massime di principio

  • Nel pubblico impiego una prassi aziendale di pagamento non prevista dalla contrattazione collettiva non crea automaticamente un diritto acquisito: la P.A. non può attribuire emolumenti in assenza di titolo contrattuale.
  • Nell'interpretazione di una clausola contrattuale collettiva prevale il significato letterale se questo risulta chiaro e univoco; i criteri sussidiari (comportamento successivo, uso aziendale) sono rilevabili solo in presenza di ambiguità.
  • Per contestare l'efficacia o l'interpretazione di un contratto collettivo nel pubblico impiego occorre attivare la procedura di accertamento di cui all'art. 64 d.lgs. 165/2001; tale procedura va promossa preferibilmente in primo grado e il suo mancato esperimento in primo grado limita le censure in grado di legittimità.
  • Il "monte ore" indicato da un contratto collettivo può costituire un limite massimo di contribuzione da parte dell'ente, ma non implica automaticamente l'obbligo di corrispondere un importo forfettario indipendente dalle ore effettivamente svolte.
  • Nel giudizio di legittimità la valutazione di fatto sulla sussistenza di un uso aziendale o di un "fatto-fonte" resta riservata al giudice di merito e non è sindacabile se adeguatamente motivata.
  • La P.A. ha l'obbligo, nel rispetto dei principi costituzionali di imparzialità e buon andamento, di porre rimedio ad attribuzioni economiche indebitamente corrisposte.

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