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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 17910/2025 del 13/05/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

La Corte di cassazione ha ritenuto il ricorso infondato nel merito sulle censure di mancata motivazione e sulla qualificazione giuridica (ha condiviso la valutazione della Corte d'appello che i fatti integravano peculato), ma ha dichiarato l'estinzione del reato per prescrizione. Poiché l'estinzione era complessiva, la sentenza impugnata è stata annullata senza rinvio.

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

La ricorrente era accusata di peculato continuato (da giugno 2009 al 22 dicembre 2011) in qualità di segretaria amministrativa di due Dipartimenti dell'Università di Cagliari: si sarebbe appropriata di somme dell'Università emettendo mandati di pagamento a suo favore, falsificando o carpendo le firme dei Direttori, imputando le somme a spese economali o rimborsi per prestazioni inesistenti e iscrivendo poste fittizie a bilancio per far apparire finanziamenti/progetti che non esistevano.

Norme richiamate

  • art. 61 n. 9 cod. pen.

    Richiamato per distinguere peculato e truffa aggravata: la Corte ha usato il criterio delle modalità del possesso del denaro (se il pubblico ufficiale ha già disponibilità/possesso per ragione dell'ufficio, il fatto può integrare peculato anche se sono presenti artifici).

  • delitto di peculato (normativa sostanziale)

    I fatti sono stati qualificati come peculato sulla base dell'appartenenza al pubblico servizio e della gestione/dispensa delle risorse da parte della segretaria, la quale aveva la disponibilità del denaro e se ne è appropriata.

  • norme sulla prescrizione (calcolo del termine in rapporto alla pena edittale)

    La Corte ha calcolato la prescrizione sulla base della pena edittale applicabile (massima allora 10 anni) e ha ritenuto decorso il termine (12 anni e 6 mesi), dichiarando l'estinzione del reato anche per le restanti condotte.

Massime di principio

  • Quando un pubblico ufficiale o incaricato di pubblico servizio ha la disponibilità o il possesso del denaro per ragione dell'incarico, l'appropriazione, pur accompagnata da artifici o raggiri, può essere qualificata come peculato e non necessariamente come truffa: il discrimine è la modalità di acquisizione della disponibilità del bene.
  • La presenza di false fatturazioni, iscrizioni fittizie a bilancio o la falsificazione di firme può integrare condotte strumentali all'appropriazione; se l'agente già amministrava i fondi, tali artifici servono ad appropriarsi del denaro e rafforzano la qualificazione per peculato.
  • Le censure di insufficiente motivazione in Cassazione devono essere specifiche e non meri riaffermare i rilievi già disattesi in appello: la Corte di legittimità respinge i ricorsi che non ancorano la critica al contenuto motivazionale della sentenza impugnata.
  • Il pagamento parziale o successivo delle somme sottratte e le richieste di attenuanti generiche possono perdere rilievo se il reato è dichiarato estinto per prescrizione; la declaratoria di estinzione comporta spesso l'annullamento senza rinvio.
  • In ipotesi di reato continuato occorre controllare attentamente i termini di prescrizione per ciascun periodo: decisioni di merito possono variare sul punto e la Cassazione può pronunciarsi sull'estinzione anche oltre le valutazioni dei giudici di merito.

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