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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 16360/2026 del 06/05/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ventura era imputato di concorso in bancarotta distrattiva in concorso con Giovanni Pizzimbone e altri: in qualità di legale rappresentante e poi unico socio della Immobiliare Riviera s.r.l. avrebbe contribuito alla cessione di un credito inesigibile (originario credito di euro 1.599.093,29 nei confronti di Energeticambiente s.r.l.) a una società 'fantasma' riconducibile a Pizzimbone (GBP Investment), operazione che ha poi permesso la cessione onerosa alla fallenda Consorzio Ambiente 2.0 Scarl per euro 1.200.000,00 effettivamente incassati e versati su un conto estero riconducibile a Pizzimbone. In cassazione Ventura ha impugnato la conferma delle condanne per tre motivi principali: (1) errata qualificazione della sua posizione come amministratore effettivo anziché mero rappresentante formale; (2) omissione di assunzione o valutazione di prove decisive (esame dell'imputato, mancata valutazione della consulenza tecnica di parte e mancata perizia); (3) vizio di motivazione nella determinazione della pena (discosto dal minimo edittale e ultra petita).

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso in tutte le sue parti. Ha ritenuto la motivazione dei giudici di merito adeguata e coerente: i giudici avevano valorizzato elementi fattuali (apertura di conto corrente intestato alla Riviera, trasferimenti di somme, firma degli atti di cessione, acquisizione della totalita' delle quote, rapporto pregresso con Pizzimbone) come indici della gestione effettiva della societa' da parte di Ventura. Sul profilo delle garanzie difensive e dell'esame dell'imputato la Corte ha rilevato che a Ventura erano state concesse piu' occasioni per l'esame e che l'imputato non si era presentato, per cui non sussiste la nullita' lamentata; in appello l'ammissione dell'esame ex novo e' rimessa a specifica esigenza indicata dalla parte e, comunque, la mancata perizia o perizia non disposta e' decisione discrezionale del giudice e non rilevante in cassazione salvo indicazione puntuale di prova decisiva omessa. Sulla dosimetria la Corte ha ritenuto legittimo il lieve scostamento dal minimo edittale in base a valutazioni di merito. Il ricorso e' stato quindi respinto e Ventura e' stato condannato al pagamento delle spese del procedimento in cassazione; nulla e' dovuto per le spese di parte civile.

Norme richiamate

  • art. 173 disp. att. cod. proc. pen.

    Richiamato come limite procedurale alla motivazione in cassazione: il ricorso enuncia i motivi nei limiti strettamente necessari per la motivazione (richiamo formale alla disciplina dei termini di motivazione)

  • art. 606 cod. proc. pen., lett. d)

    La disposizione e' stata richiamata in relazione alla dedotta omissione di assunzione o travisamento di prove decisive; la Corte ricorda che l'assenza di richiesta di perizia o la mancata esecuzione di accertamenti discrezionali non rientra automaticamente nelle prove decisive ai sensi di questa norma

  • art. 178, comma 1, lett. c) cod. proc. pen.

    Richiamata dal ricorrente con riferimento a una presunta nullita' per violazione delle garanzie difensive; la Corte ha ritenuto la doglianza infondata avendo l'imputato piu' volte mancato alle udienze fissate per il suo esame

  • art. 182, commi 2 e 3 cod. proc. pen.

    Richiamato in relazione all'onere di eccezione immediata della nullita' durante il dibattimento; la Corte ha sottolineato che la mancata eccezione puo' determinare la decadenza dalla facolta' di far valere la nullita'

  • art. 495, comma 2 cod. proc. pen.

    Richiamato nel contesto della distinzione tra mezzi di prova disponibili alle parti e mezzi neutrali come la perizia: la Corte ha osservato che le prove neutre restano nella discrezionalita' del giudice e non rientrano automaticamente nella tutela ex art. 606 lett. d

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Applicata per la condanna alle spese processuali del ricorrente in caso di rigetto del ricorso

Massime di principio

  • La qualifica di amministratore 'di fatto' puo' essere ricavata da plurimi indici comportamentali (apertura e uso di conti societari, sottoscrizione di atti societari, trasferimenti di somme, detenzione delle quote) e non solo dalla titolarita' formale di cariche: il giudice di merito puo' valorizzare tali elementi per ritenere la responsabilita' penale.
  • La mancata comparizione dell'imputato alle udienze fissate per il suo esame e la scelta di non disconoscere formalmente atti al dibattimento riducono la forza probatoria delle dichiarazioni rese in fase investigativa; il disconoscimento tardivo e non formalizzato e' spesso ritenuto non credibile.
  • La richiesta di perizia e' rimessa alla discrezionalita' del giudice: la mancata nomina di un consulente tecnico non costituisce automaticamente vizio impugnabile in cassazione, salvo che la parte indichi in modo specifico quali risultati decisivi sarebbero stati ottenuti con l'accertamento.
  • Le doglianze generiche sulla mancata valutazione di una consulenza tecnica di parte non sono sufficienti: il ricorrente deve indicare con precisione quali argomentazioni della c.t.p. erano decisive e come esse sarebbero state travisate nella motivazione.
  • Le questioni di merito relative alla valutazione delle prove e alla quantificazione della pena sono in larga parte sindacabili solo in presenza di manifesta illogicita' o di totale carenza di motivazione; discrezionalita' giudiziale ben motivata resiste al controllo di legittimita'.
  • Per un'adeguata difesa, l'iniziativa processuale attiva (comparire alle udienze, eccepire tempestivamente nullita', documentare le esigenze di rinnovazione istruttoria) e' essenziale: omissioni o comportamenti passivi possono precludere censure in sede di impugnazione.

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