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Sentenza civile

Cassazione Civile, Sentenza n. 29848/2022 del 12/10/2022

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

I ricorrenti impugnano la sentenza della Corte d'Appello di Catania che aveva accolto la domanda di rivendicazione proposta da Coletta e Romano, lamentando che i giudici di merito avrebbero deciso in favore dei controricorrenti sulla sola base del rigetto dell'eccezione riconvenzionale di usucapione proposta dai ricorrenti in via subordinata, con conseguente illegittima inversione dell'onere della prova; inoltre censuravano il travisamento delle risultanze della CTU e l'omesso esame dell'appello incidentale relativo al regolamento di confini.

La decisione

La Suprema Corte ha parzialmente accolto i primi due motivi del ricorso ritenendo che la Corte d'appello abbia errato nel fondare la decisione sulla mera negazione dell'usucapione formulata in via subordinata dai convenuti e, più in generale, abbia travisato i principi sull'onere probatorio nella rivendicazione. La Cassazione ha quindi cassato la sentenza impugnata e ha rinviato la causa alla Corte d'Appello di Catania, in diversa composizione, per un nuovo esame del fatto e delle prove secondo i principi di diritto affermati; ha altresì disposto che la decisione di rinvio contempli le spese del presente giudizio di legittimità.

Norme richiamate

  • art. 112 c.p.c.

    richiamato in relazione ai vizî di motivazione e agli artt. di legittimità; funge da parametro per verificare corretta esposizione e decisione da parte della Corte d'appello

  • art. 360, primo comma, nn. 3 e 5 c.p.c.

    consente la censura per violazione di legge e per omessa o contraddittoria motivazione su punto decisivo; la Corte ha accolto i motivi in base a tali criteri

  • art. 948 c.c.

    regola l'azione di rivendicazione: il titolare del diritto deve provare il proprio diritto e la legittimazione passiva è posta in capo a chi di fatto possiede o detiene la cosa

  • art. 2697 c.c.

    principio sull'onere della prova: nella rivendicazione grava sul ricorrente l'onere di provare l'acquisto della proprietà o il titolo che lo giustifica; l'eccezione di usucapione del convenuto non sposta automaticamente tale onere

Massime di principio

  • Nell'azione di rivendicazione l'attore deve provare il proprio diritto di proprietà con rigore, dimostrando un acquisto a titolo originario o risalendo tramite i danti causa fino a un acquisto originario, salvo che il convenuto abbia ammesso fatti che attenuino quell'onere
  • La proposizione, anche in via riconvenzionale o meramente eccezionale, dell'usucapione da parte del convenuto non comporta di per sé un riconoscimento che attenui l'onere probatorio del rivendicante; dunque il semplice rigetto dell'usucapione non può equivalere a prova indiretta della proprietà del rivendicante
  • L'onere probatorio può attenuarsi solo se il convenuto, con le sue affermazioni o prove, ha implicitamente o esplicitamente riconosciuto la precedente appartenenza del bene al rivendicante o a un suo dante causa (es. ammissione che il bene era di proprietà dell'attore fino a una certa epoca)
  • Il giudice del merito deve comunque valutare d'ufficio l'esistenza, validità e rilevanza del titolo dedotto dall'attore a fondamento della rivendicazione, indipendentemente dalle eccezioni del convenuto
  • In casi simili, se il convenuto invoca usucapione iniziata in epoca successiva al titolo dell'attore, ciò non modifica il regime probatorio a favore del rigore richiesto al rivendicante, salvo che emergano elementi di fatto che comportino un'ammissione tacita della titolarità originaria del rivendicante

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