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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 15236/2025 del 17/04/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso avverso la conferma in appello della condanna per false comunicazioni sociali (art. 2621 c.c. e art. 2632 c.c.), per avere, in qualità di amministratore di FARMER OIL s.r.l., approvato bilanci 2017-2018 con utili fittizi (circa €1.603.804 e €4.877.044) e deliberato un aumento di capitale fittizio (20/01/2020 da €10.000 a €6.000.000) al fine di ottenere una licenza per deposito fiscale. La difesa deduceva: mancanza di consapevolezza della falsità (i bilanci sarebbero stati redatti prima dell'ingresso dell'imputato), ruolo marginale del ricorrente, affidamento sui documenti contabili e attività illecite riconducibili ad altri coimputati; e, infine, vizio nella motivazione sul diniego delle circostanze attenuanti (art. 62-bis c.p.).

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto che la ricostruzione dei giudici di merito fosse logica e supportata da elementi probatori: acquisto della società a prezzo irrisorio (poco superiore a €2.000) seguito, dopo due mesi, da bilanci con ricavi multimilionari; indagini della Guardia di Finanza e delle dichiarazioni investigative che hanno evidenziato l'assenza di un deposito e la fittizietà delle rimanenze; il ricorrente, in qualità di amministratore, ha presentato i bilanci e la relazione ai soci, potendo essere valutata la sua consapevolezza; l'aumento di capitale era finalizzato, secondo lo stesso imputato, all'ottenimento della licenza. I motivi di cassazione sono stati considerati infondati o inammissibili (come le deduzioni generiche su procedimenti paralleli). Condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 2621 cod. civ. (false comunicazioni sociali)

    La norma, anche dopo la modifica operata dalla legge 27/05/2015 n.69, richiede la prova di una struttura soggettiva complessa: dolo generico (rappresentazione mendace), dolo specifico (conseguimento di un ingiusto profitto) e la consapevolezza di esporre fatti materiali non rispondenti al vero. Non è sufficiente la mera violazione di norme contabili: la consumazione del reato richiede che l'agente si allontani consapevolmente da criteri tecnici accettati in modo idoneo a trarre in inganno i destinatari.

  • art. 2632 cod. civ.

    Norma richiamata nel capo di imputazione (natura e relazione con le false comunicazioni sociali), rilevante nell'ambito delle falsificazioni di documenti societari e della rappresentazione contabile; la sua evdenzia rafforza l'accusa di falsità nei bilanci.

  • art. 62-bis cod. pen.

    In tema di concessione delle circostanze attenuanti generiche, il giudice non è tenuto a menzionare e valutare tutti gli elementi favorevoli o sfavorevoli presenti negli atti; è sufficiente che motivi riferendosi agli elementi ritenuti decisivi o rilevanti. Il diniego è insindacabile in Cassazione se sorretto da motivazione logica e priva di vizi.

  • legge 27 maggio 2015, n. 69

    Ha modificato la disciplina dell'art. 2621 c.c.: sebbene sia venuto meno il riferimento esplicito all'intenzione di ingannare "i soci o il pubblico", resta necessario provare il fine di profitto ingiusto e, soprattutto, la consapevolezza della non veridicità dei fatti esposti in bilancio.

Massime di principio

  • La consapevolezza della falsità dei dati contabili non si esclude automaticamente perché le scritture erano anteriori all'ingresso in società: chi assume ruoli amministrativi e approva/presenta i bilanci può essere ritenuto consapevole se emergono elementi forti contraddittori (es. acquisto a prezzo irrisorio seguito da utili multimilionari).
  • L'affidamento sui documenti o sul commercialista non è di per sé scusante quando il soggetto, in qualità di amministratore, ha la possibilità e il dovere di valutare la veridicità delle scritture e firma o illustra la relazione di bilancio.
  • Circostanze indiziarie (prezzo di acquisto fuori mercato, assenza materiale delle rimanenze, dichiarazioni investigative, comportamento dell'imputato) possono costituire prova lógica e sufficiente del dolo complesso richiesto dalla norma sulle false comunicazioni sociali, purché il giudice motivi coerentemente l'inferenza.
  • La Corte di Cassazione limita il suo sindacato alla verifica della coerenza logico-argomentativa della motivazione: non può riformare la valutazione del merito né sostituirsi al giudice in fatto, salvo manifesta illogicità o vizio di motivazione.
  • Sul diniego delle attenuanti generiche, è legittimo che il giudice si limiti a motivare sulla base degli elementi ritenuti decisivi; la mera omissione di valutare ogni singolo elemento favorevole non comporta automaticamente vizio di motivazione.
  • Eccezioni relative a fatti giudicati in procedimenti paralleli richiedono deduzioni specifiche e pertinenti rispetto alla posizione personale dell'imputato; deduzioni generiche sono inammissibili.

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