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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 22117/2025 del 12/06/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione della condanna per detenzione e porto illegali di arma comune da sparo per quattro motivi principali: (1) violazione procedurale e mancata verifica dell'efficienza dell'arma per assenza di perizia balistica (si contestava la valutazione della funzionalità basata solo sulle dichiarazioni degli agenti e su prove sommarie: grilletto e tamburo funzionanti, arma lubrificata); (2) carenza dell'elemento soggettivo (dolo), in ragione della anzianità di fabbricazione dell'arma, delle cattive condizioni e della qualità dell'imputato titolare di porto d'armi; (3) omissione di valutare l'assorbimento per continenza della detenzione nel porto, sostenendo che le condotte erano contestuali; (4) (richieste difensive e relativi rilievi procedurali in appello).

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto che: (a) la valutazione della potenziale efficienza dell'arma basata su verifiche in sito (grilletto e tamburo funzionanti, arma lubrificata, modalità di occultamento nel vano portaoggetti dello scooter) fosse sufficiente a provare l'elemento oggettivo del reato; l'assenza di una perizia balistica non è decisiva quando gli elementi emersi dimostrano la potenziale idoneità allo sparo; (b) l'elemento soggettivo (dolo) è provato dalle circostanze fattuali (modalità di rinvenimento e trasporto, occultamento in maglietta, uso esclusivo del ciclomotore, lubrificazione dell'arma e la qualità di titolare di porto d'armi), e la motivazione dei giudici di merito non è apparente; (c) non sussiste assorbimento per continenza del reato di detenzione nel porto perché le due condotte sono state ritenute scindibili nel tempo (porto realizzato dieci giorni prima dell'intervento della polizia e successiva detenzione continuata per dieci giorni), pertanto la sentenza di merito è confermata.

Norme richiamate

  • art. 606, lett. b) cod. proc. pen.

    Invocato dal ricorrente per vizio di motivazione; la Corte ha ritenuto che la motivazione dei giudici di merito fosse sufficiente e coerente con gli elementi di fatto.

  • art. 110 cod. pen.

    Richiamato in relazione alla cooperazione nel reato e alla disciplina delle norme penali richiamate; nel contesto non ha mutato l'esito perché la responsabilità è stata ritenuta personale e adeguatamente motivata.

  • legge 2/10/1967, n. 895 (artt. 2, 4, 7) - richiamata come sostituita

    Norme sul possesso e trasporto di armi richiamate nel quadro normativo applicato; la Corte ha applicato i principi sostanziali relativi alla configurabilità di arma e al divieto di porto/detenzione non autorizzata.

  • legge 14/10/1974, n. 497 (artt. 10, 12, 14)

    Norme sostitutive citate in materia di armi; interpretate dalla Corte nel senso che la potenziale efficienza dell'arma rientra nella disciplina sanzionatoria.

  • legge 18/04/1975, n. 110 (art. 23, comma terzo)

    Utilizzata per definire la nozione di arma comune da sparo e le relative implicazioni: la Corte ha ritenuto che la potenziale efficienza, anche se non provata tramite perizia, può far rientrare lo strumento nella definizione normativa.

  • art. 697 cod. pen.

    Richiamato nel quadro delle norme penali connesse alla materia; la Corte non ha ritenuto che la citazione di tale norma alterasse la valutazione complessiva della responsabilità.

  • art. 42 cod. pen.

    Richiamato dal ricorrente in ordine all'elemento soggettivo; la Corte ha interpretato che la motivazione di merito ha dimostrato la coscienza e volontà (dolo) richieste dalla fattispecie.

  • artt. 15 e 71 cod. pen.

    Richiamati in relazione a concorso di norme e valutazioni di continenza/assorbimento; la Corte ha ritenuto applicabili i principi giurisprudenziali sul rapporto tra porto e detenzione e sulla punibilità autonoma delle due condotte quando non contemporanee.

  • art. 5 cod. pen.

    Citato nella motivazione giurisprudenziale (errore su legge irrilevante): la Corte conferma che l'errata convinzione circa la licenza non esclude responsabilità quando siano dimostrate coscienza e volontà della disponibilità dell'arma.

Massime di principio

  • Per qualificare uno strumento come "arma" rileva la sua potenziale efficienza: non è sempre necessaria una perizia balistica se dai fatti emergono elementi concreti (componenti funzionanti, lubrificazione, modalità di occultamento e trasporto) che dimostrano idoneità allo sparo.
  • L'assenza di perizia tecnica non è decisiva quando la valutazione dei giudici di merito è basata su riscontri oggettivi e logici derivanti dall'atto di rinvenimento e dalle verifiche effettuate dagli operatori qualificati.
  • Il dolo nella detenzione/porto illegale di armi può essere desunto dalle circostanze (possesso materiale, modalità di conservazione/trasporto, conoscenza tecnica o titolo di porto d'armi) e non richiede prova dell'intenzione esplicita oltre alla coscienza e volontà di avere l'arma a disposizione.
  • I reati di porto e di detenzione non si assorbono automaticamente: l'assorbimento per continenza è possibile solo se la detenzione ha inizio contestualmente al porto e non risulta che l'arma fosse stata già detenuta; se le condotte si svolgono in momenti diversi è configurabile il concorso di reati.
  • In situazioni analoghe, la difesa dovrebbe evidenziare fatti che escludano la potenziale efficienza (es. prova tecnica contraria), la consapevolezza dell'imputato circa la funzionalità, o la contemporaneità delle condotte per ottenere l'assorbimento; altrimenti i giudici valuteranno la totalità degli elementi fattuali.

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