Provvedimento AGCM I847 n. 30740 del 18/07/2023
GARE D'APPALTO BANDITE DALL'ARSENALE MARINA MILITARE DI TARANTO
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeL’AGCM ha accertato un’intesa orizzontale segreta tra le principali imprese dell’indotto di Taranto, incluse le consorziate del CNT e del SICAN Taranto e MAREN, relativa alle gare bandite dall’Arsenale della Marina Militare di Taranto nel 2018-2019. La condotta ha riguardato sia le procedure ristrette per Nave San Marco, Nave Saturno e Nave Tremiti, sia le 11 procedure in economia derivanti dal frazionamento della gara 4118/18. L’Autorità ha ritenuto provata una strategia di spartizione delle commesse mediante offerte incrociate, offerte di comodo e astensioni coordinate, con allocazione "a tavolino" degli affidamenti e sanzioni pecuniarie individuali, ridotte nei limiti del fatturato rilevante per talune imprese.
Arsenale Marina Militare di Taranto: cartello tra imprese locali su gare navali 2018-2019, accertato e sanzionato ex art. 101 TFUE
I847 - Gare d'appalto bandite dall'Arsenale Marina Militare di Taranto
Il provvedimento riguarda un cartello orizzontale segreto tra le principali imprese dell’indotto navale di Taranto, attivo nelle gare bandite dall’Arsenale della Marina Militare di Taranto tra ottobre 2018 e marzo 2019. L’Autorità ha ritenuto che le Parti abbiano coordinato le proprie offerte e astensioni per spartirsi le commesse e neutralizzare il confronto concorrenziale.
Parti e quadro fattuale
Le Parti comprendono imprese, consorzi e ATI operanti nel settore navale e metalmeccanico locale, tra cui COMERIN, COMES, Electra, IMET, MIB, MAREN, OFFICINE Jolly, OMEGA, RIT, TECHNOMONT, TPS, SIPLES, Consorzio CHIOME, Chiome e CNT. Il procedimento è stato avviato nel 2021 a seguito di una segnalazione della Marina Militare e di ulteriori elementi acquisiti dalla Guardia di Finanza, in un contesto che si intreccia con un procedimento penale pendente.
Mercato rilevante e gare interessate
L’Autorità ha ricondotto il caso al mercato delle gare per lavori e servizi di manutenzione su navi militari in sosta presso l’Arsenale di Taranto e servizi logistici connessi. Le procedure coinvolte sono:
- le ristrette 4110/18, 4111/18, 4112/18, 4114/18 e 4118/18;
- le 11 procedure in economia 5658/18, 5659/18, 5660/18, 5661/18, 5662/18, 5663/18, 5664/18, 5665/18, 5666/18, 5667/18 e 5671/18.
Le gare riguardavano, tra l’altro, motori, ponti interni ed esterni, bonifiche casse e sentine, carpenteria, impianti di sollevamento, impianti oleodinamici, condizionamento, impianti elettrici, impianti ausiliari e calderine.
Origine e sviluppo dell’intesa
Secondo l’AGCM, la strategia collusiva si sviluppa in due fasi:
- tra il 25 e il 30 ottobre 2018, con la diserzione concertata della 4118/18 e la spartizione delle gare ristrette 4110/18, 4111/18, 4112/18 e 4114/18;
- tra il 23 novembre e il 7 dicembre 2018, con la spartizione delle 11 economie derivanti dal frazionamento della 4118/18.
Lo schema si fondava su una partecipazione "a scacchiera":
- una sola offerta vincente per ciascuna procedura;
- offerte di comodo o di copertura per garantire il numero minimo di offerte;
- astensioni reciproche in gare di interesse altrui;
- modifiche concordate alle ATI per riequilibrare i guadagni.
Ruolo dei consorzi e delle ATI
Il provvedimento descrive un indotto fortemente organizzato in consorzi e ATI:
- il CNT, con regole interne e potenzialità ripartite tra i consorziati;
- il Consorzio CHIOME, collegato a CHIOME e RIT;
- il SICAN Taranto, cui facevano capo COMES, MIB e IMET.
L’AGCM ha ritenuto che questi strumenti, pur leciti in sé, siano stati piegati a finalità anticoncorrenziali: le ATI non servivano solo a soddisfare i requisiti tecnici, ma a distribuire il valore complessivo delle commesse fra i partecipanti al cartello.
Prove istruttorie e riscontri
Il cuore probatorio è costituito da intercettazioni ambientali e telefoniche, che documentano:
- incontri tra le imprese già prima della scadenza delle gare;
- scambi di informazioni sui lotti, sugli importi e sui soggetti da designare vincitori;
- la preparazione di un "foglietto" con l’elenco delle procedure e delle assegnazioni;
- la definizione delle terne di imprese necessarie per non far andare deserte le gare;
- il coordinamento delle ATI e delle quote di lavorazione.
L’Autorità ha considerato particolarmente significativi anche i riscontri sugli esiti di gara: ribassi molto contenuti nelle procedure ristrette e, nelle economie, combinazioni di offerte allineate o insufficienti a competere realmente.
Valutazione delle difese
Le difese delle Parti si sono basate su alcuni argomenti ricorrenti:
- le gare sarebbero state aperte e, nelle economie, svolte sul MEPA;
- i requisiti tecnici e geografici avrebbero ristretto naturalmente la platea;
- la partecipazione in ATI sarebbe stata necessaria per ragioni operative;
- i ribassi sarebbero stati coerenti con la scarsa remuneratività delle commesse;
- alcune società avrebbero avuto un ruolo marginale o non sarebbero state coinvolte nel procedimento penale.
L’AGCM ha respinto tali rilievi, osservando che la collusione è compatibile anche con mercati ristretti e con gare formalmente aperte, e che i requisiti di gara, pur legittimi, non escludono il cartello. Ha inoltre evidenziato che la partecipazione variabile delle imprese non esclude la natura unica e continuata dell’intesa.
Qualificazione giuridica
L’Autorità ha qualificato la condotta come intesa orizzontale segreta di ripartizione del mercato, vietata dall’art. 101, par. 1, TFUE e, in via sistematica, dagli artt. 2 L. 287/1990 e 101 TFUE. Ha escluso la necessità di provare effetti concreti sul mercato, trattandosi di un cartello per oggetto (hardcore).
Ha inoltre ritenuto integrato il pregiudizio al commercio tra Stati membri, anche in ragione della rilevanza comunitaria di alcune procedure di gara.
Gravità, durata e sanzioni
L’infrazione è stata ritenuta molto grave per natura, segretezza, rappresentatività dei partecipanti e piena attuazione. La durata è stata individuata almeno dal 25 ottobre 2018 fino alla scadenza dell’ultima gara condizionata, il 19 marzo 2019.
Ai fini sanzionatori, l’AGCM ha applicato le Linee guida sulle sanzioni, calcolando il valore delle vendite interessate sulle commesse aggiudicate o sui valori a base d’asta rilevanti. Per TPS, COMERIN, MAREN, Consorzio CHIOME e TECHNOMONT è stata applicata anche l’aggravante del 20% per la precedente intesa del 2015.
Le sanzioni finali irrogate sono state:
- Co.m.e.r.i.n. S.r.l.: 22.287,50 euro;
- COMES S.p.A.: 28.438,45 euro;
- Consorzio Chio.me - Chiome S.r.l.: 18.149,10 euro;
- Consorzio Navalmeccanico Taranto-C.N.T.: 45.343,90 euro;
- Electra S.r.l.: 26.698,37 euro;
- IMET S.r.l.: 49.881,23 euro;
- Manutenzione Impianti e Bonifiche Meridionali S.r.l.: 40.216,64 euro;
- Maren S.r.l.: 54.375,96 euro;
- Officine Jolly S.r.l.: 47.421,04 euro;
- Omega Engineering Marine S.r.l.: 33.071,02 euro;
- R.I.T. S.r.l.: 4.163,50 euro;
- S.I.P.L.E.S. S.r.l.: 59.869,10 euro;
- Technomont Taranto S.r.l.: 14.938,03 euro;
- TPS Taranto S.r.l.: 44.078,53 euro.
L’Autorità ha inoltre ordinato la cessazione immediata delle condotte e la loro futura astensione, con pagamento entro 90 giorni dalla notifica.
Punti principali
Parti e contesto del procedimento
Il procedimento ha riguardato 15 soggetti tra imprese, consorzi e ATI operanti nell’indotto navale di Taranto: tra gli altri COMERIN, COMES, Electra, IMET, MIB, MAREN, OFFICINE Jolly, OMEGA, RIT, TECHNOMONT, TPS, SIPLES, Consorzio CHIOME, Chiome e CNT. L’istruttoria è nata da una segnalazione della Marina Militare e da ulteriori elementi della Guardia di Finanza, anche nell’alveo di un parallelo procedimento penale.
Mercato interessato e gare coinvolte
L’Autorità ha definito il mercato come quello delle gare per servizi di manutenzione di navi militari in sosta presso l’Arsenale di Taranto e servizi connessi. Le gare interessate sono le ristrette 4110/18, 4111/18, 4112/18, 4114/18 e 4118/18, nonché le 11 procedure in economia 5658/18-5667/18 e 5671/18 derivanti dal frazionamento della 4118/18.
Struttura del cartello e modalità operative
Secondo l’AGCM, le imprese hanno coordinato le strategie di partecipazione per eliminare il confronto competitivo: diserzione concertata della 4118/18, un’unica offerta per le altre gare ristrette, e poi, nelle economie frazionate, offerte incrociate, offerte di copertura e astensioni selettive. Il cartello è stato attuato anche mediante la costituzione e modulazione di ATI, usate in modo distorto per distribuire il valore delle commesse tra i sodali.
Prova dell’intesa e valutazione delle difese
L’Autorità ha valorizzato soprattutto intercettazioni ambientali e telefoniche, da cui emergono contatti continui tra i rappresentanti delle imprese, la compilazione di un "foglietto" con la ripartizione delle gare e la definizione degli aggiudicatari e delle terne di offerte perdenti. Le difese, incentrate su scarsa redditività, specificità tecnica dei lavori, requisiti di qualificazione, funzione lecita delle ATI e mancato coinvolgimento penale di talune società, sono state ritenute non idonee a scalfire la prova del cartello.
Esito e sanzioni
L’AGCM ha accertato la violazione dell’art. 101 TFUE, ordinando la cessazione immediata delle condotte e irrogando sanzioni complessive di modesta entità rispetto al fatturato di molte imprese, ma con importi differenziati. Le sanzioni finali variano, tra le principali, da 4.163,50 euro per RIT a 59.869,10 euro per SIPLES; a COMES 28.438,45 euro, a MAREN 54.375,96 euro, a CNT 45.343,90 euro, a TPS 44.078,53 euro.
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