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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 23130/2025 del 20/06/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

La ricorrente impugnava la conferma della condanna per occupazione abusiva di un alloggio popolare, deducendo: 1) violazione di legge e vizio di motivazione per il mancato riconoscimento della causa di non punibilità ex art. 131-bis c.p., sostenendo il carattere occasionale e la breve durata dell'occupazione (basata su una testimonianza); 2) violazione di legge e illegittimità della determinazione della pena perché, secondo la ricorrente, il fatto sarebbe stato consumato il 16/01/2018 (data dell'accertamento dalla polizia) e quindi la pena avrebbe dovuto essere determinata disgiuntamente, evitando l'applicazione di norme successive più sfavorevoli.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché manifestamente infondato. Ha rilevato che l'occupazione abusiva era iniziata nel 2005, mostrando carattere abituale e prolungato che escludeva l'applicazione dell'art. 131-bis c.p. Ha poi qualificato il reato come permanente: la permanenza cesserebbe solo con l'allontanamento dell'imputata o con la restituzione dell'immobile, fatto non provato; la condotta è pertanto ritenuta protratta fino alla sentenza del Tribunale del 30/03/2023, con conseguente applicazione della normativa penale vigente a quella data (comprese le regole sul cumulo delle pene). Conseguentemente la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e a versare euro 3.000,00 alla Cassa delle Ammende.

Norme richiamate

  • art. 131-bis cod. pen.

    La norma sulla causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto non è stata ritenuta applicabile perché la condotta dell'occupazione era abituale e protratta nel tempo (iniziata nel 2005), caratteristica incompatibile con il requisito di occasionalità richiesto dall'art. 131-bis.

  • giurisprudenza - Cass. Sez. 2, n. 29657 del 27/03/2019

    Principio secondo cui l'occupazione abusiva protratta nel tempo configura un reato permanente la cui permanenza cessa solo con l'allontanamento dell'occupante o con la restituzione dell'immobile; la prosecuzione dopo la sentenza costituisce nuova ipotesi di reato.

  • principio di irretroattività della legge penale più sfavorevole

    Il Collegio ha ritenuto applicabile la normativa vigente al momento della cessazione della permanenza (o della sentenza), poiché il reato è permanente e non si è dimostrato che l'occupazione fosse terminata anteriormente; dunque non si è configurata violazione del principio di irretroattività a carico della ricorrente.

Massime di principio

  • La causa di non punibilità ex art. 131-bis c.p. richiede una condotta occasionale e non abituale: occupazioni protratte nel tempo (anni) escludono normalmente la sua applicazione.
  • L'occupazione abusiva è reato permanente: rileva la durata della permanenza e la cessazione si verifica solo con l'effettivo allontanamento o restituzione dell'immobile; pertanto la normativa penale applicabile è quella vigente al momento della cessazione della permanenza o della sentenza se la permanenza non è terminata prima.
  • Se l'imputata afferma che la condotta è cessata in una data anteriore, grava su di lei l'onere di fornire prove convincenti della effettiva restituzione/cessazione; mere deduzioni difensive non sono sufficienti.
  • In ricorso per cassazione i motivi manifestamente infondati possono determinare l'inammissibilità e l'imposizione delle spese processuali e di sanzioni alla parte ricorrente.
  • Quando si contesta la temporalità del fatto, è fondamentale distinguere tra data di accertamento (atto di polizia giudiziaria) e tempus commissi delicti nel caso di reati permanenti: l'accertamento non interrompe la permanenza se l'occupazione continua.

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