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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 42773/2024 del 21/11/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza di riesame che aveva confermato il sequestro preventivo disposto dal GIP (2 aprile 2024) su denaro contante, assegni, orologi di pregio e un bracciale con diamanti. Il ricorrente contestava la sussistenza del fumus commissi delicti rispetto ai reati contestati (reati fiscali, trasferimento fraudolento di valori e riciclaggio connessi a frodi carosello nel settore petrolifero), deducendo che era solo un commercialista che forniva consulenza alla Ingrocarb srl e fungeva da intermediario per modelli telematici e dichiarazioni; che la presenza di più società presso il suo studio era prassi; che mancavano prove del dolo, del reato presupposto del riciclaggio e della sua partecipazione; che non era stata adeguatamente valutata la sua capacità reddituale a giustificare il possesso dei valori sequestrati.

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso in Cassazione inammissibile. Ha ritenuto che, ai sensi dell'art. 325 cod. proc. pen., il ricorso contro ordinanze di riesame è ammesso solo per violazione di legge e non per semplici vizi logici della motivazione. Il Collegio ha ritenuto che l'ordinanza impugnata contenesse una motivazione adeguata, valorizzando elementi investigativi decisivi (intercettazioni, rapporti personali con coindagati, dichiarazioni confessorie di un coindagato Tedesco Salvatore) che, a suo giudizio, giustificavano l'astratta configurabilità dei reati. Anche il periculum in mora è stato giudicato adeguatamente motivato, in considerazione dell'elevato profitto sequestrabile e della facilità di dispersione dei beni. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di euro 3000 alla Cassa delle Ammende.

Norme richiamate

  • art. 321 cod. proc. pen.

    Norma che autorizza il sequestro preventivo di beni quando vi è necessità di assicurare la prova o la confisca del profitto dei reati; il Tribunale ha applicato tale disposizione per sequestrare denaro e beni ritenuti provento di reati fiscali, trasferimento fraudolento di valori e riciclaggio.

  • art. 325, comma 1, cod. proc. pen.

    art. 325, comma 1, cod. proc. pen.

    Stabilisce che il ricorso per cassazione avverso le ordinanze di riesame relative a misure cautelari reali è ammesso solo per violazione di legge; la Corte ha richiamato questa limitazione per escludere ricorsi fondati su critiche della motivazione che non configurino un vero errore di diritto.

  • art. 606, comma 1, lett. e) cod. proc. pen.

    art. 606, comma 1, lett. e) cod. proc. pen.

    Riferimento alla previsione delle censure per vizio della motivazione; la Corte ha precisato che, tuttavia, sotto l'angolo applicativo dell'art. 325, non tutte le critiche della motivazione sono utilizzabili in cassazione contro ordinanze di riesame, salvo che la motivazione sia radicalmente carente o priva dei minimi requisiti.

Massime di principio

  • Avverso ordinanze di riesame su misure cautelari reali la Cassazione è ammissibile soltanto per violazione di legge (art. 325 c.p.p.); critiche meramente logiche o probatorie alla motivazione sono generalmente inammissibili.
  • Per confermare sequestri preventivi il giudice valuta elementi investigativi concreti (intercettazioni, rapporti con coindagati, dichiarazioni confessorie) che possano costituire fumus commissi delicti anche in sede di astratta configurabilità dei reati.
  • La prova dell'assenza di dolo o dell'irrilevanza di rapporti professionali richiede elementi di fatto idonei a controbilanciare le risultanze investigative; la mera qualifica professionale o la prassi non sono di per sé sufficienti.
  • Il periculum in mora si valuta anche in relazione all'entità dell'ipotizzabile profitto del reato e alla natura dei beni (facilità di occultamento o dispersione); sequestri cautelari possono essere considerati proporzionati quando il valore sequestrato è solo una parte di un profitto presumibile molto più ampio.
  • Chi propone ricorso in Cassazione contro ordinanze di riesame dovrebbe concentrarsi su vizi di diritto chiari e documentabili (error in iudicando o in procedendo) o sulla palese carenza motivazionale, altrimenti il ricorso rischia l'inammissibilità con condanna a spese e ammenda.

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