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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 20476/2026 del 03/06/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

De Luca era stato condannato in primo e secondo grado per i reati di sostituzione di persona (art. 494 c.p.) e truffa (art. 640 c.p.). Con ricorso per Cassazione la difesa censurava: (i) un presunto travisamento delle prove rispetto alla sottoscrizione delle bolle di consegna; (ii) mancata considerazione e contraddittorietà delle dichiarazioni a discarico e omissione acquisizione di documenti (contratto TIM); (iii) infondatezza della configurabilità della truffa per mancanza di identità tra la persona indotta in errore e il soggetto danneggiato; (iv) vizio di motivazione sul trattamento sanzionatorio e mancata applicazione dell'art. 131-bis c.p. (tenuità del fatto). Durante il procedimento di Cassazione la querelante Toscano Achiropita ha rimesso la querela, dichiarazione accettata dall'imputato.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto i primi due motivi generici o manifestamente infondati: la responsabilità per la sostituzione di persona è fondata su un robusto compendio probatorio (scheda tecnica dell'installatore, contatti telefonici riferiti al numero indicato in fase di attivazione, consegne effettuate all'indirizzo dei genitori dell'imputato, firme e riconoscimenti fotografici). La remissione di querela ha estinto il reato di truffa ai sensi dell'art. 152 c.p.; per tale capo la sentenza è stata annullata senza rinvio. Quanto al reato residuo (sostituzione di persona), la sentenza è stata annullata con rinvio ad altra Sezione della Corte d'Appello di Catanzaro per nuovo giudizio, anche al fine di riconsiderare il trattamento sanzionatorio e l'eventuale applicazione dell'art. 131-bis c.p., posto che la declaratoria di estinzione può incidere sul computo e sulla continuazione con il reato più grave. Pertanto il ricorso è stato in gran parte respinto, la condanna per sostituzione di persona è mantenuta nella prospettiva di nuovo esame e la truffa è estinta per remissione di querela.

Norme richiamate

  • art. 494 cod. pen.

    La fattispecie di sostituzione di persona è reato perseguibile d'ufficio e non è estinto dalla remissione di querela; la Corte ha ritenuto sussistente tale reato sulla base del complesso probatorio raccolto

  • art. 640 cod. pen.

    Il reato di truffa, configurato in primo grado, è stato estinto dalla remissione di querela presentata dalla persona offesa, con accettazione dell'imputato; perciò la pronuncia è stata annullata senza rinvio per tale capo

  • art. 152 cod. pen.

    La Corte ha applicato il principio per cui la remissione della querela estingue il reato perseguibile a querela di parte: effetto estintivo operativo sul capo di truffa ma non sui reati perseguibili d'ufficio

  • art. 131-bis cod. pen.

    La Corte ha richiamato la necessità che il giudice del rinvio valuti la possibile applicazione della causa di esclusione della punibilità per tenuità del fatto, anche alla luce della eliminazione del reato più grave che partecipava al conteggio e alla continuazione

  • art. 173, comma 1, disp. att. cod. proc. pen.

    Il ricorso per cassazione era soggetto ai limiti di specificazione dei motivi; la Corte ha ritenuto alcuni motivi 'aspecifici' o generici e quindi inidonei a determinare l'annullamento

Massime di principio

  • La remissione di querela estingue il reato perseguibile a querela di parte (art. 152 c.p.), ma non incide sui reati perseguibili d'ufficio: in casi misti occorre valutare separatamente ciascun capo
  • Se la remissione estingue il reato di maggior gravità che formava oggetto di continuazione, il giudice (o il giudice del rinvio) deve riconsiderare la causa di continuazione e il trattamento sanzionatorio, compresa l'eventuale applicazione dell'art. 131-bis (tenuità)
  • Le doglianze generiche sulla motivazione o sul travisamento della prova sono spesso inammissibili o inefficaci: è necessario indicare con precisione come e perché la valutazione probatoria sarebbe errata, e proporre elementi concreti di fatto che dimostrino il travisamento
  • Le inferenze logiche tratte da un insieme di elementi indiziari (documenti, testimonianze, riconoscimenti fotografici, consegne al domicilio) possono legittimare la responsabilità quando risultano coerenti e non contraddette da prove nette a discarico
  • In appello e in Cassazione il difensore deve sollevare specificamente l'acquisizione o l'assenza di documenti decisivi (es. contratto) e spiegare il nesso probatorio; l'omessa acquisizione va concretamente dimostrata come idonea a mutare il convincimento del giudice

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