Cassazione Penale, Sentenza n. 14490/2025 del 14/04/2025
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
Il ricorrente impugna la sentenza che confermava la condanna per estorsione (art. 629 c.p.) per avere costretto, con la minaccia di ritardare o omettere pagamenti, l'amministratore di fatto della Janco Best a versare complessivamente €13.000 (8.000 + 5.000) nel giugno-luglio 2018. I motivi principali: (i) inesistenza dell'ingiustizia del male minacciato, poiché alla data delle minacce i pagamenti dalla committente IPM avevano già coperto più di quanto dovuto alla Janco Best; (ii) la somma sarebbe derivata da un accordo tra privati (eventuale patto illecito/procacciamento) e quindi non costituirebbe credito non esigibile; (iii) mancanza di nesso causale tra la minaccia e il pagamento, posto che esisteva un contratto con scadenze di pagamento e la vittima avrebbe potuto tutelarsi giudizialmente; (iv) inesistenza di una effettiva diminutio patrimoniale della vittima; (v) alternativa qualificazione dell'azione come esercizio arbitrario delle proprie ragioni (art. 393 c.p.) ove sussista una non irragionevole convinzione di diritto; (vi) dedotta la possibilità di applicare il principio giurisprudenziale che esclude l'estorsione in fattispecie 'precontrattuali' quando il soggetto offeso non subisce un danno rispetto alla situazione antecedente.
La decisione
La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza impugnata con rinvio ad altra sezione della Corte di appello di Bari. Ha ritenuto fondati i primi, secondo, quinto e sesto motivi di ricorso, perché la motivazione della Corte territoriale presenta lacune essenziali: in particolare non ha adeguatamente valutato la cronologia dei pagamenti dalla committente rispetto alle date delle dazioni al ricorrente e non ha chiarito l'ingiustizia del male minacciato né il nesso eziologico tra minaccia e pagamento. Inoltre va verificato se la pretesa fosse sorretta da una non irragionevole convinzione di diritto, con conseguente diversa qualificazione giuridica (esercizio arbitrario delle proprie ragioni). I restanti motivi (terzo, quarto e ultimo) sono stati ritenuti infondati. Disposto il rinvio per colmare le carenze motivazionali e decidere nuovamente sulla qualificazione e sulla responsabilità penale.
Norme richiamate
art. 629 codice penale (estorsione)
La Corte di merito aveva qualificato i fatti come estorsione; la Cassazione ha chiesto però di verificare se, alla luce della cronologia dei pagamenti e dell'assenza provata dell'ingiustizia del male minacciato e del nesso causale, sussistano i presupposti del reato.
art. 393 codice penale (esercizio arbitrario delle proprie ragioni con violenza o minaccia)
Richiamata come possibile diversa qualificazione: se l'agente era sorretto da una non irragionevole convinzione di agire per un credito, il fatto potrebbe essere ricondotto a questa fattispecie anziché all'estorsione.
art. 2635 codice civile (patto corruttivo tra privati)
Richiamato dalla difesa per sostenere che l'accordo fosse illecito; la Corte dovrà valutare se l'asserita illiceità del patto incida sulla rilevanza penale della pretesa e sul carattere di 'ingiusto profitto'.
art. 606, comma 1, lett. b ed e, cod. proc. pen. (censura per inosservanza/erronea applicazione della legge penale e vizi di motivazione)
Norma che disciplina i motivi di ricorso per Cassazione; la Corte ha ritenuto fondati motivi per violazione di legge e carenze motivazionali su aspetti essenziali della fattispecie.
art. 173, comma 1, disp. att. cod. proc. pen. (limiti dell'impugnazione)
Richiamata a introdurre i limiti entro cui il ricorso è stato proposto e valutato.
Giurisprudenza: Sez. U., n. 29541 del 16/07/2020 (Filardo)
Principio richiamato secondo cui la non irragionevole convinzione di avere un diritto può escludere l'estorsione e indirizzare verso l'art. 393 c.p.; utile per valutare la soggettività dell'agente.
Giurisprudenza: Sez. 2, n. 6591 del 16/01/2024 (Ferrara)
Decisione che esclude la configurabilità dell'estorsione in contesti precontrattuali quando il soggetto offeso non subisce un danno rispetto alla situazione antecedente; richiamata per analogia.
Massime di principio
- Verificare sempre la cronologia dei pagamenti e lo stato di avanzamento dei lavori: se alla data della minaccia la vittima ha già ricevuto pagamenti che coprono quanto dovuto, l'ingiustizia del male minacciato può venire meno e la qualificazione per estorsione può risultare infondata.
- Se la somma richiesta deriva da un accordo antecedente e la vittima non risulta patrimonialmente peggiorata rispetto alla situazione precedente, può mancare il danno necessario per l'estorsione (possibile esclusione della fattispecie estorsiva).
- La presenza di una non irragionevole convinzione di diritto da parte dell'agente (es. credere di avere un credito) può portare a una diversa qualificazione come esercizio arbitrario delle proprie ragioni (art. 393 c.p.) e non a estorsione.
- È essenziale dimostrare il nesso causale tra la minaccia e il pagamento: occorre provare che la consegna del denaro sia stata determinata dalla pressione e non da precedenti accordi o da scelte volontarie autonome.
- Nei casi 'precontrattuali' o di negoziazione, i tribunali valutano se la vittima sia effettivamente peggiorata rispetto alla situazione antecedente; se non lo è, l'elemento del danno per estorsione può mancare.
- La difesa documentale (contratti, calendari di pagamento, documentazione contabile) è cruciale: lacune probatorie o contraddizioni sulla tempistica possono convincere la Corte a rimettere la decisione al giudice di merito per nuova motivazione.
- In sede di impugnazione per la Cassazione, i vizi di motivazione su punti costitutivi del reato (ingiustizia del male, nesso causale, danno) possono determinare annullamento con rinvio per colmare le lacune.
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