Sentenza del 02/08/2017 n. 19190 - Corte di Cassazione
IMPUGNAZIONI CIVILI - CASSAZIONE (RICORSO PER) - MOTIVI DEL RICORSO - IN GENERE Formulazione del motivo di ricorso - art. 360 bis n. 1 c.p.c. - Indicazioni delle ragioni di contrasto con la giurisprudenza di legittimità - Onere - Sussistenza - Limiti.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
Prevale il privato
La controversia
L'Agenzia delle entrate contestava la detrazione dell'IVA operata dalla società contribuente su una fattura emessa da un centro media per i cosiddetti "diritti di negoziazione" o "premi impegnativa". Secondo l'Amministrazione, tali somme costituivano liberalità o trasferimenti di denaro non correlati a prestazioni di servizi effettive e, pertanto, non erano assoggettabili a IVA. La società sosteneva invece che i premi rappresentassero il corrispettivo di servizi resi dal centro media, consistenti nella riduzione dei costi e degli interlocutori e nella messa a disposizione di conoscenze e contatti.
La decisione
La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibili tutti e tre i motivi di ricorso dell'Agenzia delle entrate. Il primo motivo non coglieva la ratio decidendi della sentenza impugnata, che aveva qualificato i premi come corrispettivi di servizi. Il secondo travisava il contenuto della decisione della Commissione tributaria regionale, la quale non aveva affermato che ogni pagamento costituisse automaticamente corrispettivo di servizi, ma aveva valorizzato i concreti vantaggi forniti dal centro media. Il terzo motivo era inammissibile perché denunciava come vizio di motivazione una questione di qualificazione giuridica dei rapporti, da far valere eventualmente come violazione o falsa applicazione di legge. È stata inoltre respinta l'eccezione di inammissibilità fondata sull'art. 360-bis, n. 1, c.p.c., poiché l'onere di indicare puntualmente la giurisprudenza di legittimità contraria sussiste solo in presenza di un orientamento consolidato, nella specie non ravvisabile. L'Agenzia è stata condannata al pagamento delle spese del giudizio di legittimità, liquidate in 7.000 euro, oltre spese forfettarie e accessori.
Norme richiamate
Art. 360-bis, n. 1, c.p.c.
La condizione di ammissibilità non è integrata dalla mera dichiarazione di porsi in contrasto con la giurisprudenza di legittimità, quando non siano individuate le decisioni e gli argomenti sui quali l'orientamento contestato si fonda.
L'onere di confrontarsi puntualmente con la giurisprudenza di legittimità opera quando esiste un orientamento consolidato contrario alla tesi del ricorrente; non è richiesto, invece, un simile apparato dimostrativo se tale orientamento consolidato non sussiste.
D.P.R. n. 633 del 1972, art. 19
Chi pretende di detrarre l'IVA deve dimostrare la sussistenza dei presupposti sostanziali e documentali del diritto alla detrazione. Nel caso concreto, tuttavia, il motivo dell'Agenzia non è stato esaminato nel merito perché non colpiva la motivazione effettiva della sentenza impugnata.
Art. 2697 c.c.
La parte che invoca un diritto deve provare i fatti costitutivi dello stesso. La Corte ha però ritenuto che la censura dell'Agenzia non individuasse correttamente l'errore attribuito alla Commissione tributaria regionale.
D.P.R. n. 633 del 1972, artt. 1 e 3
Sono rilevanti per stabilire quando una prestazione costituisca un'operazione imponibile ai fini IVA. La Corte ha confermato che la qualificazione dipende dalla concreta esistenza di servizi e di un rapporto sinallagmatico, anche se i relativi obblighi e criteri di remunerazione non sono dettagliati in specifiche clausole contrattuali.
Art. 360, comma 1, nn. 3 e 5, c.p.c.
La qualificazione giuridica di un rapporto costituisce una questione di diritto e deve essere censurata come violazione o falsa applicazione di legge ai sensi del n. 3, non mediante una denuncia di omessa o insufficiente motivazione ai sensi del n. 5.
Massime di principio
- Nel ricorso per cassazione è essenziale individuare con precisione la ratio decidendi della sentenza impugnata e dimostrare che la censura la aggredisce effettivamente; un motivo che critica un'affermazione non contenuta nella sentenza è inammissibile.
- La qualificazione giuridica di un rapporto contrattuale o di un pagamento è una questione di diritto. Se si contesta tale qualificazione, occorre dedurre correttamente una violazione o falsa applicazione di legge, non limitarsi a denunciare un vizio motivazionale.
- Ai fini IVA, un pagamento può costituire corrispettivo di servizi anche se il contratto non disciplina in modo espresso ogni prestazione o criterio di calcolo, purché emergano concretamente vantaggi o attività rese in rapporto sinallagmatico con il pagamento.
- Chi invoca la detrazione dell'IVA deve provare i presupposti del diritto, ma la ripartizione dell'onere probatorio deve essere valutata in relazione alla concreta motivazione della decisione e alla natura della contestazione.
- L'art. 360-bis, n. 1, c.p.c. richiede un confronto puntuale con i precedenti della Cassazione soprattutto quando esista un orientamento consolidato contrario; in assenza di tale orientamento, la mera mancata indicazione dei precedenti non determina automaticamente l'inammissibilità.
- In Cassazione non è sufficiente prospettare una diversa lettura delle prove o delle dichiarazioni senza dimostrare un effettivo errore giuridico o un vizio ammissibile secondo i limiti del giudizio di legittimità.
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