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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 15136/2025 del 16/04/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione avverso l'ordinanza che aveva rigettato l'istanza di dissequestro e restituzione di euro 85.000,00 sequestrati il 06/10/2022. La ricorrente, terza interessata ed estranea al reato, ha sostenuto che la somma trovata nell'abitazione comune con il marito Vincenzo Brandimarte derivava da regali di nozze (buste) ricevuti in occasione del matrimonio del 15/09/2022 e quindi le spettava in parte (almeno il 50%). Ha dedotto che non era suo onere dimostrare la provenienza lecita della somma, bensì della pubblica accusa provare la titolarità e l'illiceità in capo all'imputato, e ha lamentato che il Tribunale non ha valutato adeguatamente la titolarità della somma e la mancanza di contestazioni al momento del sequestro (assenza della difesa al verbale).

La decisione

Il ricorso per cassazione è stato rigettato. La Corte ha ritenuto che il Tribunale del Riesame avesse motivato adeguatamente la decisione: sussisteva il fumus commissi delicti e la ricorrente non aveva assolto l'onere probatorio di dimostrare la titolarità o la disponibilità del denaro e l'assenza di collegamenti concorsuali con l'imputato. Il verbale di sequestro non riportava un elenco dei donanti né eccezioni formulate al momento del sequestro; il consistente importo e le modalità di custodia erano elementi indiziari di origine illecita. Il Tribunale non ha poteri istruttori per svolgere nuove indagini o accertamenti diretti sul plico, e pertanto la decisione di rigetto è stata confermata. Conseguentemente il ricorso è infondato e rigettato (con condanna alle spese a carico della ricorrente, come disposto nella pronuncia di merito).

Norme richiamate

  • art. 606, comma 1, lett. b) cod. proc. pen.

    Individua il motivo di ricorso per cassazione (erronea applicazione della legge penale) invocato dalla ricorrente; la Corte ricorda che il ricorso contro ordinanze cautelari è ammesso per violazione di legge e vizi motivazionali radicali.

  • art. 325 cod. proc. pen.

    La Corte richiama che il ricorso per cassazione avverso ordinanze in materia di misure cautelari reali è ammesso soltanto per violazione di legge e vizi motivazionali estremi.

  • art. 73 d.P.R. n. 309/1990

    Norma sostanziale sui delitti in materia di stupefacenti, rilevante perché il sequestro è stato disposto in relazione a reati previsti da tale articolo (e dunque inquadramento del fumus commissi delicti).

  • art. 74 d.P.R. n. 309/1990

    Previsione sanzionatoria collegata ai reati di stupefacenti; citata nel ricorso come riferimento normativo rilevante per l'applicazione delle misure ablative.

  • art. 85-bis d.P.R. n. 309/1990

    Collega, nei casi previsti, l'applicazione dell'art. 240-bis c.p. per la confisca per sproporzione in materia di stupefacenti; usato per giustificare la misura reale nei confronti dell'indagato.

  • art. 240-bis cod. pen.

    Consente la confisca (e quindi il sequestro) di beni di valore sproporzionato rispetto ai redditi dichiarati di cui l'indagato abbia la disponibilità e non fornisca una credibile dimostrazione della lecita provenienza; la Corte ne evidenzia l'applicabilità ai fatti contestati e l'onere probatorio derivante.

  • art. 322-bis cod. proc. pen.

    Disciplina le modalità di gestione e conservazione del materiale sequestrato; la Corte osserva che il Tribunale non può svolgere indagini istruttorie autonome (verifica diretta del plico) nell'ambito del riesame, dovendo limitarsi alle risultanze già acquisite.

  • art. 61-bis e art. 416-bis c.p.

    Richiamati come aggravanti/elementi di contestazione in relazione ai reati contestati a Brandimarte; contribuiscono alla valutazione complessiva del fumus.

Massime di principio

  • Il terzo interessato (estraneo al reato) che chiede la restituzione di beni sequestrati deve provare la titolarità o la disponibilità del bene e l'assenza di relazioni di collegamento concorsuale con l'indagato; non gli compete contestare i presupposti generali della misura cautelare reale.
  • La pubblica accusa deve comunque fornire elementi sul fumus commissi delicti; tuttavia, nel giudizio di riesame e in cassazione il terzo non può pretendere che il giudice istruttore compia indagini integrative: il giudice si limita a valutare le risultanze già acquisite.
  • La presenza di ingenti somme in contanti e le modalità di custodia possono costituire indizi di origine illecita se non è fornita una documentazione credibile e univoca sulla provenienza (es. elenco nominativo dei donanti per regali di nozze).
  • L'assenza di prova documentale (es. elenco dei donanti, atti che dimostrino proventi leciti) indebolisce in modo decisivo la richiesta di restituzione da parte del terzo.
  • La mera convivenza o il rinvenimento del denaro nell'abitazione comune non prova automaticamente la titolarità esclusiva del denaro in capo al terzo: occorre prova specifica della quota di proprietà o disponibilità.
  • In sede di impugnazione delle misure reali, i vizi rilevanti sono quelli di diritto o gravi carenze motivazionali; le contestazioni meramente probatorie o di fatto, quando la motivazione è congrua, sono difficilmente accolte in cassazione.

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