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Cassazione Civile, Ordinanza n. 15435/2025 del 10/06/2025

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (privati)

La controversia

La controversia nasce dall'acquisizione da parte di un Comune di terreni di proprietà privata, impiegati per la costruzione di una strada, mediante provvedimento di acquisizione sanante e con determinazione di una somma a titolo di indennizzo/corrispettivo. Il proprietario originario aveva impugnato gli atti davanti al giudice amministrativo; dichiarato il difetto di giurisdizione, la causa era stata riassunta davanti alla Corte d'appello quale giudice dell'opposizione alla stima. Il Comune ha eccepito che la riassunzione fosse tardiva e quindi inammissibile. I proprietari/eredi hanno resistito e, in via incidentale condizionata, hanno sostenuto che la riassunzione fosse tempestiva perché, trattandosi di controversia indennitaria e non di opposizione alla stima espropriativa in senso stretto, non si applicava il termine dimezzato; hanno inoltre contestato che la loro azione fosse soggetta al termine breve di decadenza di trenta giorni, ritenendo invece applicabile la prescrizione ordinaria decennale. Il Comune ha dedotto la violazione delle norme sulla translatio iudicii e sui termini decadenziali per l'opposizione alla stima. La Corte di cassazione ha ritenuto infondato il ricorso principale, affermando che al provvedimento di acquisizione ex art. 42-bis T.U. espropri non si applicano i termini decadenziali previsti per l'opposizione alla stima dell'indennità di esproprio, sicché il credito può essere contestato nel termine ordinario di prescrizione; conseguentemente ha ritenuto assorbito il ricorso incidentale condizionato.

La decisione

La Corte ha rigettato il ricorso principale del Comune, ritenendo che la contestazione dell'indennizzo previsto dal provvedimento di acquisizione sanante non sia soggetta al termine di decadenza di trenta giorni previsto per l'opposizione alla stima dell'indennità di esproprio, bensì al termine ordinario di prescrizione decennale. Poiché il giudizio era stato introdotto entro tale termine, l'eccezione di tardività è stata respinta. Il ricorso incidentale condizionato dei proprietari è stato dichiarato assorbito. Il Comune è stato condannato alle spese e al versamento dell'ulteriore contributo unificato, se dovuto.

Norme richiamate

  • art. 11, commi 1 e 2, d.lgs. 2 luglio 2010, n. 104

    Richiamato dal ricorrente per sostenere la tardività della riassunzione dopo la declinatoria di giurisdizione, ma ritenuto non idoneo a fondare l'eccezione nel caso di contestazione dell'indennizzo da acquisizione sanante.

  • art. 59, commi 1, 2 e 4, L. 18 giugno 2009, n. 69

    Invocato in tema di translatio iudicii; la Corte non ne fa applicazione estensiva tale da imporre l'inammissibilità per tardività nel caso concreto.

  • art. 54, commi 1, 2 e 5, d.P.R. 8 giugno 2001, n. 327

    La Corte esclude che il termine perentorio di decadenza per l'opposizione alla stima dell'indennità di esproprio si applichi alla contestazione dell'indennizzo contenuto nel decreto di acquisizione sanante.

  • art. 29, comma 3, d.lgs. 1 settembre 2011, n. 150

    Non è applicabile, secondo la Corte, alla contestazione dell'indennizzo determinato nel provvedimento di acquisizione ex art. 42-bis T.U. espropri; non si possono introdurre termini decadenziali per analogia o interpretazione estensiva.

  • art. 42-bis d.P.R. 8 giugno 2001, n. 327

    Il provvedimento di acquisizione sanante contiene una determinazione indennitaria contestabile in giudizio nel termine ordinario di prescrizione, non nel termine breve previsto per l'opposizione alla stima espropriativa.

  • art. 43 d.P.R. 8 giugno 2001, n. 327

    Richiamato nel fatto storico come base del provvedimento amministrativo di acquisizione; la Corte osserva la diversità strutturale tra la disciplina previgente e quella dell'art. 42-bis.

  • art. 2946 c.c.

    È il termine ordinario di prescrizione ritenuto applicabile alla domanda di contestazione dell'indennizzo da acquisizione sanante.

  • art. 13, comma 1-quater, d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115

    Richiamato per l'obbligo di versamento dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato in caso di rigetto dell'impugnazione.

Massime di principio

  • La contestazione dell'indennizzo determinato in un provvedimento di acquisizione sanante ex art. 42-bis T.U. espropri non è soggetta al termine perentorio di decadenza previsto per l'opposizione alla stima dell'indennità di esproprio, ma può essere proposta entro il termine ordinario di prescrizione.
  • Non è consentito estendere in via analogica o interpretativa termini decadenziali o di inammissibilità che limitano l'esercizio del diritto di azione, quando la legge non li preveda espressamente per la specifica fattispecie.
  • La comune natura indennitaria del credito non basta a rendere sovrapponibili, quanto a regime processuale e termini di impugnazione, l'opposizione alla stima dell'indennità di esproprio e la contestazione dell'indennizzo da acquisizione sanante.
  • In tema di translatio iudicii, la verifica della tempestività va condotta tenendo conto della disciplina sostanziale e processuale effettivamente applicabile alla domanda, senza forzare l'estensione di termini brevi a ipotesi diverse da quelle tipizzate.

Come è indicizzato

MaterieEspropriazione forzataCompetenzaOpposizioni esecutive
RamiEsecuzioniProcesso civileImmobiliare
IstitutiOnere della provaDecadenzaPrescrizione

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