Cassazione Civile, Ordinanza n. 08762/2026 del 08/04/2026
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente (società)
La controversia
La controversia nasce dal rigetto, da parte dell'Amministrazione, di un'istanza con cui una società del settore energetico chiedeva il trasferimento contabile di un credito da accise maturato nella dichiarazione di consumo per l'anno 2012, relativo alla Provincia di Ancona, verso capitoli di accise di altre province in cui la società operava. L'Ufficio aveva ritenuto che il credito fosse soggetto al termine di decadenza biennale previsto dall'art. 14 del d.lgs. 504/1995, termine che, a suo dire, era ormai spirato, e per questo aveva acquisito l'importo. I giudici di primo e secondo grado avevano condiviso tale impostazione. In cassazione la società ha dedotto violazione e falsa applicazione degli artt. 14 e 56 del d.lgs. 504/1995, sostenendo che la decadenza biennale vale solo per l'istanza di rimborso successiva alla cessazione dell'attività, non anche per la richiesta di trasferimento del credito ad altra posizione territoriale gestita dal medesimo contribuente, ipotesi che la giurisprudenza di legittimità considera non soggetta a decadenza nel corso del rapporto.
La decisione
La Corte ha ritenuto fondato l'unico motivo di ricorso, richiamando l'orientamento consolidato secondo cui, in materia di accise sui prodotti energetici, il credito da eccedenza di versamenti, durante il rapporto, può essere trasferito contabilmente ad altra posizione del medesimo soggetto senza che operi alcuna decadenza; il termine biennale decorre invece solo dalla chiusura definitiva del rapporto, quando il credito si trasforma in indebito oggettivo e può essere chiesto a rimborso o trasferimento. Poiché nel caso concreto non risultavano irregolarità nelle dichiarazioni, la Corte ha cassato la sentenza impugnata e ha rinviato alla Corte di giustizia tributaria di secondo grado delle Marche in diversa composizione per accertare l'entità del credito e provvedere anche sulle spese.
Norme richiamate
art. 360, comma 1, n. 3 c.p.c.
è la norma processuale invocata per denunciare in cassazione la violazione di legge sostanziale
art. 14 d.lgs. 504/1995
disciplina il termine di decadenza biennale per il rimborso del credito da accise a rapporto definito, non per il trasferimento contabile del credito nel corso del rapporto
art. 56 d.lgs. 504/1995
unitamente all'art. 14, regola il meccanismo delle accise e va interpretato nel senso che il trasferimento contabile del credito non è soggetto alla medesima decadenza del rimborso
art. 26 TUA
richiamato quale base del meccanismo operativo di gestione e riporto del credito nell'ambito della stessa disciplina delle accise
art. 6, comma 3, d.m. n. 689 del 12/12/1996
contempla il rimborso per accredito e la possibilità di trasferire il credito ad altro impianto presso cui opera il medesimo soggetto
art. 30 d.P.R. 633/1972
art. 30, comma 3, lett. a) e b); art. 30, comma 4
richiamato solo in via comparativa per evidenziare che la disciplina IVA sul rimborso opera in un diverso assetto normativo
Massime di principio
- Nel settore delle accise sui prodotti energetici, il credito formato da eccedenze di versamenti può essere riportato o trasferito contabimente ad altra posizione del medesimo contribuente durante la pendenza del rapporto, senza che sia opponibile la decadenza biennale.
- La decadenza biennale prevista per il rimborso del credito da accise decorre dall'ultima dichiarazione di consumo solo quando il rapporto fiscale è definitivamente chiuso e il credito si configura come indebito oggettivo.
- L'istanza di trasferimento contabile del credito e l'istanza di rimborso hanno presupposti e funzione differenti: la prima è strumentale alla gestione del rapporto in corso, la seconda ha carattere residuale ed è esperibile solo a rapporto definito.
- La mera indicazione del credito nella dichiarazione annuale di consumo non equivale, di per sé, a domanda di rimborso.
- Le modalità procedurali interne previste dagli Stati membri in materia di rimborsi fiscali sono compatibili con il diritto dell'Unione purché rispettino i principi di equivalenza ed effettività.
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