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Cassazione Penale, Ordinanza n. 10345/2026 del 18/03/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

L'imputato ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte d'appello di Bari. In fatto, la decisione di merito aveva ritenuto integrato un episodio di rapina, valorizzando l'impossessamento della cosa mediante sottrazione e la violenza consistita nello strattonamento e nello spintonamento della persona offesa. Nel ricorso si contestavano: la qualificazione giuridica del fatto ai sensi dell'art. 628, commi 1 e 3, n. 1 c.p.; il mancato riconoscimento della circostanza attenuante introdotta dalla Corte costituzionale n. 86 del 2024; il mancato riconoscimento della particolare tenuità del danno patrimoniale. La Corte di cassazione ha però rilevato che i motivi nuovi erano stati legittimamente considerati dalla Corte territoriale come una richiesta di attivazione dei poteri officiosi, in quanto scollegati dalle doglianze formulate con l'appello, e che le ulteriori censure non erano state previamente dedotte in appello, con conseguente inammissibilità ai sensi dell'art. 606, comma 3, c.p.p.

La decisione

Il ricorso è stato dichiarato inammissibile. La Corte ha ritenuto manifestamente infondato il motivo sulla qualificazione giuridica del fatto, perché la Corte di merito aveva congruamente affermato la sussistenza della rapina, ravvisando sia l'impossessamento mediante sottrazione sia la violenza fisica nello strattonamento e spintonamento della persona offesa. Gli ulteriori motivi relativi alla circostanza attenuante introdotta dalla Corte costituzionale n. 86 del 2024 e alla speciale tenuità del danno patrimoniale sono stati ritenuti non consentiti in cassazione, poiché non dedotti come motivi di appello. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 628 c.p.

    Richiamato per la qualificazione del fatto come rapina, ritenuta integrata alla luce dell'impossessamento della cosa mediante sottrazione e della violenza sulla persona offesa.

  • art. 606 c.p.p.

    Le censure non dedotte come motivi di appello sono considerate non consentite in cassazione e dunque inammissibili.

  • Corte costituzionale n. 86 del 2024

    Richiamata come fonte della circostanza attenuante invocata dal ricorrente, ma non esaminabile in cassazione perché non dedotta in appello.

Massime di principio

  • Nel giudizio di cassazione non possono essere introdotte censure che non siano state previamente dedotte nei motivi di appello, quando la legge prevede tale preclusione a pena di inammissibilità.
  • La qualificazione del fatto come rapina è corretta quando risulti sia l'impossessamento mediante sottrazione sia la violenza o minaccia idonea a vincere la resistenza della persona offesa; lo strattonamento e lo spintonamento possono integrare l'elemento della violenza.
  • La riproposizione in cassazione di doglianze già adeguatamente vagliate dal giudice di merito, in assenza di specifici vizi logici o giuridici, non è idonea a scalfire la motivazione della sentenza impugnata.
  • L'eccezione relativa a una nuova attenuante o a una diversa valutazione del danno deve essere specificamente devoluta al giudice di appello, altrimenti resta preclusa nel successivo ricorso per cassazione.

Come è indicizzato

MaterieRapinaImpugnazioni
RamiDelitti contro il patrimonioProcesso penale

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