Cassazione Penale, Sentenza n. 23651/2025 del 24/06/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione avverso la conferma della condanna per i reati di cui agli artt. 110, 624‑bis, 625 n.2 c.p. per un furto commesso in un'abitazione. Il ricorrente ha dedotto: assenza di collegamento diretto con il furto (telecamere non lo riprendono); inidoneità probatoria degli oggetti rinvenuti (cacciaviti, piede di porco, torcia, guanti) e della somma di denaro (2.050 euro) trovati nella sua abitazione a dimostrare l'utilizzo in effrazione; possibile interpretazione alterna come reato di ricettazione; violazione del principio di oltre ogni ragionevole dubbio; censura sulla contestata recidiva e sull'eccessività della pena in ragione della diversa natura dei precedenti.
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso ritenendolo infondato. Ha ritenuto corretta la valutazione della Corte territoriale che ha operato una valutazione complessiva e unitaria degli indizi: strumenti da effrazione e guanti occultati in luogo non usuale nella camera da letto, parte della refurtiva (2.050 euro con tagli compatibili con quelli della cassaforte derubata) rinvenuti il giorno successivo al furto, e stretta connessione temporale con il fatto consentono la ricostruzione in senso accusatorio. La Cassazione ha inoltre escluso la manifestissima illogicità della motivazione e ha ritenuto legittima la valutazione della recidiva operata dalla Corte d'appello, fondata sui precedenti specifici e sulla omogeneità della condotta criminosa. Condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali.
Norme richiamate
Codice Penale
artt. 110, 624‑bis, 625 n.2
Gli artt. 624‑bis e 625 n.2 configurano il furto aggravato; l'art.110 (concorso di persone) è richiamato per la responsabilità concorrente. La Corte ha ritenuto che indizi concordanti possano integrare prova della partecipazione al furto.
Codice di Procedura Penale / norme processuali
art. 192, art. 533, art. 606 comma 1 lett. e), art. 99, art. 133
Le doglianze riguardavano vizio di motivazione (art. 192 e art. 533) e i limiti del sindacato in cassazione (art. 606 c.1 lett. e)). Gli artt. 99 e 133 attinenti alla recidiva e determinazione della pena sono richiamati in relazione alla valutazione della pericolosità e della recidiva e alla proporzione della pena; la Corte ha ritenuto la motivazione conforme ai parametri giurisprudenziali.
Massime di principio
- La prova indiziaria va valutata nella sua globalità: il giudice deve esaminare la consonanza e la convergenza degli indizi, non limitarsi a una sommatoria atomistica.
- La possibilità di una lettura alternativa dei medesimi indizi non invalida la decisione se tale alternativa è astratta e priva di riscontro concreto nelle risultanze processuali.
- Per ritenere il reato di furto sulla base di indizi è rilevante la concomitanza temporale tra il fatto e il rinvenimento di strumenti e della refurtiva, nonché la modalità di occultamento degli oggetti (es. luogo non usuale per la custodia).
- La distinzione tra furto e ricettazione richiede elementi concreti che colleghino il possessore della refurtiva all'evento delittuoso: il mero possesso può essere indicativo ma va valutato unitamente ad altri indizi (strumenti, tempi, modalità).
- In sede di cassazione il sindacato sulla valutazione del fatto è limitato: è necessario dimostrare la manifesta illogicità o l'insanabile contraddittorietà della motivazione per ottenere accoglimento.
- La valutazione della recidiva è concreta e richiede accertamento dell'omogeneità dei precedenti e della loro rilevanza rispetto alla pericolosità sociale dell'imputato; non è sufficiente il mero richiamo formale ai precedenti.
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