Cassazione Civile, Sentenza n. 15210/2023 del 30/05/2023
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
I ricorrenti hanno proposto la revocazione della sentenza della Corte di cassazione n. 21451/2019 deducendo cinque profili di omissione/errore: (1) mancata applicazione della lex mitior (retroattività della legge più favorevole) e non valutazione della natura afflittiva delle sanzioni; (2) violazione del diritto al contraddittorio e carenze istruttorie riferibili al commissariamento e alla considerazione di documenti decisivi (es. sentenza di revoca del fallimento, parere Manzi-Manzone); (3) mancata considerazione della separazione tra funzioni istruttorie e decisorie della Banca d'Italia; (4) omessa pronuncia sulla ammissibilità di censure relative ad obblighi antiriciclaggio e di trasparenza (presunta carenza di specificità); (5) mancata effettuazione del rinvio pregiudiziale alla Corte di giustizia UE ex art. 267 TFUE su questioni relative al diritto al contraddittorio e di difesa.
La decisione
La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso per revocazione. Ha ritenuto che la revocazione contro le sentenze di legittimità è ammessa solo per errori di fatto evidenti e non per contestazioni di diritto o per una diversa interpretazione della prova o della motivazione. La Corte ha confermato che il procedimento sanzionatorio era disciplinato dall'art. 145 TUB nella versione anteriore alle modifiche del 2015 e ha escluso che vi fosse un errore di percezione dei fatti o omissione di decisione sui motivi dedotti. Ciascuno dei cinque motivi è stato considerato, singolarmente, inammissibile (in larga parte perché si tratta di questioni di diritto/interpretazione, carenza di specificità o perché non sussisteva il dubbio necessario per il rinvio pregiudiziale). I ricorrenti sono stati condannati in solido al pagamento delle spese di giudizio di legittimità, liquidate nei confronti della Banca d'Italia in Euro 5.200,00 oltre accessori.
Norme richiamate
d.lgs. 1° settembre 1993, n. 385 (Testo Unico Bancario - TUB)
art. 70; art. 144; art. 145; art. 145‑quater
La Corte ha ritenuto che il procedimento sanzionatorio sia disciplinato dall'art.145 TUB nella versione anteriore alle modifiche del 2015 e ha distinto l'amministrazione straordinaria (art.70) dal procedimento sanzionatorio (art.144/145), escludendo che l'illegittimità del commissariamento avesse automaticamente invalidato il procedimento sanzionatorio.
art. 391‑bis; art. 395, primo comma, n. 4
Gli artt. richiamati disciplinano la revocazione per errore di fatto. La Corte ha ribadito che la revocazione della Cassazione è ammessa solo per errori di percezione dei fatti emergenti dagli atti (errore di fatto) e non per questioni di diritto o per una differente valutazione argomentativa.
Trattato sul Funzionamento dell'Unione Europea (TFUE)
La richiesta di rinvio pregiudiziale alla Corte di giustizia è subordinata all'esistenza di un'obiettiva incertezza interpretativa sulla norma comunitaria. La Corte ha ritenuto che non sussistessero i presupposti per il rinvio (teoria dell'acte clair / giurisprudenza consolidata).
Corte costituzionale, giurisprudenza citata
sent. n. 193/2016; sent. n. 63/2019
I ricorrenti invocavano la più recente pronuncia (n.63/2019) sulla retroattività della norma più favorevole, ma la Corte ha ritenuto che non fosse ravvisabile un errore di fatto nella sentenza impugnata e che la questione fosse sostanzialmente una controversia di diritto circa l'applicabilità della lex mitior alle sanzioni amministrative bancarie.
giurisprudenza comunitaria e della Corte di cassazione citata
C‑349/07 (Sopropè); C‑420/06 (Rüdiger Jager); C‑94/05 (Emsland‑Stärke); principi Cilfit/acte clair; Cass. Sez. U., n. 31032/2019
La Corte ha richiamato orientamenti sovranazionali e di legittimità per delineare i limiti del rinvio pregiudiziale e il corretto perimetro della revocazione: il rinvio non è dovuto quando l'interpretazione della norma comunitaria è evidente; le Sezioni Unite hanno delimitato la revocazione ai soli errori fattuali immediatamente percepibili.
Massime di principio
- La revocazione di una sentenza della Corte di cassazione è ammessa soltanto per errori di fatto evidenti derivanti da discordanza tra la sentenza e gli atti del giudizio; non è lo strumento per riesaminare questioni di diritto o la motivazione della Corte.
- Le censure giuridiche relative all'interpretazione di norme (es. applicazione della lex mitior) vanno solitamente proposte nei gradi di merito o con ricorso per cassazione, non con istanza di revocazione quando si tratta di questioni di diritto e non di errori fattuali percettibili.
- Per ottenere il rinvio pregiudiziale alla Corte di giustizia UE occorre dimostrare un reale dubbio interpretativo sulla norma comunitaria: non è automatico e viene escluso quando l'interpretazione è già pacifica o evidente (teoria dell'acte clair).
- Le doglianze processuali (violazione del contraddittorio, separazione di funzioni istruttorie/decisorie) devono essere articolate con concretezza e specificità nel ricorso e dimostrate con riferimenti precisi agli atti; la genericità o la mancanza di puntuali riferimenti comporta l'inammissibilità.
- Nel contesto delle sanzioni amministrative bancarie l'accertamento della natura 'afflittiva' o 'non afflittiva' è centrale per l'applicabilità di regimi più favorevoli; però la semplice prospettazione non supera il vaglio se costituisce in realtà una questione di diritto non risolta da un errore di fatto della Corte.
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