Cassazione Civile, Sentenza n. 14526/2023 del 25/05/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Gli eredi hanno convenuto ANAS chiedendo il risarcimento per la morte di Giuseppe Furina in un sinistro avvenuto il 29 marzo 1993 sulla strada statale n. 112, attribuendo l'incidente all'invasione della carreggiata da acque meteoriche provenienti da una cunetta laterale parzialmente ostruita per mancata manutenzione. Gli attori hanno dedotto la responsabilità ai sensi dell'art. 2051 c.c. (in via principale) e, sussidiariamente, dell'art. 2043 c.c., lamentando che l'ANAS non avesse adempiuto all'obbligo di custodia della strada e dei suoi canali di scolo.
La decisione
Tribunale di primo grado e Corte d'appello di Reggio Calabria hanno rigettato le domande, ritenendo non provato il nesso di causalità tra la cosa in custodia (la strada e la cunetta) e l'evento morte; la Corte d'appello ha ritenuto più probabile che la vittima procedesse a velocità non congrua e che non vi fosse prova che l'acqua si fosse riversata copiosamente sulla carreggiata. La Corte di Cassazione ha rigettato entrambi i ricorsi, confermando che i ricorrenti non hanno dimostrato il nesso causale richiesto dall'art. 2051 c.c.; di conseguenza non è stato necessario esaminare l'onere probatorio dell'ANAS relativo al caso fortuito. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese di cassazione.
Norme richiamate
art. 2051 c.c.
"Ciascuno è responsabile del danno cagionato dalle cose che ha in custodia, salvo che provi il caso fortuito"
La responsabilità prevista dall'art. 2051 c.c. ha carattere oggettivo: il danneggiato deve provare il nesso di causalità tra la cosa in custodia e il danno; il custode può liberarsi provando il caso fortuito. Non sussiste una presunzione automatica di colpa del custode.
art. 2043 c.c.
Norma generale dell'illecito civile per fatto illecito; utile quando si deducono omissioni o violazioni del dovere di diligenza del custode, ma distinta dall'azione specifica di cui all'art. 2051; può concorrere quando la deduzione di colpa serve a provare lo stato della cosa o il nesso causale.
art. 1227 c.c.
Regola sul concorso di colpa del danneggiato: la condotta della vittima può rilevare come causa concorrente o esclusiva dell'evento, potendo ridurre o escludere la responsabilità del custode se la condotta del danneggiato ha efficienza causale prevalente.
art. 2054 c.c.
"Il conducente di un veicolo senza guida di rotaie è obbligato a risarcire il danno ... se non prova di aver fatto tutto il possibile per evitare il danno"
Esempio normativo che mostra come la prova liberatoria può essere tipizzata diversamente a seconda della fattispecie; citato per confronto con l'art. 2051 e la diversa configurazione della prova liberatoria.
d.lgs. 30 aprile 1992, n. 285 (Codice della strada), artt. 1, 3, 13, 14, 15 e 39
Richiamati dai ricorrenti in relazione agli obblighi di manutenzione e sicurezza della rete stradale; la Corte non ha comunque ritenuto provato che violazioni di tali norme abbiano costituito la causa del sinistro nella fattispecie concreta.
Sezioni Unite, sentenza n. 20943/2022 (giurisprudenza)
"la responsabilità di cui all'art. 2051 c.c. ha carattere oggettivo, e non presunto... il danneggiato deve dimostrare il nesso di causalità... sul custode grava l'onere della prova liberatoria del caso fortuito"
La pronuncia di legittimità di riferimento chiarisce la natura oggettiva dell'art. 2051, l'onere probatorio del danneggiato sul nesso causale e l'onere del custode di provare il caso fortuito per liberarsi dalla responsabilità.
Massime di principio
- Nelle azioni ex art. 2051 c.c. il danneggiato deve provare il fatto dannoso e soprattutto il nesso di causalità tra la cosa in custodia e l'evento; senza questa prova la responsabilità del custode non può essere affermata.
- Solo dopo che il nesso causale è stato dimostrato grava sull'eventuale custode l'onere di provare il caso fortuito per essere esonerato; se il nesso non è provato, la questione del caso fortuito non entra nel giudizio.
- Le testimonianze che descrivono lo stato dei luoghi dopo l'evento possono risultare insufficienti a provare che la condizione della cosa (es. acqua sulla carreggiata per ostruzione di cunetta) fosse la causa dell'incidente: occorrono elementi idonei a dimostrare che la situazione rendeva il danno molto probabile o inevitabile.
- La condotta della vittima (es. velocità non adeguata) può costituire causa concorrente o esclusiva e interrompere il nesso di causalità tra la cosa e il danno ai sensi dell'art. 1227 c.c.; il giudice valuta in concreto l'incidenza causale di tale comportamento.
- In giudizi contro enti gestori di strade è utile documentare con mezzi tecnici (perizie, fotografie, rilievi contestuali, verifiche antecedenti o immediatamente successive all'evento) lo stato della pavimentazione e delle opere di scolo al momento del sinistro, per costruire il nesso causale.
- Il giudice può ricondurre la domanda ex art. 2043 a quella ex art. 2051 quando la fattispecie si presta ad essere inquadrata come responsabilità per cosa in custodia; chi agisce deve quindi essere preparato a provare il profilo causale richiesto dall'art. 2051.
- La giurisprudenza di legittimità (Sezioni Unite) conferma la natura oggettiva dell'art. 2051 e il principio secondo cui non è ammessa una presunzione generale di colpa del custode: l'allocazione dell'onere probatorio è cruciale.
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