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Sentenza

Sentenza del 07/01/2019 n. 355 - Corte di Cassazione

Reati tributari - Sequestro di beni immobili e somme di denaro del legale rappresentante - Successivo sgravio totale della cartella di pagamento per estinzione della società - Dissequestro dei beni e delle somme- Ammissibilità anche con sentenza non definitiva.

Giurisprudenza tributaria

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

Prevale il privato

La controversia

Il procedimento riguardava un sequestro preventivo di somme di denaro, per complessivi 2.058,31 euro, e di due beni immobili intestati all'indagato, disposto in relazione al reato di omessa dichiarazione IVA previsto dall'art. 5 del d.lgs. 74/2000. Il Pubblico Ministero contestava la decisione del Tribunale del riesame di Modena, che aveva revocato il sequestro e disposto la restituzione dei beni, sostenendo che l'annullamento della cartella esattoriale per ragioni giuridiche non incidesse sul profitto confiscabile e che il processo penale fosse autonomo rispetto a quello tributario.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Pubblico Ministero, confermando il dissequestro e la restituzione dei beni e delle somme all'indagato. La Corte ha ribadito che, quando la cartella esattoriale viene annullata dal giudice tributario, anche con sentenza non definitiva, e l'Amministrazione finanziaria procede al conseguente sgravio, non è possibile disporre o mantenere il sequestro preventivo finalizzato alla confisca. Nel caso concreto, l'Agenzia delle entrate aveva disposto lo sgravio totale e l'agente della riscossione aveva cancellato le formalità pregiudizievoli, quali pignoramento e ipoteca legale.

Norme richiamate

  • Art. 5 del d.lgs. 74/2000

    La norma incrimina l'omessa presentazione della dichiarazione fiscale quando ricorrono i presupposti previsti dalla disciplina dei reati tributari. La sentenza non definisce il merito della responsabilità penale, ma considera l'effetto dello sgravio fiscale sulla misura cautelare reale.

  • Art. 10 del d.lgs. 74/2000

    La disposizione è richiamata come ulteriore ipotesi di reato tributario, ma la Corte precisa che la sua eventuale sussistenza e riferibilità all'indagato restano impregiudicate.

  • Art. 2945, comma 2, del codice civile

    La norma è richiamata dal Pubblico Ministero in relazione agli effetti dell'estinzione della società e alla non applicabilità retroattiva della novella introdotta dal d.lgs. 175/2014. La Corte, tuttavia, non affronta nel merito tale questione, ritenendo decisivi l'annullamento della cartella e lo sgravio.

  • D.lgs. 175/2014

    È richiamato in relazione alla disciplina dell'estinzione delle società e ai suoi effetti, la cui applicazione retroattiva era stata contestata dal Pubblico Ministero.

Massime di principio

  • Quando una pretesa tributaria posta a fondamento del sequestro preventivo viene annullata dal giudice tributario e l'Amministrazione finanziaria emette il conseguente sgravio, il sequestro finalizzato alla confisca non può essere disposto né mantenuto.
  • Il principio opera anche se la sentenza tributaria non è ancora definitiva, purché l'annullamento sia stato seguito da un effettivo provvedimento di sgravio dell'Amministrazione finanziaria.
  • In sede cautelare, l'annullamento della pretesa e lo sgravio incidono sulla concreta configurabilità del profitto confiscabile, anche se il procedimento penale conserva la propria autonomia rispetto a quello tributario.
  • La mera sopravvivenza astratta dell'accusa penale non è sufficiente a giustificare il mantenimento del sequestro quando il debito tributario posto alla base della misura è stato formalmente eliminato.
  • Per valutare la legittimità del sequestro occorre verificare non solo l'esistenza dell'accertamento fiscale, ma anche il suo stato attuale, gli eventuali annullamenti e l'adozione di provvedimenti di sgravio o di cancellazione delle garanzie esecutive.

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