Cassazione Penale, Sentenza n. 14961/2024 del 11/04/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorrente impugna la sentenza per due motivi principali: 1) censura della motivazione della Corte d'appello sulla qualificazione della sua condotta come concorso nella coltivazione e detenzione di sostanze stupefacenti anziché come favoreggiamento personale, con accuse di valutazione "atomistica", mancata considerazione dell'elemento soggettivo e presunta contraddittorietà nella deduzione che l'imputato volesse al contempo conservare l'attività illecita e distruggere la piantagione; si lamenta inoltre l'erroneo utilizzo, a sostegno dell'accusa, di un dato neutro come la presenza del coimputato nonché il mancato apprezzamento dell'argomentazione difensiva che il ricorrente stava semplicemente tentando di disfarsi della droga in ragione di precedenti specifici. 2) Contestazione della dichiarazione di recidiva specifica (art. 99 c.p.), con la doglianza che la Corte di merito avrebbe motivato in modo apparente, valorizzando solo l'esistenza dei precedenti senza valutare natura, distanza temporale e omogeneità degli stessi.
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Sul primo motivo la Corte ha ritenuto infondato il vizio denunciato: ha condiviso l'orientamento secondo cui, nei reati permanenti (come la detenzione di stupefacenti), qualsiasi agevolazione posta in essere prima della cessazione della permanenza integra, di regola, concorso nel reato e non il reato autonomo di favoreggiamento, richiamando l'art. 378 c.p. e la giurisprudenza di legittimità; ha inoltre ritenuto non manifestamente illogica la valutazione di merito che ha ricostruito la condotta del ricorrente (presenza con il fratello, nascondimento e lancio di oggetti, tentativo di distruggere le piante, ritrovamento degli oggetti lanciati) come partecipazione alla coltivazione e detenzione condivisa. Sul secondo motivo la Corte lo ha dichiarato inammissibile: ha ritenuto che la Corte di appello avesse adeguatamente motivato la ricorrenza della recidiva specifica reiterata e infraquinquennale, avendo considerato che 4 dei 5 precedenti riguardavano reati della stessa gravità, la persistenza della condotta illecita e il fallimento delle misure alternative anteriormente concesse; pertanto la motivazione è stata ritenuta sufficiente e immune da errori di diritto. Di conseguenza il ricorso è stato rigettato e il ricorrente condannato al pagamento delle spese.
Norme richiamate
art. 606, comma 1, lett. b) ed e), cod. proc. pen.
Norme sulle censure di Cassazione che sono state utilizzate dal ricorrente per fondare i motivi; la Corte le ha esaminate ritenendo il primo motivo infondato e il secondo inammissibile
art. 110 cod. pen.
Principio del concorso di persone nel reato applicato dalla Corte per qualificare le condotte tenute congiuntamente dai fratelli come partecipazione al reato permanente
art. 378 cod. pen.
"dopo che fu commesso un delitto"
La norma è stata interpretata nel senso che il delitto di favoreggiamento personale implica un'azione successiva alla consumazione del reato; nelle ipotesi di reato permanente, gli atti posti in essere durante la permanenza rientrano, di regola, nel concorso e non nel favoreggiamento
art. 73, comma 5, d.P.R. n. 309/1990
Norma del testo unico sugli stupefacenti relativa alla detenzione e alle contravvenzioni/reati connessi; la Corte ha valutato la qualificazione delle condotte alla luce della disciplina sugli stupefacenti
art. 99 cod. pen.
Norma sulla recidiva: la Corte richiama il principio secondo cui l'accertamento della recidiva richiede una valutazione concreta e motivata della maggiore pericolosità del reo, considerando natura e omogeneità dei reati, distanza temporale, e altri parametri individualizzanti; nel caso di specie la Corte d'appello ha ritenuto tali elementi soddisfatti
art. 23 d.l. 28 ottobre 2020, n. 137
Richiamata in relazione alla requisitoria del Pubblico Ministero; norma procedurale di riferimento per atti in Cassazione introdotti dal decreto
Massime di principio
- Nei reati permanenti (es. detenzione di stupefacenti), gli atti posti in essere prima della cessazione della permanenza difficilmente possono essere qualificati come favoreggiamento personale: rilevano come concorso nel reato, salvo specifiche eccezioni normativamente previste
- La distinzione tra concorso e favoreggiamento richiede attenzione all'elemento soggettivo, ma la giurisprudenza di legittimità (Sez. Unite) limita la rilevanza di tale elemento quando l'agevolazione avviene durante la permanenza del reato
- Le valutazioni di fatto compiute dai giudici di merito (sulla base di elementi quali presenza, luogo di occultamento, comportamenti immediatamente osservati dagli agenti, lanci di oggetti, distruzione di piante) sono suscettibili di sindacato in Cassazione solo se manifestamente illogiche o contraddittorie
- La contestazione della recidiva richiede una motivazione concreta e individualizzata da parte del giudice: non è sufficiente il mero elenco di precedenti; occorre valutare natura, gravità, omogeneità e distanza temporale tra i fatti per dimostrare la maggiore pericolosità
- Chi tenta di disfarsi della sostanza al momento dell'arrivo delle forze dell'ordine può comunque essere ritenuto partecipe del reato permanente se il gesto è avvenuto nel corso della persistenza dell'illecito e se è corroborato da altri elementi indiziari di compartecipazione
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