Sentenza del 07/02/2019 n. 3599 - Corte di Cassazione
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
Prevale l’amministrazione
La controversia
L'Agenzia delle Dogane ha impugnato la sentenza della C.T.R. della Toscana sostenendo la violazione e falsa applicazione dell'art. 303 del T.U.L.D. La questione riguardava l'applicabilità della sanzione doganale alle difformità relative all'origine delle merci importate dal Venezuela, corredate da certificati FORM AA non conformi al modello FORM A previsto dall'Unione europea e recanti un timbro difforme da quello ufficiale. Secondo l'Agenzia, il riferimento legislativo alla difformità della qualità della merce comprende anche l'origine, quale elemento essenziale della dichiarazione doganale. La società resistente sosteneva invece che l'art. 303 T.U.L.D. riguardasse esclusivamente qualità, quantità e valore, senza possibilità di interpretazione estensiva o analogica.
La decisione
La Corte di cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Dogane, ritenendo che l'origine della merce rientri nella nozione di qualità ai fini dell'art. 303 T.U.L.D. e che la sanzione si applichi a ogni difformità o falsità riguardante gli elementi essenziali della dichiarazione doganale. Ha inoltre affermato che la buona fede o l'ignoranza dell'importatore circa l'irregolarità del certificato di origine non escludono la sanzione. La sentenza della C.T.R. è stata cassata e la causa è stata rinviata alla C.T.R. della Toscana, in diversa composizione, anche per la liquidazione delle spese del giudizio di legittimità. Il rinvio dovrà quindi procedere alla nuova decisione applicando tali principi.
Norme richiamate
Art. 303 del D.P.R. 23 gennaio 1973, n. 43 (T.U.L.D.)
La sanzione riguarda ogni ipotesi di difformità o falsità della dichiarazione doganale relativa ai suoi elementi essenziali.
La nozione di qualità della merce deve essere interpretata estensivamente e comprende anche l'origine della merce. Pertanto, una dichiarazione o un certificato di origine difforme può legittimare l'applicazione della sanzione doganale.
Art. 360, comma 1, n. 3, c.p.c.
Violazione o falsa applicazione di norme di diritto.
È stato il motivo processuale utilizzato dall'Agenzia delle Dogane per denunciare l'errata interpretazione dell'art. 303 T.U.L.D. da parte della C.T.R.
Art. 295 c.p.c.
Sospensione necessaria del processo.
La richiesta di sospensione è stata respinta perché i giudizi indicati come pregiudicanti erano già stati definiti.
Art. 1306 c.c.
Effetti della sentenza nei rapporti tra creditore e condebitori solidali.
La Corte ha esaminato, ma respinto, l'eccezione di giudicato sollevata dalla società in relazione a una sentenza riguardante una coobbligata solidale, poiché il giudicato si era formato prima della conclusione dei gradi di merito del presente giudizio.
Art. 56 del D.Lgs. n. 546 del 1992
Riproposizione in appello delle questioni ed eccezioni non accolte in primo grado.
La riproposizione dei motivi asseritamente assorbiti è stata dichiarata inammissibile per difetto di specificità, non essendo stati indicati con precisione i termini e i momenti processuali della loro precedente deduzione.
Art. 372 c.p.c.
Produzione di nuovi documenti in cassazione.
Un giudicato esterno può essere prodotto in cassazione senza incorrere nella preclusione solo se si è formato dopo l'esaurimento dei gradi di merito; tale condizione non ricorreva nel caso esaminato.
Art. 6 c.p.c., comma 1, n. 6
Requisiti di specificità degli atti processuali.
La Corte ha richiamato il principio di specificità per escludere l'esame di motivi riproposti genericamente e senza indicazione della loro precisa articolazione nei precedenti gradi di giudizio.
Massime di principio
- Ai fini delle sanzioni doganali, l'origine della merce è un elemento essenziale della dichiarazione e può rientrare nella nozione di qualità prevista dall'art. 303 T.U.L.D.
- Una difformità o falsità del certificato di origine può comportare l'applicazione della sanzione anche quando la merce sia materialmente conforme sotto il profilo della quantità e delle caratteristiche fisiche.
- L'interpretazione estensiva di una norma sanzionatoria è possibile quando rimane all'interno del significato plausibile del testo; ciò è distinto dall'interpretazione analogica, che crea una fattispecie non prevista.
- La buona fede dell'importatore, la sua diligenza o l'ignoranza dell'irregolarità commessa dal fornitore non escludono automaticamente la sanzione se il certificato di origine risulta falso o irregolare.
- Gli operatori economici devono adottare adeguate verifiche e cautele contrattuali nei confronti dei fornitori, poiché il rischio commerciale derivante da certificazioni inesatte può ricadere sull'importatore.
- In sede di rinvio, il giudice deve attenersi al principio di diritto stabilito dalla Cassazione, ma deve comunque definire gli ulteriori profili della controversia non esaminati nei precedenti gradi.
- Le eccezioni e i motivi assorbiti devono essere riproposti in modo specifico e tempestivo nei gradi successivi; una riproposizione generica può impedirne l'esame.
- Il giudicato esterno prodotto in cassazione deve rispettare le condizioni processuali previste per i nuovi documenti, inclusa la formazione successiva all'esaurimento dei gradi di merito quando si invoca tale eccezione.
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