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Sentenza

Sentenza del 18/02/2020 n. 59 - Comm. Trib. Reg. per l'Umbria

Diniego autotutela - Impugnazione - Ammissibilità- Criteri

Giurisprudenza tributaria

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

Prevale l’amministrazione

La controversia

Impugnazione del diniego, in autotutela, dell'annullamento dell'avviso di accertamento relativo a IRPEF su plusvalenza derivante dalla vendita di un immobile del 2012 (avviso notificato il 18/12/2017 - richiamata anche la notifica del 4/1/2018). Il ricorrente deduceva vizi di notifica degli atti prodromici effettuati in Germania (per effetto della diversa disciplina tedesca rispetto alla Convenzione di Strasburgo 24/11/1977), decadenza o prescrizione del potere accertativo dell'Amministrazione, e nullità delle sanzioni per mancato dolo; inoltre invocava orientamento della giurisprudenza (Cass. n.1803/19) per sostenere l'impugnabilità del diniego di autotutela.

La decisione

La Commissione Tributaria Regionale ha rigettato l'appello confermando l'inammissibilità del ricorso dichiarata in primo grado. I giudici hanno ritenuto che il sindacato sul diniego di autotutela è possibile solo per verificare profili di illegittimità del rifiuto connessi a ragioni di rilevante interesse generale dell'Amministrazione finanziaria e non per riesaminare la fondatezza dell'atto impositivo o per sollevare vizi dell'accertamento e degli atti prodromici che potevano essere impugnati nei termini. Poiché il ricorrente ha contestato vizi dell'accertamento e delle notifiche (materia del merito) e non l'illegittimità formale o sostanziale del provvedimento di diniego, il ricorso è stato dichiarato inammissibile come tentativo di eludere i termini perentori d'impugnazione; spese compensate.

Norme richiamate

  • Cassazione, sent. n. 24033/2019

    il sindacato del giudice tributario sul provvedimento di diniego dell'annullamento dell'atto tributario divenuto definitivo è consentito, ma nei limiti dell'accertamento della ricorrenza di ragioni di rilevante interesse generale dell'Amm.ne finanziaria alla rimozione dell'atto, originarie o sopravvenute, dovendo invece escludersi che possa essere accolta l'impugnazione dell'atto di diniego proposta dal contribuente il quale contesti vizi dell'atto impositivo che avrebbe potuto far valere per tutelare i propri interessi, in sede d'impugnazione dell'atto, prima che divenisse definitivo

    Limita il controllo giurisdizionale sul diniego di autotutela ai soli profili di illegittimità del rifiuto connessi a rilevanti interessi generali dell'Amministrazione; esclude il riesame del merito dell'accertamento quando il contribuente volga l'impugnazione a recuperare termini ormai scaduti.

  • Cassazione, sent. n. 1803/2019

    Centrale nella discussione tra le parti: pur essendo stata interpretata dal ricorrente come favorevole all'impugnabilità del diniego, la giurisprudenza di legittimità non autorizza un sindacato che trasformi l'impugnazione del diniego in un riesame del provvedimento impositivo ormai definitivo.

  • Corte Costituzionale, sent. n. 181/2017

    Ha affermato che l'esercizio del potere di autotutela si fonda su valutazioni ampiamente discrezionali e non è uno strumento ordinario di tutela dei diritti individuali del contribuente; questo supporta il principio di limitazione del sindacato giudiziario sul diniego.

  • Art. 53 Cost.

    Invocato dal ricorrente come parametro di tutela (principio di capacità contributiva/equità fiscale), ma non ritenuto idoneo a modificare i limiti già stabiliti sul sindacato dell'impugnazione del diniego di autotutela.

  • Convenzione di Strasburgo 24/11/1977 (servizio degli atti)

    Richiamata dal ricorrente per censurare le notifiche effettuate in Germania; la questione della legittimità delle notifiche è stata considerata come vizio dell'atto impositivo/degli atti prodromici (materia di merito) e non come vizio del provvedimento di diniego che giustifichi l'impugnazione del diniego stesso.

Massime di principio

  • L'impugnazione del diniego di autotutela è ammissibile solo per far emergere profili di illegittimità del rifiuto (es. omissione di motivazione, incompetenza, violazione di norme procedurali incidenti sul provvedimento di diniego) collegati a ragioni di rilevante interesse generale dell'Amministrazione.
  • Non è ammesso utilizzare l'impugnazione del diniego per ottenere un riesame del merito dell'atto impositivo ormai definitivo: vizi dell'accertamento o degli atti prodromici devono essere sollevati nel termine ordinario di impugnazione dell'atto originario.
  • Se il diniego non contiene un riesame sostanziale dell'atto ma si limita a respingere la richiesta senza considerare nuovi profili di interesse generale, l'appello tende ad essere dichiarato inammissibile quando il ricorrente contesti solo il merito dell'accertamento.
  • Valutare con attenzione il contenuto motivazionale del provvedimento di diniego: un diniego formalmente carente (mancanza di motivazione o omissione di valutazioni obbligatorie) può essere impugnato con maggiori chances di successo rispetto a un diniego che espone ragioni discrezionali e corrette.
  • Nel caso di notifiche estere contestate, occorre distinguere se il vizio riguarda la regolarità formale del diniego (es. omissione di accertamento sulla regolarità delle notifiche) oppure la regolarità della notifica dell'atto impositivo: nel secondo caso il rimedio è l'impugnazione del provvedimento originario nei termini, non l'impugnazione del diniego.
  • Prima di proporre impugnazione contro il diniego, valutare la tempestività e la natura delle censure: se mirano a eludere termini scaduti per l'impugnazione dell'atto impositivo, il ricorso è probabilmente inammissibile.

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