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Sentenza civile

Cassazione Civile, Sentenza n. 22536/2022 del 18/07/2022

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Controversia per la cessazione di un contratto di agenzia: l'agente (Technologies) chiedeva il pagamento di premi all'incasso per €44.000,00 e di un ulteriore importo di €17.500,00 relativo a un incarico del 12 aprile (documentazione indica 2010/2012). Il Tribunale di Lecco aveva riconosciuto €44.000,00 e rigettato i €17.500,00. In appello l'agente ha chiesto l'estensione della condanna ai €17.500,00; la preponente (Gilardoni) ha impugnato per ottenere l'eliminazione della condanna ai €44.000,00 e la restituzione di quanto pagato in esecuzione della sentenza di primo grado. La Corte d'appello ha rigettato l'appello principale (dell'agente) e in parte accolto l'appello incidentale (della preponente). In Cassazione l'agente ha proposto quattro motivi di ricorso (sulla valutazione e riferibilità dei documenti, sulla genericità della contestazione e sulla ripartizione dell'onere della prova); la Gilardoni ha resistito con controricorso contenente un ricorso incidentale che denunciava omissione di pronuncia sulla domanda di restituzione.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso principale proposto dall'agente e ha accolto il ricorso incidentale della Gilardoni. Ha ritenuto infondati i primi tre motivi (i giudici di merito legittimamente hanno valutato insufficiente la deduzione di parte circa la riferibilità della documentazione all'incarico e la contestazione della controparte non è automaticamente inefficace ai sensi dell'art.115 c.p.c.) e il quarto motivo (l'onere di provare il buon fine dell'affare/provvigione grava sull'agente). Ha invece accolto il motivo incidentale per omissione di pronuncia relativo alla domanda di restituzione di somme pagate in esecuzione della sentenza di primo grado, ha cassato la sentenza impugnata limitatamente a tale questione e ha rinviato alla Corte d'appello di Milano in diversa composizione perché decida sulla domanda di restituzione e sulle spese. Ha inoltre disposto gli adempimenti relativi al contributo unificato (art.13 d.P.R. 115/2002).

Norme richiamate

  • art. 115 c.p.c.

    Il principio della non contestazione riguarda fatti storici dedotti in domande ed eccezioni e non può essere esteso alle conclusioni ricostruttive derivate dalla valutazione di documenti; il giudice di merito valuta se la contestazione della controparte sia generica e tale valutazione è sindacabile in cassazione solo per vizio di motivazione.

  • art. 2697 c.c.

    Ripartizione dell'onere della prova: il creditore deve provare l'esistenza e l'esigibilità del credito; nel rapporto di agenzia l'agente deve provare il buon fine dell'affare (fatto costitutivo del diritto alla provvigione).

  • art. 112 c.p.c.

    Obbligo del giudice di pronunciarsi su tutte le domande edeccezioni formulate in giudizio; la mancata decisione sulla domanda di restituzione proposta in appello costituisce omissione di pronuncia e giustifica la cassazione parziale con rinvio.

  • art. 13 comma 1-quater d.P.R. n. 115/2002

    La Corte ha verificato la sussistenza dei presupposti processuali per l'eventuale richiesta di un ulteriore versamento del contributo unificato da parte della ricorrente principale.

  • art. 24 Cost.

    Richiamato in relazione al principio di vicinanza della prova: non giustifica l'esonero dell'attore dall'onere di fornire la prova positiva dei fatti costitutivi del suo diritto, salvo situazioni straordinarie concretamente valutate dai giudici.

  • Cass. n. 1419/1994 (giurisprudenza richiamata)

    Richiamo al principio per cui al giudice è inibito trarre dai documenti deduzioni necessarie non specificate nella domanda; la prova deve essere dedotta chiaramente dalle parti.

  • Cass. 15 dicembre 1997, n. 12688 (giurisprudenza richiamata)

    Conferma del principio secondo cui l'agente deve provare il buon fine dell'affare per ottenere la provvigione.

  • Cass. n. 486/2016 e altre (giurisprudenza citata)

    Esempi giurisprudenziali sul principio di vicinanza della prova e sui limiti della sua applicazione, che sono circostanze eccezionali e non generalizzabili per esonerare l'attore dall'onere probatorio.

Massime di principio

  • In materia di agenzia l'onere di provare il buon fine dell'affare e, più in generale, l'esigibilità del credito, grava sull'agente: per ottenere provvigioni l'agente deve dimostrare conclusivamente la correlazione tra la sua attività e la conclusione/il pagamento dell'affare.
  • La mera produzione di documenti non è sufficiente se la parte non esplicita in modo chiaro e puntuale la loro pertinenza rispetto alla domanda: è necessaria una deduzione processuale che colleghi i documenti all'incarico per cui si chiede il compenso.
  • La regola della non contestazione (art.115 c.p.c.) tutela fatti storici dedotti in giudizio, ma non impedisce alla controparte di contestare la deducibilità o la valenza probatoria di documenti; il giudice di merito valuta la genericità della contestazione e tale valutazione è difficilmente sindacabile in cassazione salvo vizi motivazionali.
  • La Corte deve pronunciare su tutte le domande formulate dalle parti: una pronuncia parziale che non si sia espressa su una domanda proposta nel grado costituisce omissione di pronuncia e legittima il rimedio in cassazione con rinvio.
  • La valutazione della riferibilità e del valore probatorio dei documenti è questione di merito e non è sindacabile in sede di legittimità se sorretta da congrua motivazione; i ricorsi che impugnano la 'percezione' o l'apprezzamento probatorio dei giudici di merito sono inammissibili se non evidenziano un errore oggettivo o vizio di motivazione.

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