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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 05050/2026 del 09/02/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

La ricorrente impugna l'ordinanza del Tribunale di Salerno che, in riforma del provvedimento del Gip, ha ritenuto sussistere l'attualità e la concretezza del pericolo di reiterazione dei reati tributari a suo carico e ha applicato la misura cautelare dell'obbligo di dimora nel Comune di residenza. La Finizola deduce che il Tribunale avrebbe basato la decisione su presunzioni circa la sua centralità nell'associazione (per la pluralità di operazioni e la qualificazione professionale), senza valutare adeguatamente la sua incensuratezza, l'assenza di contatti persistenti con i sodali e l'intervallo temporale (circa un anno) tra le condotte e la richiesta di misura; contesta inoltre la sproporzione della misura rispetto al rischio contestato.

La decisione

La Corte ha rigettato il ricorso ritenendolo infondato. Ha confermato che il Gip aveva già accertato la sussistenza di gravi indizi di colpevolezza; l'appello cautelare del Pm verteva quindi solo sulla sussistenza delle esigenze cautelari, che il Tribunale di Salerno ha correttamente ritenuto presenti. Il Collegio di legittimità ha condiviso la valutazione che la natura professionale e sistematica della condotta della ricorrente (avvocato), la sua posizione centrale nell'organizzazione, la frequenza dei contatti con i coindagati e il periodo di tempo intercorso (inferiore all'anno) giustificano la concretezza e l'attualità del pericolo di reiterazione, anche tenuto conto della capacità tecnica della stessa di sfruttare altre fattispecie normative. Ha ritenuto inoltre proporzionata la misura applicata (solo obbligo di dimora). Per questi motivi il ricorso è stato respinto e la ricorrente condannata al pagamento delle spese processuali ai sensi dell'art. 616 c.p.p.; la misura cautelare è divenuta pienamente efficace.

Norme richiamate

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma richiamata per la condanna alle spese processuali; la Corte ha condannato la ricorrente al pagamento delle spese sulla base dell'art. 616 c.p.p.

Massime di principio

  • In materia di misure cautelari, l'appello cautelare è parzialmente devolutivo: il giudice d'appello valuta in particolare i profili indicati nell'impugnazione e quelli strettamente connessi, potendo condividere e prendere atto delle valutazioni del Gip sui gravi indizi di colpevolezza se non contestate
  • La sola incensuratezza dell'indagato non esclude, di per sé, l'applicabilità di misure cautelari se sussistono elementi che rendono concreto e attuale il rischio di reiterazione, specialmente quando la condotta criminosa ha carattere professionale o sistematico
  • La centralità del ruolo nell'organizzazione criminale e la qualificazione tecnica del soggetto (es. professionista) sono elementi rilevanti per dedurre la probabilità di futura commissione di reati analoghi, poiché indicano la capacità di riprogrammare o adattare operazioni illecite anche a seguito dell'inefficacia di specifiche opportunità normative precedenti
  • Il decorso di tempo tra i fatti e la richiesta della misura va valutato contestualmente alla natura dell'attività illecita: un intervallo relativamente breve (anche inferiore all'anno) e l'elemento professionale possono comunque giustificare la sussistenza delle esigenze cautelari
  • La proporzionalità della misura cautelare deve essere valutata rispetto alla sua incidenza personale: misure meno afflittive (es. obbligo di dimora) possono risultare adeguate per presidiare il rischio di reiterazione quando gli altri elementi indiziari lo giustificano
  • La prova della sussistenza delle esigenze cautelari può fondarsi su indizi di tipo organizzativo e relazionale (frequenza di contatti, ruolo nella struttura), non necessariamente su prova di contatti recentissimi o di nuove condotte già in atto

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