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Sentenza civile

Cassazione Civile, Sentenza n. 16352/2020 del 30/07/2020

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

La società impugnava l'accertamento che aveva recuperato a tassazione, per l'anno 2004, maggiori ricavi (€ 3.857.025,00) corrispondenti alla differenza tra i corrispettivi risultanti da rogiti notarili stipulati nel 2004 e i ricavi dichiarati, nonché la disconoscenza di costi (complessivi € 381.108,94) ritenuti non deducibili per violazione del principio di inerenza o di competenza. La ricorrente sosteneva di avere adottato un criterio contabile coerente nel tempo (imputando parte dei corrispettivi ad anni anteriori o successivi in forza di decreti regionali e del QTE) e denunciava violazioni del divieto di doppia imposizione e di principi costituzionali. L'Amministrazione e la CTR avevano invece applicato l'art. 109 TUIR (competenza: per gli immobili i corrispettivi si considerano conseguiti alla data della stipulazione dell'atto) e disconosciuto specifiche poste di costo perché riferibili ad esercizi anteriori o non adeguatamente documentate.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha confermato la legittimità della ripresa a tassazione dei maggiori ricavi imputati al 2004 in applicazione dell'art. 109 TUIR, rilevando che le regole di imputazione temporale dei componenti di reddito sono inderogabili e non possono essere mutate da criteri contabili aziendali. Ha inoltre ritenuto legittimo il disconoscimento dei costi contestati: il compenso dell'architetto riferito a prestazione ultimata nel 2003 non è deducibile nel 2004 nonostante fattura provvisoria; il compenso degli amministratori è stato disconosciuto per difetto di prova circa la sua previsione nei verbali del 2004; le spese di stampa relative al 2003 non sono deducibili nel 2004. Sulla questione del divieto di doppia imposizione la Corte ha precisato che il contribuente può ottenere il rimborso o la compensazione per imposte versate relative ad altre annualità nei limiti della prescrizione, una volta divenuto definitivo il giudicato sulla legittimità del recupero. Il ricorso viene quindi respinto e la curatela fallimentare condannata alle spese di giudizio.

Norme richiamate

  • art. 109, d.P.R. n. 917/1986 (TUIR)

    I componenti di reddito seguono il principio di competenza; per i beni immobili i corrispettivi si considerano conseguiti alla data della stipulazione dell'atto, legittimando il recupero a tassazione relativo ai rogiti del 2004.

  • art. 163, d.P.R. n. 917/1986 (TUIR)

    "La stessa imposta non può essere applicata più volte in dipendenza dello stesso presupposto, neppure nei confronti di soggetti diversi"

    Il divieto di doppia imposizione è riconosciuto ma non impedisce la rettifica di competenza; il contribuente può tutelarsi richiedendo rimborso o compensazione per imposte eventualmente pagate in altre annualità nei limiti della prescrizione, dopo il giudicato sulla legittimità dell'accertamento.

  • art. 2423-bis cod. civ.

    Principio contabile citato dalla ricorrente (riguarda il principio di chiarezza e significatività del bilancio); la Corte sottolinea che i criteri contabili non prevalgono sulle regole fiscali di competenza temporale.

  • artt. 23 e 53 Cost.

    Richiamati dalla ricorrente (principio di capacità contributiva e uguaglianza); la Corte ha ritenuto non violati tali principi dall'applicazione delle norme fiscali sulla competenza.

  • Statuto del contribuente

    Invocato dalla ricorrente per questioni di trasparenza e correttezza; la Corte non ha ritenuto che l'applicazione dell'art. 109 TUIR leleghi violazioni degli standards dello Statuto.

  • art. 360 c.p.c. (richiamato in riferimento ai motivi di cassazione)

    La censura di violazione di legge deve essere autonoma e sufficientemente specifica; alcune doglianze della ricorrente sono state considerate generiche o inammissibili.

Massime di principio

  • Le regole fiscali di imputazione temporale (principio di competenza) sono inderogabili: il momento di realizzazione dei ricavi o di esigibilità dei costi è determinato dalla normativa fiscale e non può essere eluso da criteri contabili aziendali.
  • Per i beni immobili i corrispettivi si considerano conseguiti alla data di stipulazione dell'atto (rogito); quindi ricavi risultanti da rogiti vanno dichiarati nell'esercizio corrispondente.
  • Il divieto di doppia imposizione non impedisce la rettifica dell'anno di competenza; il rimedio per il contribuente è la richiesta di rimborso o la compensazione per imposte pagate su altre annualità, nei limiti della prescrizione, una volta definito il giudicato.
  • Le fatture provvisorie o documenti formali non prevalgono sulla prova che la prestazione sia stata eseguita in esercizi anteriori: la deducibilità segue il criterio di competenza effettiva della prestazione.
  • La prova dell'onerosità e della previsione di spese (es. compensi degli amministratori) grava sul contribuente: l'assenza di adeguata documentazione comporta il disconoscimento dei costi.
  • In sede contenziosa la Corte di legittimità valuta la corretta interpretazione e applicazione della legge fiscale; le doglianze generiche o non ancorate a specifiche norme sono spesso inammissibili.
  • Se il contribuente ritiene di essere stato doppimanente tassato per effetto di un diverso criterio temporale, deve attivare le procedure di rimborso/compensazione nei termini di legge una volta che la rettifica sia divenuta definitiva.

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