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Sentenza civile

Cassazione Civile, Sentenza n. 16355/2020 del 30/07/2020

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione di avviso di accertamento per dazi antidumping relativi alle importazioni per i periodi d'imposta 2010-2011 di prodotti originari della Cina e trasbordati in Malesia. La ricorrente contestava la legittimità dei regolamenti europei alla base dell'accertamento (in particolare il Regolamento di esecuzione (UE) n. 723/2011 e altri provvedimenti antidumping), chiedeva il rinvio pregiudiziale alla Corte di Giustizia e la disapplicazione degli atti UE invalidi; deduceva altresì vizi di motivazione nella decisione di merito.

La decisione

La Corte di cassazione ha ritenuto fondati i motivi relativi all'illegittimità dei regolamenti comunitari utilizzati per l'accertamento, richiamando la sentenza della Corte di Giustizia (C-644/17, Eurobolt BV) che ha dichiarato invalido il Regolamento di esecuzione (UE) n. 723/2011 per violazione dell'art. 15, par. 2, del Regolamento (CE) n. 1225/2009. Per effetto di tale pronuncia sopravvenuta viene meno il presupposto normativo dell'avviso di accertamento, pertanto la Corte ha cassato la sentenza della CTR e, decidendo nel merito, ha accolto il ricorso originario di AMBROVIT S.R.L.. Le spese di lite sono state integralmente compensate tra le parti.

Norme richiamate

  • Regolamento di esecuzione (UE) n. 723/2011 del Consiglio, del 18 luglio 2011

    estende il dazio antidumping definitivo istituito dal regolamento (CE) n. 91/2009 ... alle importazioni ... spedite dalla Malaysia, indipendentemente dal fatto che siano dichiarate o no originarie della Malaysia (GU 2011, L 194, pag. 6)

    La Corte di Giustizia ha dichiarato questo regolamento invalido per violazione dell'art. 15, par. 2, del Regolamento (CE) n. 1225/2009; l'invalidità comporta la perdita del presupposto normativo degli atti amministrativi basati su di esso.

  • Regolamento (CE) n. 1225/2009 del Consiglio, del 30 novembre 2009

    L'art. 15(2) detta condizioni per l'estensione di misure antidumping; la Corte di Giustizia ha ritenuto che il Regolamento 723/2011 sia stato adottato in violazione di tale disposizione.

  • Regolamento (CE) n. 91/2009

    regolamento che istituiva il dazio antidumping definitivo sulle importazioni di determinati elementi di fissaggio in ferro o acciaio originari della RPC

    Atto di base al quale il Regolamento 723/2011 intendeva estendere la misura; l'estensione invalida ne compromette l'applicazione alle importazioni dalla Malesia.

  • TFUE, articolo 267

    Consente il rinvio pregiudiziale alla Corte di Giustizia; la giurisprudenza e la sentenza Eurobolt precisano che i privati possono sollevare davanti al giudice nazionale censure di invalidità di atti dell'Unione e che il giudice nazionale può esaminarne la fondatezza.

  • TFUE, articolo 263

    Controllo di legittimità degli atti dell'Unione tramite ricorso di annullamento; le censure che verrebbero proposte in tale ricorso possono essere sollevate dal singolo dinanzi al giudice nazionale.

  • TFEU, articolo 264

    Stabilisce gli effetti della pronuncia di annullamento della Corte di Giustizia: l'atto dichiarato nullo è considerato come non esser mai stato emanato, con conseguente perdita di efficacia degli atti amministrativi basati su di esso.

  • Giurisprudenza della Corte di Giustizia (Salonia, Foto-Frost, Gaston Schul, Eurobolt C-644/17)

    citazioni: Salonia (C-126/80), Foto-Frost (C-314/85), Gaston Schul (C-461/03), Eurobolt (C-644/17)

    Principi consolidati: i giudici nazionali possono esaminare la validità degli atti dell'UE e sollevare questioni pregiudiziali; tuttavia la dichiarazione formale di invalidità spetta alla Corte di Giustizia. La sentenza Eurobolt ha però accertato l'invalidità del Regolamento 723/2011 e perciò ha risolto la questione sostanziale rilevante nel caso.

Massime di principio

  • Se un atto dell'Unione su cui si fonda un provvedimento amministrativo viene dichiarato invalido dalla Corte di Giustizia, l'atto amministrativo perde il proprio presupposto normativo e può essere annullato.
  • Il singolo può sollevare davanti al giudice nazionale censure di invalidità di un atto dell'UE; il giudice nazionale può esaminarle e, se necessario, ricorrere al rinvio pregiudiziale, salvo che la questione sia già stata risolta dalla Corte di Giustizia.
  • Quando la Corte di Giustizia ha già statuito su una questione fondamentale di validità normativa (pronuncia sopravvenuta), il giudice nazionale può decidere la controversia in conformità alla pronuncia europea senza ulteriori istruttorie.
  • I giudici nazionali non possono formalmente annullare atti dell'Unione: la dichiarazione di nullità spetta alla Corte di Giustizia; tuttavia una sentenza di quest'ultima produce effetti retroattivi che incidono sugli atti nazionali basati sull'atto invalido.
  • In contenziosi tributari e doganali che dipendono da atti UE contestati, è strategico valorizzare eventuali pronunce recenti della Corte di Giustizia: esse possono rendere superfluo il rinvio pregiudiziale e spianare la strada all'accoglimento del ricorso nazionale.
  • Sulla distribuzione delle spese processuali, se la decisione favorevole della parte si fonda su una pronuncia sopravvenuta della Corte di Giustizia, i giudici nazionali possono decidere per la compensazione integrale delle spese tra le parti.

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