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Sentenza

Sentenza del 16/01/2023 n. 1040 - Corte di Cassazione

Giurisprudenza tributaria

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

Prevale l’amministrazione

La controversia

Impugnazione per cassazione della sentenza della CTR che aveva parzialmente accolto l'appello del Comune contro la sentenza di primo grado su avvisi di accertamento TARSU per presunta infedele denuncia delle superfici imponibili di fabbricati e relative aree pertinenziali/ magazzini. La ricorrente deduceva violazioni di norme sui rifiuti (classificazione tra rifiuti speciali e assimilati, obbligo di denuncia delle superfici idonee alla produzione di rifiuti speciali, possibilità di esonero o riduzione tariffaria per avviamento al recupero o per disservizio del servizio di raccolta) e omesso esame di documenti e fatti decisivi (planimetrie, comunicazioni al Comune, MUD/FIR), nonché censurava la ricostruzione delle superfici imponibili operata dal giudice d'appello.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha confermato il principio secondo cui: (i) l'assimilazione dei rifiuti speciali a urbani spetta al Comune e deve rispettare i criteri di "qualità e quantità"; in mancanza o illegittimità della delibera comunale si applica la disciplina dei rifiuti speciali (D.Lgs. n.507/1993, art.62) che prevede esclusione/ riduzione delle superfici solo per le aree in cui si producono rifiuti speciali e tale esclusione è un'eccezione che il contribuente deve provare; (ii) l'onere di denuncia preventiva all'ente impositore delle aree non tassabili grava sul contribuente, e la mancata denuncia non può essere rimedia per le annualità rilevate in sede processuale; (iii) la riduzione tariffaria per avviamento al recupero non equivale a esenzione e va determinata a consuntivo con prova dell'effettivo avviamento; (iv) la riduzione per disservizio richiede prova specifica della mancata o gravemente difettosa erogazione del servizio. Per questi motivi i motivi di ricorso sono stati ritenuti infondati. Il rigetto comporta condanna della ricorrente al pagamento delle spese di giudizio (importi liquidati in dispositivo) e all'ulteriore contributo unificato se dovuto.

Norme richiamate

  • D.Lgs. 15 novembre 1993, n. 507

    art. 62, commi 1 e 3; art. 59; art. 70

    Disciplina TARSU: la superficie tassabile esclude le aree dove si formano di regola rifiuti speciali smaltiti a cura del produttore; l'esclusione è eccezione che richiede preventiva denuncia/documentazione da parte del contribuente; art.59 prevede riduzione per mancato o difettoso svolgimento del servizio, non esenzione automatica.

  • D.Lgs. 5 febbraio 1997, n. 22 (Decreto Ronchi)

    Introduce la tariffa (TIA), attribuisce ai Comuni la facoltà di assimilare rifiuti speciali ai rifiuti urbani "per qualità e quantità"; prevede riduzioni tariffarie proporzionali per rifiuti assimilati avviati al recupero dal produttore.

  • D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 (Codice dell'Ambiente)

    art. 238, art. 195, art. 265

    Istituisce la TIA 2 e riserva allo Stato i criteri per l'assimilazione; in assenza dei decreti attuativi resta applicabile la normativa previgente e i regolamenti comunali che rispettano i criteri di legge/CIPE.

  • D.P.R. 27 aprile 1999, n. 158

    Metodo normalizzato di determinazione della tariffa: consente riduzione proporzionale per i produttori di rifiuti assimilati che dimostrino l'avviamento al recupero mediante attestazione del soggetto che effettua il recupero.

  • Art. 360 c.p.c.

    Norma di diritto processuale della cassazione: i motivi invocati hanno riguardato violazione di norme sostanziali (n.3) e presunta omissione di esame di fatto decisivo (n.5); la Corte ha ritenuto infondati tali profili per difetto di rilevanza o per esclusiva discrezionalità del giudice di merito nella valutazione probatoria.

Massime di principio

  • La delibera comunale di assimilazione dei rifiuti speciali a urbani deve rispettare i criteri di "qualità e quantità": se manca una previsione quantitativa astratta o la delibera è illegittima, la disciplina applicabile è quella dei rifiuti speciali (TARSU) con possibile esclusione di porzioni di superficie solo se provate dal contribuente.
  • L'esclusione delle superfici tassabili per produzione di rifiuti speciali è un'eccezione che il contribuente deve richiedere e provare tramite preventiva denuncia all'ente impositore e documentazione tecnica; non è sufficiente produrre tale documentazione solo in giudizio per periodi pregressi quando la denuncia non è stata fatta.
  • La riduzione tariffaria per avviamento al recupero riguarda i rifiuti assimilati e va determinata a consuntivo mediante idonea attestazione del soggetto che effettua il recupero; non determina esenzione totale.
  • La riduzione per disservizio del servizio di raccolta richiede prova specifica, circostanziata e mirata (periodo, zona, tipologia di disservizio) a carico del contribuente che la invoca; l'esistenza del servizio istituito è condizione per l'esigibilità della tassa.
  • La quantificazione delle superfici e la valutazione delle prove tecniche e documentali resta in larga parte materia di merito del giudice di prima e secondo grado e non è sindacabile in cassazione se non per vizi di diritto o omesso esame di fatto storico decisivo chiaramente individuato.
  • In caso di contestazione è consigliabile: presentare tempestiva denuncia all'ente con planimetrie e documentazione (MUD/FIR, attestazioni recupero), richiedere formale istruttoria/ ispezione comunale, chiedere eventuali riduzioni amministrative prima di adire giudice e conservare tutta la documentazione di conferimento/recupero dei rifiuti.

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