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Cassazione Civile, Ordinanza n. 06717/2023 del 07/03/2023

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (proprietario)

La controversia

La controversia nasce da un'azione di accertamento della proprietà su un immobile di Tivoli, ritenuto occupato senza titolo. Il convenuto aveva resistito deducendo in via riconvenzionale di avere acquistato il possesso utile ad usucapionem. Il Tribunale aveva accolto la domanda di proprietà, rigettato l'usucapione e condannato l'occupante al rilascio e al risarcimento. La Corte d'appello aveva confermato, ritenendo provata la titolarità del bene in capo all'attore e, quanto all'usucapione, che la relazione con il bene fosse inizialmente una detenzione qualificata derivante da un preteso preliminare di vendita o comunque da un rapporto con il dante causa dell'attore, senza prova di interversione del possesso prima del 2008. Con il ricorso per cassazione il soccombente deduceva: 1) che non operasse la "doppia conforme" perché i giudici di merito erano giunti allo stesso esito ma sulla base di fatti diversi (locazione in primo grado, preliminare di vendita in appello); 2) violazione degli artt. 2697 e 948 c.c. e dell'art. 163 c.p.c., nonché omesso esame di fatti decisivi sulla titolarità ereditaria dell'immobile in capo all'attore; 3) violazione dell'art. 111 Cost. e dell'art. 132 c.p.c. per motivazione apparente, assumendo che la Corte d'appello avesse arbitrariamente introdotto il preliminare di vendita senza spiegare da dove lo ricavasse; 4) violazione degli artt. 1141, 1142, 2697 e 1158 c.c. e degli artt. 112 e 115 c.p.c., oltre a omesso esame di fatti decisivi, sostenendo che il giudice di merito avrebbe dovuto presumere il possesso iniziale, intermedio e attuale e non la mera detenzione qualificata. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, rilevando che le censure erano in realtà dirette a rivalutare il fatto e le prove e che la motivazione di merito era congrua; ha inoltre ribadito che, in caso di consegna anticipata del bene in forza di un preliminare di vendita, la relazione con la cosa è di regola detenzione qualificata, non possesso utile ad usucapionem, salvo prova dell'interversione del possesso.

La decisione

Il ricorso è stato dichiarato inammissibile. La Corte ha ritenuto che la sentenza d'appello avesse già esaminato la titolarità del bene e le circostanze dedotte, che le doglianze del ricorrente mirassero sostanzialmente a ottenere una nuova valutazione dei fatti e delle prove, e che non fosse configurabile né un vizio di omesso esame di un fatto decisivo né una motivazione apparente. È stata confermata la statuizione di merito che riconosceva la proprietà del bene all'attore e negava l'usucapione al convenuto. Il ricorrente è stato condannato alle spese del giudizio di legittimità e, ricorrendone i presupposti, al raddoppio del contributo unificato.

Norme richiamate

  • art. 360 c.p.c.

    Il vizio di motivazione oggi è sindacabile in cassazione solo nei limiti dell'omesso esame di un fatto storico decisivo; non sono ammesse censure volte a una mera rivalutazione del merito.

  • art. 360, comma 1, n. 5, c.p.c.

    Riformulato nel 2012, consente di denunciare solo l'omesso esame di un fatto storico principale o secondario, decisivo e discusso tra le parti; non l'omessa valutazione di singoli elementi istruttori.

  • art. 132, comma 2, n. 4, c.p.c.

    La nullità per motivazione riguarda solo le ipotesi di mancanza assoluta, motivazione apparente, perplessità o irriducibile contraddittorietà, cioè il minimo costituzionale della motivazione.

  • art. 111 Cost.

    La violazione del dovere di motivazione non è deducibile in via diretta come violazione costituzionale, ma attraverso la norma di legge applicata e nei limiti del minimo costituzionale.

  • art. 2697 c.c.

    Richiamato dai motivi del ricorso in relazione alla ripartizione dell'onere probatorio sulla proprietà e sull'usucapione, ma le doglianze sono state ritenute inammissibili perché rivolte al merito.

  • art. 948 c.c.

    Norma invocata a sostegno dell'accertamento della proprietà; la Corte ha rilevato che la titolarità del bene era stata già esaminata dal giudice di merito.

  • art. 163 c.p.c.

    Censura richiamata dal ricorrente in relazione alla dedotta omissione di fatti nella domanda/ricostruzione processuale, ma senza accoglimento.

  • art. 1141 c.c.

    La presunzione di possesso utile ad usucapionem non opera quando la relazione con il bene deriva da un atto o fatto iniziale del proprietario; è necessaria la prova dell'interversione del possesso.

  • art. 1142 c.c.

    Richiamato insieme all'art. 1141 c.c. nel tentativo di fondare la presunzione del possesso intermedio; la Corte non ha ritenuto fondata la censura.

  • art. 1158 c.c.

    L'usucapione richiede un possesso continuo, pacifico e pubblico per il tempo di legge; nel caso concreto il termine non risultava maturato.

  • art. 112 c.p.c.

    Invocato sotto il profilo dell'asserita mancata considerazione delle difese, ma senza integrare un vizio idoneo a sovvertire la decisione.

  • art. 115 c.p.c.

    Richiamato in relazione alla valutazione delle prove; la Corte ha ribadito che tale attività è riservata al giudice di merito.

  • art. 378 c.p.c.

    Norma richiamata per il deposito di memoria in prossimità della camera di consiglio.

  • art. 13, comma 1-quater, D.P.R. n. 115/2002

    Applicato per dare atto dei presupposti del raddoppio del contributo unificato, se dovuto.

  • Sez. U, n. 8053 del 7 aprile 2014

    Il vizio di omesso esame riguarda un fatto storico decisivo, non gli elementi istruttori; il ricorrente deve specificarne indicazione, fonte, discussione e decisività.

  • Sez. U, n. 24148 del 25 ottobre 2013

    In cassazione è inammissibile una richiesta di nuova valutazione del fatto e delle prove.

  • Sez. U, n. 34476 del 27 dicembre 2019

    È inammissibile il ricorso che, sotto veste di violazione di legge o omesso esame, miri a una rivalutazione dei fatti storici.

  • Sez. U, n. 25573 del 12 novembre 2020

    La violazione di norme costituzionali non può essere dedotta direttamente come motivo di ricorso ex art. 360 n. 3 c.p.c. senza passare per la norma di legge applicata.

  • Sez. 2, n. 27411 del 25 ottobre 2019

    La presunzione di possesso utile ad usucapionem non opera quando la relazione con la cosa deriva da un atto iniziale del proprietario.

  • Sez. 2, n. 5211 del 16 marzo 2016

    Nella promessa di vendita con consegna anticipata il promissario acquirente detiene il bene in via qualificata e non possiede ai fini dell'usucapione, salvo interversione.

  • Sez. 2, n. 16412 del 4 luglio 2017

    Conferma che la consegna del bene in esecuzione di un preliminare non attribuisce possesso utile ad usucapionem in assenza di interversione.

  • Sez. 1, n. 7090 del 3 marzo 2022

    Il sindacato sulla motivazione è limitato al minimo costituzionale: mancanza assoluta, motivazione apparente, perplessità o contraddittorietà irriducibile.

  • Sez. 6-3, n. 22598 del 25 settembre 2018

    Come sopra, non sono più deducibili in cassazione insufficienza o contraddittorietà della motivazione se non nei limiti del minimo costituzionale.

  • Sez. 3, n. 23940 del 12 ottobre 2017

    Conferma i limiti del sindacato di legittimità sulla motivazione e il richiamo al minimo costituzionale.

  • Sez. 1, n. 19011 del 31 luglio 2017

    La scelta della fonte di prova e la valutazione delle risultanze istruttorie sono rimesse al giudice di merito.

  • Sez. 1, n. 16056 del 2 agosto 2016

    Il giudice di merito può fondare la decisione sulle prove ritenute più persuasive, purché espliciti le ragioni del proprio convincimento.

  • Sez. 2, n. 21127 dell'8 agosto 2019

    Interpretazione e valutazione del materiale probatorio, attendibilità e concludenza delle prove sono riservate al giudice di merito.

  • Sez. 2, n. 2989 del 31 gennaio 2023

    Richiamata nel testo come ulteriore riferimento sul principio secondo cui la rivalutazione dei fatti non è consentita in cassazione.

Massime di principio

  • In cassazione il vizio di cui all'art. 360, n. 5, c.p.c. riguarda solo l'omesso esame di un fatto storico, principale o secondario, che sia stato discusso tra le parti e abbia carattere decisivo; non consente di sollecitare una nuova lettura delle prove.
  • La doglianza di motivazione apparente è accoglibile solo quando la sentenza sia priva del minimo costituzionale della motivazione, ossia manchi del tutto o sia incomprensibile, perplessa o irriducibilmente contraddittoria.
  • La violazione di norme costituzionali non può essere dedotta direttamente come motivo di ricorso per cassazione in termini di violazione di legge, dovendo emergere attraverso la norma ordinaria applicata e, se del caso, mediante questione di legittimità costituzionale.
  • In tema di usucapione, la presunzione di possesso non opera quando la relazione con il bene origina da una consegna o detenzione derivante dall'atto del proprietario; in tal caso il soggetto è detentore qualificato e deve provare l'interversione del possesso.
  • La consegna anticipata del bene in forza di un preliminare di vendita non determina di regola possesso utile ad usucapionem, ma una detenzione qualificata funzionalmente collegata al rapporto obbligatorio, salvo prova di un successivo mutamento del titolo.
  • Il giudice di merito è sovrano nella valutazione delle prove e nella scelta delle fonti ritenute più attendibili e persuasive; in cassazione non è consentito sostituire tale apprezzamento con una diversa ricostruzione dei fatti.

Come è indicizzato

MateriePossessoProveImpugnazioni
RamiDiritti realiProcesso civile
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiOnere della provaGiudicato

Testo integrale

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