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Sentenza

Sentenza n. 5946/2026 - Napoli, Sezione 3

per l'annullamento del provvedimento prot. n. 34317 del 12/10/2022, notificato in data 12/10/2022, con il quale il Responsabile del Servizio Assetto del Territorio del Comune di Sant'Anastasia revocava la concessione Rep. 1435/2013 del 4.07.2013 e successiva voltura rep. 1796 del 14/06/2017; dell'ingiunzione n. 7 del 30/08/2022, notificata al ricorrente ex art. 140 c.p.c. in data 18/10/2022, con la quale il Responsabile del Servizio Assetto del Territorio del Comune di Sant'Anastasia ingiungeva la demolizione delle opere abusive presso un'area di proprietà del Comune di Sant'Anastasia, sita alla via L. Grasso, su cui era presente un immobile a destinazione commerciale denominato “London Park”, oggetto di concessione Rep. 1435/2013 e successiva voltura rep. 1796 del 14/06/2017; nonché, in quanto lesivo, di ogni atto conseguente, presupposto o connesso;

Giustizia amministrativa202206118

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Campania - Napoli, Sez. IIISentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: ingiunzione di demolizione n. 7 del 30 agosto 2022 e provvedimento del 12 ottobre 2022 di revoca della concessione dell’area comunale

Esito

ACCOGLIMENTO PARZIALE

Favorevole al ricorrente (concessionario)

Prevale il privato

La controversia

Il ricorrente ha impugnato l’ingiunzione di demolizione relativa a opere realizzate presso un immobile commerciale su area comunale e il provvedimento che, in conseguenza degli abusi, revocava la concessione dell’area. Ha dedotto che gli atti fossero nulli o illegittimi perché notificati a lui, anziché alla società concessionaria, nonostante avesse cessato nel 2021 la carica di amministratore; ha inoltre contestato la notificazione dell’ingiunzione, la genericità e imprecisione nell’individuazione delle opere, sostenendo che si trattasse di strutture amovibili rientranti nell’edilizia libera e che fosse stato violato l’art. 6 del d.P.R. 380/2001. Ha infine dedotto la violazione dell’art. 35 del d.P.R. 380/2001, in quanto le opere insistevano su suolo comunale. Dopo aver acquisito conoscenza dell’ingiunzione, il ricorrente aveva chiesto al Comune l’autorizzazione a ripristinare lo stato dei luoghi, dichiarandosi disponibile a rimuovere le opere. Il Comune ha eccepito la sopravvenuta carenza d’interesse, poiché le opere erano state demolite nel 2023 dalla co-destinataria dell’ordine, e ha sostenuto che l’ingiunzione fosse legittimamente rivolta anche al ricorrente per la sua relazione qualificata con l’immobile e la disponibilità dell’area.

La decisione

Il ricorso è stato dichiarato in parte improcedibile e in parte respinto. L’impugnazione dell’ingiunzione di demolizione è improcedibile per sopravvenuto difetto d’interesse: le opere erano state demolite nel 2023, previa autorizzazione comunale, e il ricorrente non aveva manifestato un interesse residuo, neppure strumentale o morale, all’annullamento dell’ordine. Il TAR ha inoltre rilevato che la richiesta del ricorrente di essere autorizzato a rimuovere le opere era contraddittoria rispetto alla dedotta estraneità agli abusi e alla contestazione della propria legittimazione passiva; la notificazione era stata giustificata dalla relazione qualificata con l’immobile e dalla disponibilità dell’area derivante dalla convenzione stipulata con il Comune, non soltanto dalla carica di amministratore. Il ricorso contro la revoca della concessione è stato respinto, poiché la relazione qualificata del ricorrente con l’area e la disponibilità dell’immobile giustificavano la sua posizione rispetto all’atto e non erano state formulate ulteriori censure specifiche contro la revoca. Le spese sono state compensate per la risalenza temporale e la peculiarità della controversia.

Norme richiamate

  • art. 29 c.p.a.

    sicché, sin dalla proposizione del gravame, emergeva un profilo d’intrinseca contraddittorietà dell’esercitata azione d’annullamento ex art. 29 c.p.a. rispetto alla condotta del ricorrente, che con il presentare istanza d’autorizzazione alla rimozione dei manufatti abusivi contestati dall’ente, di fatto non negava il suo coinvolgimento nella loro realizzazione, e ciò ad onta di quanto dedotto, circa la sua estraneità ai medesimi, per non essere amministratore della predetta società.

    L’azione di annullamento è stata valutata alla luce della condotta del ricorrente: la sua richiesta di autorizzazione alla rimozione delle opere è stata ritenuta intrinsecamente contraddittoria rispetto alla contestazione del proprio coinvolgimento.

Massime di principio

  • L’interesse a ricorrere deve permanere fino alla decisione; la demolizione delle opere oggetto dell’ordine rende improcedibile l’impugnazione se il ricorrente non dimostra un interesse residuo, anche strumentale o morale, all’annullamento.
  • La legittimazione passiva rispetto a un ordine di demolizione non dipende necessariamente dalla carica formale ricoperta nella società concessionaria: può rilevare la relazione qualificata con l’immobile e la disponibilità del bene o dell’area.
  • La condotta processuale e sostanziale del ricorrente, inclusa la richiesta di autorizzazione a rimuovere le opere contestate, può essere valutata in rapporto alla coerenza della dedotta estraneità agli abusi.

Come è indicizzato

MaterieAbusi edilizi e sanzioniPatrimonio e alienazioniEstinzione, perenzione e improcedibilità
RamiEdiliziaDemanio e patrimonio pubblicoProcesso amministrativo
SottomaterieOrdinanza di demolizione
IstitutiLegittimazione e interesse a ricorrereSopravvenuta carenza di interesse

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