Cassazione Civile, Ordinanza n. 12431/2025 del 10/05/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente (contribuente)
La controversia
La controversia nasce da un controllo automatizzato ex art. 36-bis d.P.R. n. 600/1973 sulla dichiarazione dei redditi relativa al 2006, da cui emergeva un’irregolarità connessa a un errore materiale nella compilazione della dichiarazione. La società sosteneva di avere effettivamente versato quanto dovuto per quell’anno, ma di avere indicato erroneamente i dati relativi agli acconti. Dopo il diniego dell’istanza di autotutela e la notifica della cartella di pagamento, la contribuente impugnava l’atto esattivo deducendo che l’errore dichiarativo era emendabile anche in giudizio. Il giudice di merito aveva invece ritenuto tardiva la dichiarazione integrativa ex art. 2, comma 8-bis, d.P.R. n. 322/1998 e aveva rigettato l’opposizione senza esaminare il merito della pretesa. Con il ricorso per cassazione la società denunciava violazione dell’art. 2, commi 8 e 8-bis, d.P.R. n. 322/1998 e del d.P.R. n. 602/1973, sostenendo che il contribuente può sempre opporsi giudizialmente alla maggiore pretesa fiscale quando la dichiarazione sia viziata da errore materiale o di fatto incidenti sull’obbligazione tributaria, anche se il termine per la dichiarazione integrativa sia decorso.
La decisione
La Corte ha ritenuto fondato il ricorso. Ha affermato che il giudice di appello aveva errato nel ritenere preclusa la tutela del contribuente per il solo fatto della tardività della dichiarazione integrativa, poiché l’emendabilità della dichiarazione e la possibilità di contestare in giudizio la maggiore pretesa tributaria non sono escluse dal decorso del termine di cui all’art. 2, comma 8-bis, d.P.R. n. 322/1998. In applicazione dei principi già affermati dalle Sezioni Unite e dalla giurisprudenza successiva, la sentenza impugnata è stata cassata con rinvio alla Corte di giustizia tributaria di secondo grado della Lombardia, sezione staccata di Brescia, in diversa composizione, per un nuovo esame della controversia nel merito.
Norme richiamate
art. 36-bis d.P.R. n. 600 del 1973
Consente il controllo automatizzato della dichiarazione dei redditi, nel cui ambito era stata rilevata l’irregolarità che ha dato origine alla cartella.
art. 2, comma 8, d.P.R. n. 322 del 1998
È richiamato per distinguere l’emendabilità della dichiarazione a tutela dell’Erario e i relativi limiti temporali, secondo i principi delle Sezioni Unite.
art. 2, comma 8-bis, d.P.R. n. 322 del 1998
La Corte ribadisce che il termine previsto per la dichiarazione integrativa non preclude al contribuente di emendare errori incidenti sull’obbligazione tributaria né di opporsi in giudizio alla maggiore pretesa fiscale.
È richiamato dalla ricorrente a sostegno della possibilità di contestare la cartella di pagamento emessa a seguito del controllo automatizzato.
art. 43 d.P.R. n. 600 del 1973
È menzionato nella massima delle Sezioni Unite come termine per la dichiarazione integrativa quando questa sia diretta ad evitare un danno per l’Amministrazione finanziaria.
art. 360, primo comma, n. 3, cod. proc. civ.
Costituisce il parametro formale del motivo di ricorso per cassazione, dedotto per violazione di legge.
Massime di principio
- In tema di imposte sui redditi, gli errori di fatto o di diritto contenuti nella dichiarazione, se incidono sull’obbligazione tributaria in danno del contribuente, sono emendabili anche oltre il termine previsto per la dichiarazione integrativa, quando la correzione sia fatta valere per contestare la pretesa fiscale dell’Amministrazione.
- La tardività della dichiarazione integrativa ex art. 2, comma 8-bis, d.P.R. n. 322/1998 non impedisce al contribuente di opporsi in sede contenziosa alla cartella di pagamento emessa a seguito di controllo automatizzato, ove si deduca che la maggiore imposta richiesta non è dovuta.
- Il contribuente non può essere gravato da oneri più onerosi di quelli che la legge pone a suo carico; pertanto, la corretta determinazione dell’imposta prevale sulla mera preclusione formale alla rettifica dichiarativa quando la controversia abbia ad oggetto una pretesa fiscale non conforme alla realtà sostanziale.
- Quando il giudice di merito rigetti la domanda basandosi esclusivamente sulla tardività della dichiarazione integrativa, senza esaminare il merito dell’effettiva debenza del tributo, la decisione è censurabile per violazione dei principi sull’emendabilità della dichiarazione fiscale.
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