Cassazione Civile, Sentenza n. 4937/2025 del 25/02/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Controversia relativa a ballatoi/poǵgioli costruiti (alla fine degli anni '80 dall'impresa Trivellato) che si affacciano su un fondo vicino; il proprietario attore (De Martin Monego) chiede l'abbattimento delle porzioni che risultano a distanza inferiore a quella di legge/regolamento (richiamando art. 905 c.c., art. 873 c.c. e l'art. 9 del d.m. 2/4/1968 n.1444), nonché la riparazione di eventuali violazioni. I convenuti resistono invocando usucapione della servitù di veduta/distances e domande riconvenzionali (anche di passo coattivo e manleva). Il Tribunale aveva imposto opere correttive limitate (parapetto h 1,50 m) e condanne economiche; la Corte d'Appello ha invece disposto l'abbattimento delle porzioni a distanza inferiore a 1,50 m ex art. 905 c.c., ma ha ritenuto inammissibile la domanda fondata sull'art. 9 del d.m. 1444/1968 come nuova, ha escluso la violazione dell'art. 873 c.c. e ha negato l'usucapione decennale/ventennale per mancanza di titolo/idoneo decorso dei termini.
La decisione
La Corte di Cassazione ha accolto il primo e il secondo motivo del ricorso incidentale proposto da Antonio De Martin Monego (ossia ha ritenuto errata l'inammissibilità dichiarata dalla Corte d'appello della doglianza fondata sull'art. 9 del d.m. n.1444/1968 e l'omesso accertamento della normativa applicabile), ha respinto il primo motivo del ricorso principale dei ricorrenti Capelotti/Montesanto/Russo e altri motivi indicati come infondati, ha dichiarato assorbiti vari motivi collegati, ha annullato (cassa) la sentenza della Corte d'Appello nei punti riguardanti l'erronea statuizione sull'applicabilità dell'art. 9 d.m. 1444/1968 e sul computo della nozione di 'costruzione' e ha rinviato la causa alla Corte d'Appello di Venezia in diversa composizione per nuovo esame anche in ordine alle spese del giudizio di legittimità. Ha confermato invece l'orientamento della Corte d'appello riguardo all'inidoneità del titolo per l'usucapione decennale della servitù (art. 1159 c.c.).
Norme richiamate
art. 905 c.c.
Usata dalla Corte d'Appello per condannare all'abbattimento delle parti dei ballatoi poste a distanza inferiore a 1,50 m dal fondo dell'attore; la Cassazione non ha censurato l'uso dell'art.905 per l'ordine di rimozione delle parti ravvisate come intrinsecamente in contrasto con la proprietà altrui
art. 873 c.c.
Disciplina delle distanze tra costruzioni; la Corte d'Appello aveva escluso la violazione rilevando rispetto della distanza minima di 3 m tra costruzioni, mentre la Cassazione richiama la nozione unitaria di 'costruzione' prevista dal codice (qualsiasi opera non interrata, solida e immobilizzata) e precisa che i regolamenti comunali non possono derogare a tale nozione se non fissando distanze maggiori
art. 9, d.m. 2 aprile 1968 n. 1444
Norma statale sulle distanze minime tra fabbricati per zone omogenee; la Cassazione afferma che questa disciplina può avere efficacia diretta e precettiva rispetto allo strumento urbanistico comunale (PRG) e deve essere esaminata dal giudice anche d'ufficio (principio iura novit curia) quando rilevante per il calcolo delle distanze
art. 1159 c.c.
Regola l'usucapione decennale delle servitù apparenti; la Corte ha ritenuto corretta la valutazione della Corte d'Appello che ha escluso l'usucapione decennale perché mancava un titolo astrattamente idoneo (atto dell'apparente proprietario del fondo servente trasferente la servitù)
artt. 112, 113, 345, 360 c.p.c.
Richiamati nelle censure procedurali: la Corte evidenzia che il principio iura novit curia (art.113 c.p.c. e correlati) impone al giudice di individuare la normativa applicabile anche se una doglianza venga espressa con formulazione non articolata; l'omesso esame di norme rilevanti costituisce vizio rilevante
art. 1484 c.c. e art. 1490 c.c.
Richiamati dalla Corte d'appello in relazione alla domanda di manleva per evizione parziale e responsabilità per vizi dell'opera: la Corte d'Appello aveva ritenuto sussistenti profili di responsabilità del costruttore-venditore (Trivellato) per il mancato rispetto delle distanze e per l'obbligo di manleva
Norme tecniche di attuazione (NTA) e PRG comunale
La Cassazione precisa che le NTA o i regolamenti comunali non possono ridefinire la nozione civilistica di 'costruzione' ai fini dell'art.873 c.c.; lo strumento urbanistico che recepisce il d.m. 1444/1968 rende le prescrizioni di quest'ultimo immediatamente applicabili nei rapporti tra privati
Massime di principio
- Il giudice deve applicare d'ufficio la normativa pertinente (principio iura novit curia): se una questione normativa è rilevante per il giudizio, il suo esame non può essere escluso come 'nuovo' quando rientra nella stessa materia dedotta in giudizio
- La nozione di "costruzione" ai fini delle distanze legali è quella codicistica (qualsiasi opera non completamente interrata, solida e immobilizzata); regolamenti comunali non possono restringerla salvo prevedere distanze maggiori
- Le disposizioni del d.m. n.1444/1968 (art.9) hanno efficacia precettiva quando lo strumento urbanistico comunale recepisce le zone omogenee: in tali ipotesi le distanze da esso previste sono immediatamente applicabili fra privati e possono sostituire disposizioni comunali difformi
- I ballatoi, i balconi o aggetti non meramente ornamentali possono essere considerati costruzioni e dunque rilevare nel calcolo delle distanze tra immobili
- Per l'usucapione decennale di una servitù apparente (art.1159 c.c.) è necessario un titolo astrattamente idoneo che provenga dall'effettivo titolare del fondo servente; l'assenza di tale titolo impedisce l'acquisto per usucapione
- Proceduralmente, i ricorsi successivi al primo contro la stessa sentenza si convertono in ricorsi incidentali e la loro ammissibilità è soggetta al rispetto dei termini processuali (quaranta giorni complessivi secondo combinato disposto artt. 370 e 371 c.p.c.)
- In caso di violazione delle distanze, il giudice può disporre l'abbattimento delle parti eccedenti o misure alternative solo se compatibili con la tutela della proprietà e se non contrastano con limiti normativi inderogabili
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