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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 16297/2026 del 06/05/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorrente ha impugnato la conferma di condanna per furto aggravato (capo C) sostenendo: 1) errori nel computo della prescrizione (art. 129 c.p.p., artt. 157, 159, 161 c.p.), contestando l'inclusione di un periodo di 376 giorni quale sospensione illegittima; 2) motivazione contraddittoria e travisamento probatorio, con richiesta di valorizzazione dei contratti di vendita del materiale legnoso che avrebbero dimostrato l'assenza di responsabilità personale; censura sull'utilizzabilità delle dichiarazioni rese dal teste Murrone (propalazioni di un coimputato in fase di indagine); 3) errata qualificazione giuridica del fatto (dovuto qualificarsi come appropriazione indebita ex art. 646 c.p. e non come furto aggravato), per effetto del presunto possesso trasferito dal proprietario; 4) omissione di valutazione della possibile riqualificazione ai sensi dell'art. 181 d.lgs. 22/01/2004, n. 42 (opere eseguite in assenza o in difformità di autorizzazione), che avrebbe inciso sulla prescrizione.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto fondato il primo motivo: escludendo dal calcolo i 376 giorni contestati, la prescrizione del reato di furto aggravato (fatto del 20/09/2010) era maturata prima della pronuncia di appello (29/03/2024 rispetto alla sentenza del 05/11/2024). Perciò la sentenza impugnata è stata annullata senza rinvio agli effetti penali per intervenuta prescrizione. Quanto agli effetti civili, i restanti motivi sono stati ritenuti infondati: pur essendo estinto il reato penalmente, la Corte ha confermato la sussistenza di responsabilità civilistica ex art. 2043 c.c. per il danno patrimoniale subito dal proprietario (impossessamento di legname tagliato in difformità dell'autorizzazione), rigettando il ricorso agli effetti civili e lasciando impregiudicata la condanna risarcitoria disposta in sede di merito.

Norme richiamate

  • art. 129 cod. proc. pen.

    Regola gli effetti della decisione di annullamento in Cassazione e l'esame degli effetti civili; nella specie la Corte ha applicato il principio secondo cui, se emerge una causa estintiva (prescrizione), rileva l'annullamento senza rinvio agli effetti penali e al contempo l'obbligo di decidere sulle doglianze agli effetti civili

  • artt. 157 e 161 cod. pen.

    Determinano i termini di prescrizione e i relativi termini massimi/minimi; la Corte ha calcolato il termine massimo di prescrizione (12 anni e 6 mesi) e ha escluso il periodo di sospensione contestato, ritenendo così maturata la prescrizione prima della sentenza di appello

  • art. 159 cod. pen.

    Disciplina gli effetti delle cause di sospensione della prescrizione; la Corte ha valutato quali periodi di sospensione siano configurabili e ha escluso quello riferito alla necessità di corretta citazione di un coimputato come causa di sospensione

  • art. 646 cod. pen.

    Norma sull'appropriazione indebita; è stata richiamata dal ricorrente per chiedere la riqualificazione del fatto, ma la Corte ha ritenuto che, anche se penalmente la qualificazione potesse mutare, ciò non escludeva la responsabilità civilistica dell'imputato

  • art. 181 d.lgs. 22/01/2004, n. 42

    Prevede le sanzioni per opere su beni culturali o paesaggistici senza autorizzazione; il ricorrente invocava la riqualificazione della condotta sotto questa disposizione, ma la Corte ha ritenuto la richiesta inidonea a mutare la responsabilità civile ex art. 2043 c.c.

  • art. 2043 cod. civ.

    Principio generale della responsabilità extracontrattuale per fatto illecito; la Corte lo ha ritenuto fondamento della pretesa risarcitoria del proprietario anche quando il reato risultasse estinto per prescrizione

  • D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380, art. 44, comma 1, lett. c)

    Normativa urbanistica-edilizia richiamata tra i capi (capo A) relativi all'autorizzazione di taglio; richiamata nel contesto della contestazione di difformità rispetto all'autorizzazione

  • art. 734 cod. pen.

    Norma penale richiamata tra i capi (capo B); citata come parte del quadro contestato ma non determinante nella decisione di Cassazione sul punto prescrizionale

Massime di principio

  • Il computo della prescrizione richiede attenzione ai singoli periodi di sospensione: i rinvii disposti per ragioni riferibili alla citazione o alla regolarità della notifica a un coimputato possono non essere idonei a sospendere la prescrizione quando il rinvio dipenda da un motivo imputabile al necessario perfezionamento della citazione, e non a fatti impeditivi legittimanti la sospensione
  • Se in Cassazione emerge una causa estintiva del reato (es. prescrizione maturata prima della pronuncia di appello), il giudice di legittimità annulla la sentenza senza rinvio per gli effetti penali; tuttavia deve comunque esaminare i motivi agli effetti civili se è presente una parte civile
  • La prescrizione del reato non comporta automaticamente l'assenza di responsabilità civilistica: anche quando il reato è estinto penalmente, può sussistere obbligo di risarcimento ai sensi dell'art. 2043 c.c. se i fatti dannosi sono provati
  • Le propalazioni o dichiarazioni rese da coimputati in fase di indagine possono essere oggetto di censure sull'utilizzabilità, ma l'eventuale esclusione di singole dichiarazioni non annulla sistematicamente l'impianto probatorio quando sussistono altri elementi logici e fattuali che sorreggono la responsabilità
  • La richiesta di riqualificazione del fatto (es. da furto ad appropriazione indebita o come violazione di norme paesaggistiche) deve essere valutata distintamente sotto il profilo penale e civilistico: una diversa qualificazione penale può influire sui termini di prescrizione, ma non necessariamente su obblighi risarcitori civilistici

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