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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 22558/2025 del 16/06/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che ha rigettato la richiesta di dissequestro della pressa e dell'area di stoccaggio. La ricorrente deduceva violazione di legge (art. 321 c.p.p., art. 240 c.p., art. 256 d.lgs. n.152/2006) e omessa motivazione sul rapporto di pertinenza, contestando l'utilizzo di diversa base normativa dal G.i.p., la mancata considerazione delle novità processuali (in particolare la richiesta di archiviazione a suo carico), l'assenza di prova dell'asservimento del bene al reato (per rendere impossibile la confisca obbligatoria), la carenza di motivazione sul periculum e la sproporzione / eccessiva onerosità del sequestro in relazione al decorso del tempo e alla possibilità di ripetizione della condotta.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che il Tribunale di Roma avesse fornito ampia e congrua motivazione, valutando i presupposti del sequestro preventivo (fumus commissi delicti e periculum) e rigettando la rilevanza delle argomentazioni proposte dalla difesa (tra cui la richiesta di archiviazione non accolta). La Corte ha escluso la sussistenza di una mancanza assoluta o di motivazione meramente apparente e ha considerato non fondate le doglianze sulla violazione di legge e la proporzionalità. Conseguentemente la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e alla somma di Euro 3.000,00 in favore della cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 110 cod. pen.

    Richiamato come norma che configura partecipazione al reato; la Corte ritiene sufficiente la sussistenza di indizi concreti che colleghino il bene (la pressa) alla tipologia di reato contestata.

  • art. 648-bis cod. pen.

    Norma sulla ricettazione; la Corte accoglie la valutazione del Tribunale secondo cui la pressa è collegata, anche provvisoriamente, alla commissione del reato contestato, giustificando il sequestro impeditivo.

  • art. 256, comma 1, lett. a) e b) d.lgs. n. 152 del 2006

    Normativa ambientale richiamata nell'ipotesi accusatoria; il Tribunale e la Corte ritengono che la finalità e i presupposti del sequestro siano coerenti con le imputazioni ambientali prospettate.

  • art. 321 cod. proc. pen.

    Norma sulla revisione o riesame dei provvedimenti cautelari; la Corte verifica che il Tribunale di Roma abbia adempiuto al dovere motivazionale previsto per il riesame.

  • art. 240 cod. pen.

    Norma richiamata dalla ricorrente (probabilmente in relazione a responsabilità o concorso), ma la Corte non ha ritenuto che la sua evocazione comportasse violazione di legge nella motivazione del provvedimento impugnato.

  • art. 325, comma 1, cod. proc. pen.

    Richiamato dalla Corte per delimitare il sindacato di legittimità: la Cassazione può rilevare solo la violazione di legge e, in particolare, la mancanza assoluta o la motivazione meramente apparente.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma che consente l'imposizione di ammende; applicata dalla Corte per condannare la ricorrente al pagamento di Euro 3.000,00 in favore della cassa delle ammende.

  • art. 173 disp. att. cod. proc. pen.

    Richiamata per il limite della motivazione riportata nel ricorso (obbligo di esporre i mezzi nei limiti necessari alla decisione); la Corte osserva che la ricorrente non ha fornito un confronto utile alla modifica del giudizio di merito.

Massime di principio

  • In Cassazione contro ordinanze di riesame su provvedimenti reali il sindacato è ristretto: va dimostrata la mancanza assoluta di motivazione o la motivazione meramente apparente collegata a precise violazioni di norme processuali.
  • Per il sequestro preventivo è sufficiente il fumus commissi delicti: devono però sussistere elementi concreti e persuasivi, anche indiziari, che colleghino il bene al reato; il giudice di merito ha ampia discrezionalità nel valutare tali elementi e la Corte controlla la legittimità della motivazione.
  • La mera proposizione di elementi nuovi (es. richiesta di archiviazione) non è automaticamente decisiva: occorre che tali elementi siano stati formalmente accolti o che mutino in modo evidente i presupposti che giustificano il sequestro.
  • Le doglianze generiche sulla sproporzione o sull'eccessivo onere del vincolo non sono sufficienti: va indicato in che modo concreto e specifico il provvedimento risulti irragionevole o contrario ai criteri di proporzionalità.
  • Per contestare la pertinenzialità o l'asservimento del bene al reato è necessario documentare in modo puntuale l'assenza di collegamento fra cosa e fatti contestati; affermazioni meramente alternative o non supportate da fatti nuovi difficilmente ottengono accoglimento.
  • Chi propone il ricorso deve confrontarsi esplicitamente con la motivazione del giudice di merito e indicare gli errori giuridici specifici; una semplice diversa lettura dei fatti non basta in Cassazione.
  • Esiste il rischio di condanna per spese e ammende in caso di ricorsi ritenuti inammissibili o infondati; valutare la fondatezza giuridica prima di proporre impugnazioni in Cassazione.

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