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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 02434/2026 del 21/01/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

I ricorrenti impugnano il decreto che, pur avendo revocato la sorveglianza speciale personale nei confronti di Domenico Rugolino, aveva confermato parte delle misure patrimoniali e la confisca di immobili (anche relativi al figlio Samuele). Le censure principali sono: (i) violazione dell'art. 125 c.p.p. per motivazione apparente circa la pericolosità riferita al biennio 2012-2014, fondata su indizi ritenuti deboli (partecipazione a colloqui con esponenti del clan Alvaro e un colloquio di scuse) e su dichiarazioni generiche di un collaboratore riferite a epoche anteriori; (ii) anticipazione ingiustificata del perimetro temporale della pericolosità di due anni al fine di giustificare la confisca di un immobile intestato al figlio, senza adeguata verifica della provenienza lecita dei pagamenti effettuati in più tranches fino al 2017 (con mancata attenzione alla documentazione solutoria, alla rinegoziazione del debito e alla decurtazione dell'IVA); (iii) carenza di motivazione sui presupposti per la confisca e sul calcolo della sperequazione patrimoniale.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto fondati i ricorsi nella parte in cui ha rilevato carenza argomentativa della Corte di appello sulla valutazione probatoria relativa all'appartenenza e alla pericolosità di Domenico Rugolino nel periodo rilevante. Ha annullato il decreto impugnato e rimesso la causa alla Corte di appello di Reggio Calabria per una riconsiderazione complessiva della piattaforma indiziaria, ferma restando la revoca della misura personale già intervenuta. Il rinvio deve essere deciso da un diverso collegio (per incompatibilità di chi ha già partecipato alla decisione). Le altre censure sono state assorbite.

Norme richiamate

  • art. 125 cod. proc. pen.

    La censura invoca la violazione dell'art. 125 c.p.p. in relazione all'insufficiente motivazione sulla pericolosità sociale; la Corte ha rilevato carenza argomentativa nella decisione impugnata circa i presupposti per l'appartenenza e la pericolosità.

  • art. 173 disp. att. cod. proc. pen.

    Richiama i termini in cui sono stati formulati i motivi di cassazione (formalità procedurali relative ai motivi di impugnazione).

  • art. 611, comma 1, cod. proc. pen.

    La trattazione del procedimento è avvenuta nella forma scritta prevista dall'art. 611, comma 1.

  • art. 606, comma 1, cod. proc. pen.

    Limiti del giudizio di cassazione: il Collegio verifica l'esistenza degli errori denunciati e non può riconsiderare il merito in termini liberi; ciò implica che la valutazione dei contrasti di fatto tra decisioni è rimessa ai giudici di merito, salvo vizi di motivazione.

  • artt. 187 e 192 cod. proc. pen.

    La Corte segnala che la valutazione argomentativa di una sentenza di merito (anche se non irrevocabile) rientra nella cognizione del giudice di merito e non può essere sostituita dalla Cassazione salvo profili di diritto.

  • art. 623, comma 1, lett. a), cod. proc. pen.

    Per la natura del provvedimento (decreto) non è consentito il rinvio a diversa sezione; tuttavia, per incompatibilità occorre che la nuova valutazione sia svolta da collegio composto diversamente.

  • art. 4, lett. a) e art. 16 d.lgs. 6 settembre 2011, n. 159 (codice antimafia)

    Norme che disciplinano le misure patrimoniali e la confisca in relazione all'appartenenza ad associazioni di tipo mafioso: la loro applicazione richiede la corretta delimitazione del perimetro temporale e una motivazione idonea a collegare i beni all'attività criminosa.

  • artt. 20 e 24 d.lgs. n. 159 del 2011

    Richiamati nella doglianza di Samuele per contestare la carenza motivazionale riguardo alla confisca; implicano l'esigenza di motivazione adeguata sulla liceità delle risorse e sulla responsabilità patrimoniale.

Massime di principio

  • In giudizio di cassazione non è possibile acquisire e valutare liberamente documenti nuovi di merito; tali documenti possono essere considerati solo se non erano disponibili nei precedenti gradi e risultano decisivi per la decisione.
  • La Corte di Cassazione è chiamata a verificare vizi di diritto e difetti di motivazione del provvedimento impugnato; la rivalutazione della prova e del merito spetta al giudice di merito, salvo che la motivazione sia manifestamente carente o contraddittoria.
  • Quando misure patrimoniali antimafia sono fondate su acquisizioni indiziarie, il giudice deve motivare in modo specifico la connessione temporale e materiale tra la presunta illiceità delle risorse e il periodo di pericolosità; non è sufficiente un richiamo generico alla tradizione familiare o a elementi che non superano la soglia dell'indizio debole.
  • La delimitazione temporale della pericolosità ("ragionevolezza temporale") deve essere giustificata: anticipazioni arbitrarie del periodo rilevante, finalizzate a estendere la confisca a beni acquisiti in epoche successive o mediante pagamenti dilazionati, comportano annullamento e rinvio.
  • In caso di pagamenti dilazionati per l'acquisto di un bene, l'autorità deve accertare l'effettiva provenienza delle singole tranche e tenere conto di redditi leciti, rinegoziazioni e imposte (es. IVA) prima di dichiarare la sproporzione patrimoniale e disporre la confisca.
  • Se, nel corso dei procedimenti, interviene una pronuncia di assoluzione per il medesimo fatto, il giudice della prevenzione deve valutare e motivare adeguatamente l'incidenza di quella pronuncia sulla piattaforma indiziaria; l'omessa considerazione argomentata può giustificare l'annullamento del provvedimento.

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