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Sentenza civile

Cassazione Civile, Sentenza n. 10510/2024 del 18/04/2024

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

L'Agenzia delle Entrate aveva rettificato la maggior imposta di registro ritenendo sproporzionato il prezzo di acquisto (2008) rispetto al prezzo di rivendita (2013) relativo all'atto con cui Covini Ciro ha retrocesso la nuda proprietà del terreno a WG Italia s.r.l. per EURO 20.500,00. I contribuenti avevano impugnato la rettifica; la Commissione tributaria regionale, in appello, aveva annullato l'atto dell'Amministrazione, ritenendo che il valore venale dovesse desumersi dall'atto del 6 giugno 2013 tra le stesse parti e con lo stesso oggetto (valore non contestato dall'Agenzia), e non da atti più risalenti o con oggetto diverso (es. acquisto della piena proprietà). L'Agenzia ha impugnato in Cassazione lamentando vizio di motivazione e errata applicazione delle norme sul valore venale e sulla rettifica (art. 51 e 52 DPR 131/1986, art. 2607 c.c.), nonché vizi ai sensi dell'art. 360 c.p.c.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Agenzia. Ha ritenuto infondati i motivi di doglianza: la sentenza d'appello ha fornito una motivazione sufficiente spiegando perché il valore rilevante fosse quello dell'atto del 2013 tra le stesse parti; la Corte ha inoltre ritenuto corretta l'applicazione del criterio del valore venale ai sensi dell'art. 51 DPR 131/1986, avendo i giudici di merito desunto il valore da un trasferimento anteriore di rilevanza entro il periodo previsto, senza necessità di una diversa rideterminazione. La Cassazione ha inoltre precisato che le censure proposte dall'Amministrazione miravano a una diversa valutazione di merito, non consentita in questa sede. Non essendosi costituito il controricorrente, nulla sulle spese.

Norme richiamate

  • art. 36 d.lgs. n. 546 del 1992

    Invocato dall'Amministrazione per contestare la decisione di merito; la Corte non ha ritenuto provata la violazione dedotta.

  • art. 360 cod.proc.civ. n.4

    Motivazione dedotta dall'Agenzia (vizio di motivazione/illogicità): la Corte ha ritenuto che la motivazione d'appello fosse sufficiente e non contraddittoria, quindi il motivo è infondato.

  • art. 360 cod.proc.civ. n.3

    Richiamato per presunta violazione di norme sull'accertamento del valore venale; la Corte ha escluso la violazione normativa denunciata, ritenendo corretta la ricostruzione del valore operata dai giudici di merito.

  • art. 51, commi 2 e 3 e art. 52, comma 1 d.P.R. n. 131 del 1986

    ai sensi del quale per gli atti che hanno per oggetto beni immobili o diritti reali immobiliari l'ufficio del registro, ai fini dell'eventuale rettifica, controlla il valore di cui al comma 1 avendo riguardo ai trasferimenti a qualsiasi titolo e alle divisioni e perizie giudiziarie, anteriori di non oltre tre anni alla data dell'atto o a quella in cui se ne produce l'effetto traslativo o costitutivo, che abbiano avuto per oggetto gli stessi immobili o altri di analoghe caratteristiche e condizioni, ovvero al reddito netto di cui gli immobili sono suscettibili, capitalizzato al tasso mediamente applicato alla detta data e nella stessa località per gli investimenti immobiliari, nonché ad ogni altro elemento di valutazione, anche sulla base di indicazioni eventualmente fornite dai comuni.

    La Corte ha ritenuto correttamente applicato il criterio: il valore è stato desunto da un trasferimento anteriore (2013) tra le stesse parti avente lo stesso oggetto, rientrante nei parametri temporali e di comparabilità indicati dall'art. 51.

  • art. 2607 cod.civ.

    Norma richiamata dall'Amministrazione nella censura relativa al metodo di determinazione del valore; la Corte non ha ritenuto che la sua applicazione implicasse l'obbligo di una rideterminazione del valore diverso da quella operata in appello.

  • art. 13, comma 1-quater, d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115

    Richiamato in tema di prenotazione a debito del contributo unificato per la pubblica amministrazione; la Corte segnala che non si applica per l'Amministrazione resistente difesa dall'Avvocatura dello Stato.

Massime di principio

  • Quando è contestato il valore venale ai fini di rettifica dell'imposta di registro, i giudici possono desumerlo da trasferimenti anteriori entro il termine previsto dall'art. 51 DPR 131/1986 (in genere tre anni) purché si tratti di atti comparabili (stesse parti o immobili con analoghe caratteristiche).
  • La Corte di merito non è obbligata a rideterminare il valore se esiste un atto anteriore pertinente e non contestato che rappresenta il valore dichiarato; in questo caso l'Amministrazione deve provare l'errore o la non comparabilità.
  • Le censure che chiedono alla Cassazione una rivalutazione del merito (nuova valutazione dei fatti o della ponderazione delle prove) sono inammissibili: la revisione di merito è preclusa in sede di legittimità.
  • La motivazione della sentenza d'appello deve essere comprensibile e coerente: basta che raggiunga la soglia minima richiesta dalla giurisprudenza costituzionale; doglianze generiche sull'illogicità o omissione di motivazione sono inefficaci se la ricostruzione è esplicita e motivata.
  • Differenze fra nuda proprietà e piena proprietà possono influire sulla valutazione comparativa, ma non escludono automaticamente l'utilizzabilità di atti anteriore se le parti e le caratteristiche dell'operazione consentono la comparazione.

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