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Sentenza

Sentenza del 29/12/2016 n. 27324 - Corte di Cassazione

Giurisprudenza tributaria

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

Prevale l’amministrazione

La controversia

L'Agenzia delle Entrate contestava la sentenza della CTR Liguria su due profili principali: anzitutto, sosteneva che il contributo pubblico previsto dalla L. n. 488 del 1992, ritenuto indebitamente percepito, dovesse essere tassato integralmente nell'esercizio dell'incasso come sopravvenienza attiva, secondo il principio di cassa, e non secondo il principio di competenza. Inoltre contestava la detrazione IVA relativa a una consulenza fatturata da SEP s.p.a., eseguita da un soggetto che era contemporaneamente dipendente e amministratore delegato della società contribuente, sostenendo che tale circostanza costituisse un elemento presuntivo dell'inesistenza o della non inerenza della prestazione.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il primo motivo dell'Agenzia delle Entrate, ritenendo corretta la tassazione del contributo secondo il principio di competenza: la destinazione del contributo all'acquisto di beni ammortizzabili mantiene rilevanza fiscale anche se la percezione fosse stata illecita. La Corte ha invece accolto il terzo motivo relativo all'IVA, stabilendo che la CTR aveva erroneamente escluso il valore presuntivo degli elementi indicati dall'Ufficio e aveva sostanzialmente richiesto una prova diretta della fittizietà dell'operazione. La sentenza è stata quindi cassata limitatamente alla questione IVA, con rinvio alla CTR Liguria, in diversa composizione, anche per la liquidazione delle spese. Il secondo e il quarto motivo sono stati dichiarati assorbiti.

Norme richiamate

  • Legge n. 537 del 1993, art. 14, comma 4

    Nelle categorie di reddito di cui all'art. 6, comma 1, del testo unico delle imposte sui redditi [...] devono intendersi ricompresi, se in esse classificabili, i proventi derivanti da fatti, atti o attività qualificabili come illecito civile, penale o amministrativo [...] I relativi redditi sono determinati secondo le disposizioni riguardanti ciascuna categoria.

    I proventi illeciti sono imponibili, ma la loro tassazione deve avvenire secondo le regole proprie della categoria reddituale cui appartengono. L'illiceità della percezione non determina automaticamente l'applicazione del principio di cassa.

  • D.P.R. n. 917 del 1986, art. 6

    La disposizione individua le categorie di reddito; i proventi illeciti devono essere ricondotti, quando possibile, a una di tali categorie per stabilire le regole di determinazione e tassazione.

  • D.P.R. n. 917 del 1986, art. 55, comma 3, lett. b), nel testo vigente all'epoca

    La disciplina distingue i contributi rilevanti per il reddito d'impresa. Tuttavia, per i contributi destinati all'acquisto di beni ammortizzabili, rileva il collegamento funzionale con tali beni e il conseguente criterio di competenza.

  • D.P.R. n. 917 del 1986, artt. 67 e 68, nel testo richiamato dalla sentenza

    I contributi in conto impianti concorrono alla formazione del reddito in correlazione temporale e quantitativa con l'ammortamento dei beni strumentali cui si riferiscono.

  • D.P.R. n. 633 del 1972, artt. 19, 21, 51 e 54

    La detrazione IVA presuppone l'effettività, l'inerenza e la corretta documentazione dell'operazione. La regolarità formale della fattura e della registrazione non è sufficiente se l'Amministrazione fornisce presunzioni gravi, precise e concordanti sull'inesistenza o non inerenza della prestazione.

  • Codice civile, art. 2729

    Le presunzioni semplici possono fondare l'accertamento quando siano gravi, precise e concordanti; una volta forniti tali indizi dall'Amministrazione, l'onere di dimostrare l'effettività dell'operazione può ricadere sul contribuente.

  • Codice di procedura civile, art. 383, comma 1

    La Cassazione, cassata la sentenza per un errore di diritto e non potendo decidere direttamente nel merito, rinvia la causa al giudice territoriale in diversa composizione.

Massime di principio

  • Un contributo pubblico destinato all'acquisto o alla realizzazione di beni ammortizzabili segue, ai fini fiscali, il principio di competenza collegato all'ammortamento dei beni, anche se l'Amministrazione contesta l'illegittimità o l'illiceità della percezione.
  • La qualificazione fiscale di un provento illecito non dipende soltanto dalla modalità con cui è stato ottenuto: l'illiceità ne giustifica la tassazione, ma il regime temporale e le modalità di determinazione restano quelli della categoria reddituale di appartenenza.
  • In materia di IVA, fatture regolarmente emesse e contabilizzate non provano da sole l'effettiva esecuzione della prestazione né il diritto alla detrazione.
  • Quando l'Amministrazione indica elementi obiettivi e concordanti che fanno dubitare dell'effettività o dell'inerenza di una consulenza, il contribuente deve fornire una prova concreta dell'attività svolta, del suo contenuto e della sua utilità per l'impresa.
  • La coincidenza tra il prestatore materiale della consulenza e un amministratore o dipendente della società committente non dimostra automaticamente l'inesistenza della prestazione, ma può costituire un indizio che il giudice deve valutare insieme agli altri elementi del caso.
  • La sentenza di rinvio non determina definitivamente il debito IVA: il giudice territoriale dovrà rivalutare le prove applicando correttamente il criterio delle presunzioni e dell'onere della prova.

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