L.R. Sardegna 33/2018
Istituzione del reddito di libertà per le donne vittime di violenza
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeLa legge istituisce in Sardegna il reddito di libertà per donne vittime di violenza domestica in povertà, come patto con la Regione e progetto personalizzato di autonomia economica e sociale. Prevede misure collegate per lavoro, educazione, affido familiare, esenzioni fiscali e un fondo dedicato. La disciplina è sperimentale per il 2018 sul piano finanziario, poi a regime entro i limiti delle risorse annuali.
Istituzione del reddito di libertà per donne vittime di violenza in Sardegna
Reddito di libertà per le donne vittime di violenza
La legge istituisce nella Regione autonoma della Sardegna una misura di sostegno economico e sociale rivolta alle donne vittime di violenza domestica in condizione di povertà. L’obiettivo è favorire autonomia, emancipazione e fuoriuscita dalla dipendenza economica, attraverso un percorso personalizzato concordato con i servizi territoriali.
Finalità e destinatari
La disciplina mira a consentire alle donne vittime di violenza di superare soprusi, ricatti e condizioni di dipendenza economica, garantendo l’accesso ai beni essenziali e una partecipazione dignitosa alla vita sociale. La misura riguarda donne vittime di violenza, con o senza figli minori, secondo la definizione richiamata dalla normativa statale sulla Convenzione di Istanbul.
Natura e durata del reddito di libertà
Il reddito di libertà è configurato come un patto tra Regione e beneficiaria: in cambio del sostegno, la donna si impegna a seguire un progetto personalizzato finalizzato al recupero dell’autonomia personale, sociale ed economica. Il beneficio è erogato per un periodo compreso tra 12 e 36 mesi.
Accesso, certificazione e procedimento
La domanda si presenta al comune di residenza oppure, in caso di allontanamento anche volontario, al comune di nuovo domicilio. Il procedimento è gratuito per gli aventi diritto e l’amministrazione pubblica deve acquisire la documentazione necessaria o comunque farsi carico dei relativi costi.
La condizione di vittima di violenza è certificata dai servizi sociali comunali, che operano in raccordo con i centri antiviolenza e con le case di accoglienza istituiti dalla normativa regionale vigente.
Progetto personalizzato e priorità
I comuni, tramite gli ambiti PLUS e in raccordo con centri antiviolenza e altri soggetti coinvolti, predispongono per ciascuna beneficiaria un piano personalizzato di interventi. Il piano deve sostenere la donna e, se presenti, i figli, con priorità per:
- donne vittime di violenza con figli minori;
- donne vittime di violenza con figli con disabilità certificata;
- donne vittime di violenza con disabilità certificata.
Il piano può includere, anche congiuntamente:
- sussidio economico;
- accesso a politiche attive del lavoro, occupazione e formazione;
- avvio all’autoimpiego e incentivi per attività in proprio;
- aiuti per la mobilità geografica legata alla necessità di sottrarsi alla violenza;
- continuità scolastica per i figli minori e maggiorenni che debbano completare il ciclo di istruzione.
Alla progettazione partecipano anche rete scuola-università, servizi per il lavoro, organizzazioni sindacali e terzo settore.
Decadenza e condizioni particolari
Il sussidio economico non può essere usato per acquistare o consumare tabacco, alcol, sostanze stupefacenti o prodotti legati al gioco d’azzardo; la violazione comporta la decadenza dal beneficio.
Per le donne con dipendenze patologiche, l’accesso è ammesso solo se è stato intrapreso un percorso riabilitativo; in tal caso il sussidio è gestito da un familiare o da un responsabile che affianchi la beneficiaria.
Misure collegate: lavoro, emergenza, educazione e affido
La Regione può attivare intese e protocolli con ministeri competenti e associazioni datoriali per regolare i rapporti di lavoro e le assunzioni di donne vittime di violenza, prevedendo anche incentivi per le imprese che le assumono.
Sono inoltre previste misure complementari, tra cui:
- il “Pronto intervento rosa della Regione Sardegna”, finanziato con 300.000 euro annui, per la gestione delle emergenze tramite case protette e centri antiviolenza;
- progetti di educazione all’affettività e alla parità di genere nelle scuole, con possibili premialità nei programmi didattici;
- affido familiare delle donne vittime di violenza e dei figli minori, con contributo economico alle famiglie affidatarie;
- possibile esenzione dalle imposte regionali per 12 mesi per le imprese individuali intestate a donne vittime di violenza.
Fondo regionale e copertura finanziaria
È istituito il Fondo regionale per il reddito di libertà, alimentato da risorse europee, statali e regionali coerenti con le finalità della legge.
Per il 2018 la spesa è autorizzata in via sperimentale per 300.000 euro, coperta mediante utilizzo di risorse già destinate ad interventi regionali precedenti. Dal 2019 gli interventi sono finanziati nei limiti delle risorse annualmente stanziate in bilancio.
Attuazione e linee guida
Entro 60 giorni dall’entrata in vigore, la Giunta regionale adotta, previo parere della Commissione consiliare competente, le linee guida attuative che definiscono criteri di riparto, importi minimi e massimi del sussidio, criteri di accesso, selezione delle domande, coordinamento con altri servizi, modalità di attuazione delle misure educative, contributi per affido ed esenzioni, e ogni altro profilo operativo.
Le linee guida possono essere nuove o modificate con la medesima procedura.
Abrogazioni ed entrata in vigore
È abrogato l’articolo 10 della legge regionale n. 1 del 2018. La legge entra in vigore il giorno successivo alla pubblicazione nel BURAS.
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