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Sentenza

Sentenza del 09/11/2018 n. 28672 - Corte di Cassazione

Giurisprudenza tributaria

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

Prevale il privato

La controversia

API ha impugnato un avviso di rettifica IVA relativo al 1997, contestando il recupero dell'imposta su ammortamenti anticipati di impianti di raffinazione, costi di lavorazione corrisposti alla società collegata API Raffineria eccedenti quanto previsto dal contratto, quote relative a studi e progettazione di una centrale elettrica, oneri diversi di gestione, imposte indeducibili, interessi e spese per l'uso di un elicottero aziendale. La contribuente sosteneva inoltre che la Commissione Tributaria Regionale avesse violato il giudicato interno ed esterno, pronunciato ultrapetizione e motivato insufficientemente sull'inesistenza del requisito di inerenza.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato i motivi relativi al giudicato interno, all'asserita ultrapetizione e alla detraibilità dei costi contestati in generale; ha dichiarato inammissibili le censure sul giudicato esterno, sugli ammortamenti anticipati, sulle spese dell'elicottero e altri motivi. Ha invece accolto i motivi dal tredicesimo al diciassettesimo, rilevando che la CTR aveva motivato in modo apodittico la non inerenza delle quote per studi e progettazione, dell'equo margine di profitto, degli oneri diversi, degli interessi e delle imposte indeducibili, senza esaminare adeguatamente la documentazione e la perizia della contribuente. La sentenza è stata cassata con rinvio alla CTR del Lazio, in diversa composizione, anche per la liquidazione delle spese. La ripresa relativa agli ammortamenti anticipati era comunque già stata definitivamente esclusa da una sentenza di revocazione favorevole ad API.

Norme richiamate

  • Codice civile, art. 2909

    L'autorità della cosa giudicata fa stato a ogni effetto tra le parti, i loro eredi o aventi causa.

    La Corte ha escluso che si fosse formato un giudicato interno sulle questioni indicate da API e ha precisato che, in materia di IVA, il giudicato relativo ad altri periodi non può estendersi quando contrasti con l'effettività e la prevalenza del diritto dell'Unione.

  • Codice di procedura civile, artt. 112, 324 e 360, n. 5

    Il giudice deve pronunciare su tutta la domanda e non oltre i limiti di essa.

    Non è stata ravvisata ultrapetizione. Le censure sulla motivazione delle singole voci di costo sono state invece accolte perché la decisione non spiegava adeguatamente le ragioni della non inerenza.

  • D.Lgs. n. 546/1992, art. 53, comma 1

    L'appello deve essere proposto con ricorso contenente i motivi specifici dell'impugnazione.

    L'onere di specificità dell'appello può essere assolto anche mediante la riproposizione delle ragioni originarie, quando dal complesso dell'atto emerga una critica, anche implicita, alla decisione di primo grado.

  • D.P.R. n. 633/1972, art. 19, comma 1

    Il soggetto passivo ha diritto di detrarre l'imposta assolta o dovuta (...) in relazione ai beni e ai servizi importati o acquistati nell'esercizio dell'impresa.

    La detrazione IVA presuppone che il bene o servizio sia effettivamente destinato all'attività d'impresa e a operazioni soggette a IVA. L'inerenza è un requisito qualitativo, riferito al collegamento del costo con l'attività imprenditoriale.

  • D.P.R. n. 633/1972, artt. 13 e 54

    Le norme disciplinano rispettivamente la base imponibile e i poteri di rettifica IVA; nel caso concreto non è stata ritenuta fondata la contestazione della contribuente sul metodo di recupero dell'imposta.

  • Direttiva 2006/112/CE, art. 9

    Si considera soggetto passivo chiunque esercita, in modo indipendente e in qualsiasi luogo, un'attività economica, indipendentemente dallo scopo o dai risultati di detta attività.

    Il collegamento dei costi all'attività economica deve essere valutato alla luce del principio di neutralità dell'IVA e della destinazione dei beni o servizi all'attività del soggetto passivo.

  • Sesta Direttiva 77/388/CEE, art. 20, paragrafo 1, lett. a

    È stata richiamata dalla contribuente in relazione al diritto alla detrazione, ma i relativi motivi sono stati rigettati.

  • Costituzione, artt. 11 e 117

    La prevalenza del diritto dell'Unione, inclusa la disciplina IVA, giustifica la limitazione degli effetti di un giudicato nazionale incompatibile con il diritto unionale.

Massime di principio

  • In materia di IVA, l'inerenza richiede un collegamento concreto tra il costo e l'attività economica dell'impresa; non basta che il costo sia contabilizzato o fatturato.
  • La mera sproporzione o antieconomicità del prezzo non consente automaticamente di negare la detrazione IVA. Occorre che l'antieconomicità sia macroscopica e costituisca un indizio serio del carattere non reale o non inerente dell'operazione.
  • Il contribuente deve documentare l'esistenza, la natura, i fatti giustificativi e la destinazione aziendale dei costi. In assenza di prova, le indicazioni contenute in documenti ufficiali, come il giornale di bordo, possono sostenere il recupero dell'IVA.
  • Per contestare costi sostenuti nei rapporti infragruppo non è sufficiente rilevare che eccedono le condizioni contrattuali: l'Amministrazione e il giudice devono spiegare concretamente perché l'eccedenza dimostri la mancanza di inerenza.
  • Una motivazione fondata in modo apodittico sulla genericità o sull'eccedenza dei costi, senza esaminare la documentazione e le perizie prodotte dal contribuente, può determinare la cassazione della sentenza e il rinvio al giudice di merito.
  • Il giudicato relativo ad altri periodi d'imposta può avere effetti solo quando riguardi fatti permanenti o qualificazioni stabili del rapporto e non sia incompatibile con norme imperative dell'Unione europea, soprattutto in materia di IVA.
  • Nel giudizio di cassazione non è consentito chiedere una nuova valutazione dei fatti già esaminati dal giudice di merito; le censure devono indicare specifici errori di diritto o una motivazione realmente carente, illogica o incomprensibile.

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